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lunedì 22 giugno 2026

Il giovane Carlo Petrini

Livio Berardo 
Il '68, sociologia a Trento, la militanza con il Manifesto: Carlin prima di Slow Food

La Stampa, 22 giugno 2026

La maggior parte delle commemorazioni di Carlin Petrini nei giorni della morte ci ha consegnato una biografia dimezzata, fatta partire con la nascita di Slow Food nel 1986, quando il fondatore aveva già 36 anni. Dunque priva di riferimenti al suo processo formativo. Peregrina l’assegnazione a una famiglia di contadini («Non ho l’orto», dichiarava a La Stampa nel giugno del 1976 in occasione della candidatura alla Camera per la coalizione della sinistra extraparlamentare), era invece figlio di un elettrauto e di una colta economa/insegnante dell’asilo comunale (Maria Garombo). Il nonno paterno, l’omonimo Carlo, era stato ferroviere, componente della maggioranza socialista che nel 1920 aveva conquistato il municipio di Bra, sotto la guida dell’impiegato sempre delle ferrovie Giuseppe Lenti e formata soprattutto da calzolai e conciapelli. Quella Giunta non fu abbattuta dai raid di Cesare Maria De Vecchi e degli ex legionari fiumani che pure provocarono un morto e un ferito grave, né incrinata dalla scissione comunista, a cui aderì Petrini, bensì sciolta dalla prefettura giolittiana con l’accusa di aver concesso un’area demaniale a una cooperativa di muratori per l’erezione di case popolari e di essersi impegnata in altre spese «non obbligatorie». Quasi tornando alle origini, dopo lo shock petrolifero del 1973 che provocò un’impennata dell’inflazione Carlin trasformò la sede Arci in uno spaccio acquisti. Andava a comprare i generi alimentari direttamente dai produttori, aveva un’auto con cui faceva il rappresentante di commercio.

La libreria alternativa ad Alba

Intanto studiava sociologia a Trento. Sempre nell’intervista a La Stampa del ‘76 dichiarava: «Sono stati anni intensi: prima l’impegno nelle organizzazioni cattoliche, da cui uscii avendo constatato l’impossibilità di combattere a fianco degli sfruttati all’interno di strutture che sono tra le principali responsabili della loro oppressione; poi l’esperienza, decisiva, del ‘68. Da qualche mese coordino il gruppo di lavoro de La Torre, una libreria alternativa che aprirà al pubblico tra breve, ad Alba». Dunque Petrini condivideva la posizione del leader del Manifesto Lucio Magri, che, lasciata la Dc per approdare al Pci, non riusciva ad accettare la strategia del compromesso storico lanciata da Enrico Berlinguer all’indomani del golpe cileno. Carlin era diventato consigliere comunale con la lista Pdup - Manifesto (896 voti, il 5,28%) in una elezione, quella del 15 giugno 1975, in cui a Bra la Dc era crollata da 15 a 12 seggi, il Pci salito da 2 a 4 e il Pri ne aveva rosicchiato uno ai socialisti. Ma per errori formali commessi in quattro seggi, il Tribunale di Alba non convalidava i risultati. La conseguenza fu che per mesi Consiglio e Giunta non poterono deliberare investimenti e incamerare i contributi per le opere pubbliche che la neoeletta Giunta regionale di sinistra, presieduta da Aldo Viglione, distribuiva ai comuni. Quando la situazione si sbloccò, il segretario locale del Psi Francesco Brizio pretese una svolta a sinistra, con sindaco socialista e sostegno esterno comunista. La Federazione provinciale del Pci, anche per la debolezza elettorale (alle regionali il partito aveva raggiunto come il Psi il 15% dei voti contro il 49% della Dc), dava un’interpretazione riduttiva del compromesso storico. Quindi quell’appoggio non era adeguatamente condizionato. Per converso Brizio, medico di base con migliaia di mutuati, la sua forza elettorale, è un sindaco poco presente in municipio, mentre tutti i problemi dello sviluppo urbano e industriale della città, se non della speculazione edilizia, esplodono.

In Consiglio comunale

Impegni della Giunta di larghe intese sono l’istituzione del Consiglio tributario, che Petrini condivide, e quella dei comitati di quartiere: da via Gabotto chiedono un’area verde, da Bescurone le fognature. Petrini se ne fa interprete, mentre presenta esposti al Tribunale di Alba. Riceve querele. A volte a individuare le criticità arrivano prima i consiglieri comunisti, ma per un malinteso senso di lealtà verso gli assessori si limitano a segnalazioni orali, che il segretario non verbalizza. Alla fine del ‘78 il Pci esce dalla maggioranza. La Giunta è ora composta da Dc, Psi e Pri con sindaco il socialista Cesare Gramaglia. Al rinnovo del Consiglio comunale nel 1980 i comunisti mantengono i loro 4 seggi, il Pdup sfiora i 1500 voti e raddoppia la rappresentanza. Manca il terzo seggio, perché il resto è uguale a quello del Psi. Petrini continua a presentare esposti, ad esempio per il disastro dell’asilo nido: durante la ristrutturazione a tetto scoperchiato un violento temporale estivo ha rovinato pavimenti e arredi.Nella primavera del 1979 Petrini organizza «Cantè j'euv», una rassegna internazionale di canto popolare con la partecipazione di decine di gruppi e migliaia di spettatori, sostenuta dalla Regione, assessore alla cultura il docente universitario comunista Fausto Fiorini. Il successo si ripete l’anno dopo.

L’avventura di Arcigola

Nel bilancio di previsione per il 1981 compilato dalla Giunta uscente è confermato il sostegno per la terza edizione. Ma l’arretramento del Pci alle elezioni regionali del 12 maggio porta alla formazione di una Giunta di pentapartito. Presidente è sempre un socialista, tuttavia proprio dal Psi braidese partono le pressioni perché il contributo non sia rinnovato. Il 5 ottobre l’assessore Antonio Brizio in una seduta chiusa del Consiglio comunale chiede le dimissioni di Petrini, reo di aver trattenuto per un mese e mezzo un assegno di 5 milioni destinato al pagamento di una fornitura di materassi per i terremotati dell’Irpinia. La spiegazione di Petrini, cioè l’attesa del decreto governativo di abolizione dell’IVA per gli acquisti a favore delle vittime del sisma, sarà accettata dal Tribunale. Per intanto la Regione blocca l’erogazione a favore di «Cantè j'euv». A dicembre Petrini si dimette da consigliere, decade di conseguenza dal Comitato comprensoriale Alba-Bra, dove chi scrive era suo capogruppo. Sicuramente quella breve esperienza contribuì a far maturare in lui la consapevolezza della necessità di tutelare un territorio ricco e fragile come quello di Langhe e Roero. L’aiuto gli arriverà proprio dalla Langa: il barolese Bartolo Mascarello, piccolo produttore di vino, ma di alto pregio, gli darà da vendere parte delle sue bottiglie, ripetendo un gesto che mezzo secolo prima il padre aveva compiuto nei confronti di Stefano Paolino, l’ex deputato socialista privato dal fascismo non solo della segreteria del sindacato dei ceramisti, ma anche del posto di lavoro alla Richard Ginori. Bartolo trascinerà altri viticultori a sostenere Carlin e l’Arcigola. Petrini dal canto suo farà tesoro delle avversità e degli scacchi: tutti i progetti e i successi partiranno o ripartiranno dalla cooperazione, che affonda le sue radici nella solidarietà e nell’internazionalismo del movimento operaio, anche quando i campi di intervento saranno l’agricoltura, l’alimentazione, l’ambiente e la cultura.

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venerdì 22 maggio 2026

Carlo Petrini

Roberto Fiori
Addio a Carlo Petrini. Il fondatore di Slow food è morto a 76 anni
La Stampa, 22 maggio 2026

BRA (CUNEO). Addio a Carlo Petrini. Il fondatore di Slow Food e Terra Madre è deceduto nella tarda serata di ieri nella sua abitazione di Bra, all’età di 76 anni, dopo aver dedicato l’intera vita a promuovere in tutto il mondo il cibo buono, pulito e giusto. «Chi semina utopia, raccoglie realtà», amava dire Carlin, che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. «Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia» è il ricordo commosso dell’associazione.

Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore e un instancabile promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Nel gennaio 2008 fu l’unico italiano inserito dal quotidiano inglese The Guardian tra le 50 persone che «potrebbero salvare il pianeta». Nel settembre 2013 gli venne conferito dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) il premio Campione della Terra. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero, tant’è che il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022.

Grazie alla sua visione lungimirante, Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale. Tra i suoi numerosi traguardi figura la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico.

Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre nel 2004, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi; rappresenta una globalizzazione positiva e dà voce a chi rifiuta di arrendersi a un approccio industriale all’agricoltura e all’omologazione delle culture alimentari. Inoltre, insieme a monsignor Domenico Pompili, attuale vescovo di Verona, nel 2017 ha fondato le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco. Un esempio concreto di conversione in grado di innescare la transizione ecologica partendo dal basso.

Come giornalista, Carlo Petrini ha collaborato con La Stampa, La Repubblica, Il Manifesto, Millenium de Il Fatto Quotidiano e Vita Pastorale, affrontando temi quali lo sviluppo sostenibile, la cultura, la gastronomia e il rapporto tra cibo e ambiente. Tutti i proventi delle sue attività giornalistiche sono stati destinati a progetti di Slow Food e di Unisg. Le sue esperienze e riflessioni hanno trovato uno sviluppo organico nella forma del saggio. Nel 2001 Petrini ha pubblicato per Laterza "Le ragioni del gusto”. Con il giornalista Gigi Padovani ha firmato nel 2005 il libro (tradotto anche in inglese) “Slow Food Revolution”, edito da Rizzoli. Esce per Einaudi nel 2005 “Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia”, dove si tracciano le linee di sviluppo teorico del concetto di «eco-gastronomia».

Tra i progetti editoriali recenti, nel 2020 esce “Terrafutura - Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale”, un testo nato dalle loro conversazioni nel corso degli anni sui temi dell’ecologia e della difesa del pianeta. Nel 2023 viene pubblicato il libro “Il gusto di cambiare - La transizione ecologica come via per la felicità”, un dialogo con l’economista e gesuita Gaël Giraud. Nel 2025 ha pubblicato, insieme all’attore Paolo Tibaldi, “Vite di Langa e Roero”, un volume volto a sensibilizzare le giovani generazioni sulla storia e sulle trasformazioni socio-economiche che hanno permesso alle Langhe di passare dalla malora fenogliana a un territorio celebre nel mondo per la sua enogastronomia. Nell’aprile dell’anno scorso l’incontro a Ravenna con re Carlo d’Inghilterra e la regina Camilla: un’amicizia ventennale.


Massimo Mathis 
Dall'Arcigola a papa Francesco: biografia di un grande visionario. Chi era Carlin Petrini

La Stampa, 22 maggio 2026

Giornalista, gastronomo, grande visionario. Carlo Petrini, morto ieri sera all’età di 76 anni, era tutto questo e molto di più.

Nato nel 1949 a Bra, in Piemonte, è stato gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero, tant’è che il 9 dicembre 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da oltre venti delegazioni provenienti da tutto il mondo e Petrini fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 2022.

Una visione lungimirante

Grazie alla sua visione lungimirante, Carlo – per tutti Carlin – Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale. Tra i suoi numerosi traguardi figura la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico. Anche questo è stato un percorso visionario e pragmatico, culminato nel 2017 quando lo Stato italiano ha istituito la Classe di Laurea in Scienze Gastronomiche, aprendo la strada alla legittimazione accademica — e non solo — della figura del gastronomo: un professionista che studia il cibo attraverso i suoi processi culturali, storici, socio-economici e ambientali.

Dalla sua fondazione, l’Ateneo di Pollenzo ha formato circa 4000 gastronome e gastronomi provenienti da 100 Stati. Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre nel 2004, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi; rappresenta una globalizzazione positiva e dà voce a chi rifiuta di arrendersi a un approccio industriale all’agricoltura e all’omologazione delle culture alimentari. Inoltre, insieme a Mons. Domenico Pompili, attualmente Vescovo di Verona, nel 2017 ha fondato le Comunità Laudato Si’, una rete di circa 80 realtà territoriali che, raccogliendo persone di ogni fede, accomunate dall’amore per la nostra casa comune, operano in piena sintonia con il messaggio dell’omonima Enciclica di Papa Francesco. Un esempio concreto di conversione in grado di innescare la transizione ecologica partendo dal basso.

Il pensiero e l’autore

Come giornalista, Carlo Petrini ha collaborato con La Stampa, La Repubblica, Il Manifesto, Millenium de Il Fatto Quotidiano e Vita Pastorale, affrontando temi quali lo sviluppo sostenibile, la cultura, la gastronomia e il rapporto tra cibo e ambiente. Tutti i proventi delle sue attività giornalistiche sono stati destinati a progetti di Slow Food e di Unisg.

Le sue esperienze e riflessioni hanno trovato uno sviluppo organico nella forma del saggio. Nel 2001 Petrini ha pubblicato per Laterza “Le ragioni del gusto”. Con il giornalista Gigi Padovani ha firmato nel 2005 il libro (tradotto anche in inglese) “Slow Food Revolution”, edito da Rizzoli. Esce per Einaudi nel 2005 Buono, pulito e giusto. Principi di nuova gastronomia, dove si tracciano le linee di sviluppo teorico del concetto di «eco-gastronomia». Il libro è stato tradotto in inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, portoghese, giapponese e coreano. Nel 2009, “Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo”, viene pubblicato da Giunti – Slow Food Editore. Nel suo libro Cibo e libertà. Slow Food: storie di gastronomia per la liberazione (2013), Petrini ha raccontato come il cibo può diventare strumento di liberazione da fame, malnutrizione e omologazione del pensiero, attraverso le storie che lo hanno accompagnato negli anni nel mondo della gastronomia. Nel 2014 ha pubblicato “Voler bene alla terra. Dialoghi sul futuro del pianeta”, che raccoglie molte conversazioni con scienziati, scrittori, economisti e chef sulla sostenibilità. Nel giugno 2015 ha curato la guida alla lettura dell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’” per le Edizioni San Paolo. Nel 2020 esce “Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale”, un progetto editoriale di grande spessore dove Petrini ha affrontato alcuni degli aspetti più problematici dell’attualità nella forma di dialogo con il Santo Padre, con il quale lo legava un rapporto di amicizia e profonda stima. Nel 2023 viene pubblicato il libro “Il gusto di cambiare – La transizione ecologica come via per la felicità”, dove, attraverso il dialogo con l’economista e gesuita Gaël Giraud, è entrato nel merito dei cambi necessari alla nostra società per dare vita a una nuova era storica, definita per l’appunto transizione ecologica. Nel 2025 ha pubblicato, insieme all’attore Paolo Tibaldi, “Vite di Langa e Roero”, un volume volto a sensibilizzare le giovani generazioni, che vivono in questo areale del Basso Piemonte, sulla storia e sulle trasformazioni socio-economiche che hanno permesso alle Langhe di passare da la malora fenogliana a un territorio celebre nel mondo per la sua enogastronomia.

Il tema della sostenibilità

Il contributo di Petrini al dibattito sulla sostenibilità del cibo e dell’agricoltura in relazione alla gastronomia è stato riconosciuto dal mondo accademico. Nel 2003 l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli gli ha conferito una laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali e nel maggio 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in Humane Letters dalla University of New Hampshire (USA) per i suoi risultati come “precursore rivoluzionario [e] fondatore dell’Università di Scienze Gastronomiche”. Il suo lavoro è stato ulteriormente riconosciuto dall’Università di Palermo nel 2008, quando gli è stata conferita una laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie Agrarie. Nel 2014 riceve la laurea honoris causa in Legge comparata, economia e Finanza dell’International University College di Torino. Nel maggio 2023, l’Università Americana di Roma (AUR) ha conferito a Carlo Petrini un dottorato honoris causa, in considerazione del suo impatto sulla vita e sulla cultura italiana. Mentre, nel 2025, all’Università di Messina ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Scienze Umanistiche.

Il carisma di un personaggio globale

Carlo Petrini ha viaggiato in tutto il mondo partecipando a conferenze, incontrando le comunità della rete Terra Madre, tenendo lezioni in prestigiose università, ed è stato invitato a intervenire a dibattiti sulla sostenibilità alimentare e l’agricoltura presso le istituzioni dell’UE e la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura). Il contributo straordinario di Carlo Petrini nel campo dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite. Nel 2012, in qualità di Presidente di Slow Food, è intervenuto al Forum Permanente delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni a New York. Alla Conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile Rio+20 in Brasile, ha partecipato al dialogo globale su sicurezza alimentare e nutrizione. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente lo ha nominato co-vincitore del premio Champion of the Earth 2013 per la categoria “Ispirazione e Azione”. Nel 2016 è stato nominato Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa. Ha preso parte, nel 2019, al Sinodo “Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale” in Vaticano invitato da Papa Francesco.

L’impegno di Petrini e Slow Food si concretizza così nella sfera del sociale e dell’ambientalismo, mantenendo ben correlati tra loro questi due aspetti: appare ormai evidente quanto dallo stato di salute del Pianeta – quindi degli ecosistemi e del cibo – dipenda il benessere degli individui e, viceversa, come una maggiore consapevolezza dei cittadini possa modificare le scelte al momento dell’acquisto prediligendo quei prodotti che prestano grande attenzione verso i diritti dei lavoratori, la salute dei consumatori e la salvaguardia della biodiversità. A questo proposito sono pietre miliari alcuni importanti progetti realizzati da Slow Food come: gli Orti in Africa, l’Orto in Condotta, l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food.

Le sue capacità comunicative, l’originalità e la pregnanza del suo messaggio, realizzato attraverso i progetti Slow Food in tutto il mondo, hanno suscitato l’interesse di opinion leader e media internazionali. Nel 2004 è stato nominato Eroe europeo dalla rivista Time e, nel gennaio 2008, è stato l’unico italiano incluso nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il mondo, stilata dal prestigioso quotidiano britannico The Guardian.

giovedì 14 maggio 2026

La mozzarella di bufala

 











Ophélie Francq

Fresca, fritta o affumicata: la "mozzarella di bufala" in tutte le sue forme

Le Monde, 9 ottobre 2025 

Ben diversa dalla versione insipida di latte vaccino che accompagna pomodori e basilico in estate, la mozzarella di bufala sviluppa intense note lattiginose. Questo formaggio a pasta filata, la cui origine risale al VII secolo in Campania, viene prodotto da piccole aziende agricole in Italia e Francia.

Al Colonne – ristorante stellato Michelin dal 2013 al 2021, situato vicino alla Reggia di Caserta, "la Versailles italiana" – il piatto forte è una piccola pizza… senza crosta. Al suo posto: un disco di mozzarella dai bordi dorati e gonfi, condito con crema al basilico, scaglie di pane casereccio e una salsa di pomodoro così piccante da far sciogliere i bordi. Leggermente elastica, questa Margherita invertita è la creazione della chef Rosanna Marziale, esperta di comunicazione e rinomata in Italia per le sue innovative creazioni a base di mozzarella di bufala . La trasforma sia in pizze che in palline fritte ripiene di cioccolato.

Sebbene l'ottantunenne Cecilia Bellelli possa aver vagamente sentito parlare di questa attività a conduzione familiare, "la Baronessa", come è conosciuta, predilige le ricette tradizionali. Nel cuore della sua fattoria di mille bufali nell'antica città greca di Paestum, in Campania, tiene corsi di cucina napoletana ogni lunedì insieme ad altre " suore " ("nonne") . Quella mattina, il menù prevedeva , naturalmente, una Margherita , la ricetta in cui la mozzarella fece la sua prima comparsa sulla pizza nel XIX secolo a Napoli. Poi è arrivata la Parmigiana , una millefoglie di melanzane fritte condita con mozzarella sbriciolata, "precedentemente essiccata per due giorni in modo che perda l'acqua e si sciolga meglio " , spiega Cecilia Bellelli.

Poi c'è la mozzarella in carrozza , un piatto tipico della cucina povera : "Il formaggio viene posto tra due fette di pane raffermo, il tutto viene infarinato e passato nell'uovo, poi fritto in padella. È la nostra versione del French toast!". Senza dimenticare l'immancabile insalata Caprese , " originaria degli anni '50 nella vicina isola di Capri " , con pomodori, basilico e origano. E infine , la pastiera , un dolce pasquale a base di grano cotto e ricotta di bufala, ottenuta dal siero di latte rimasto dalla produzione della mozzarella.

La lezione si conclude con un buffet, dove viene servita mozzarella di bufala in trecce e bocconcini . Seguendo la tradizione locale, il formaggio è stato acquistato fresco quella stessa mattina da un caseificio : un piccolo caseificio artigianale, spesso annesso all'azienda agricola, dove il latte viene lavorato in loco subito dopo la mungitura. " Qui, la mozzarella si consuma entro 24 ore e senza olio d'oliva. Dopodiché, viene utilizzata principalmente per cucinare " , spiega Cecilia Bellelli.

La sua consistenza soda e avvolgente, di un bianco porcellana, si sposa perfettamente con il suo aroma intenso, quasi rustico, di latte. Non ha nulla a che vedere con la mozzarella fior di latte , la sua cugina di latte vaccino, che è molto più insipida. Né assomiglia alla mozzarella di bufala esportata, che risulta inzuppata d'acqua a causa della conservazione. È l'esatto opposto della mozzarella apprezzata in Francia, che tuttavia ha spodestato il Camembert nel 2021 (prima di essere nuovamente superata nel 2023) e le cui vendite sono aumentate del 10,7% negli ultimi due anni, secondo l'agenzia pubblica FranceAgriMer.

Originariamente, questo formaggio, nato in Campania nelle terre di Rosanna Marziale (provincia di Caserta) e Cecilia Bellelli (Salerno), veniva prodotto con latte di bufala. « Animali robusti provenienti dall'Asia, portati dai Longobardi nel VII secolo e inizialmente utilizzati per i lavori agricoli. Si scoprì ben presto che il loro latte, più ricco di proteine ​​e soprattutto due volte più grasso di quello vaccino, era perfetto per la produzione di formaggio. Si dice che già nel XVI secolo Lucrezia Borgia avesse una sua mandria e adorasse le piccole palle di mozzarella! », spiega Cecilia Bellelli. I suoi suoceri – baroni della regione, il cui ritratto di un antenato realizzato da Edgar Degas è esposto al Musée d'Orsay di Parigi – allevano bufale dalla fine del XVIII secolo.

Fu negli anni '60, con la mania globale per la pizza, che il fior di latte , essendo meno costoso, spodestò la mozzarella di bufala . Sebbene una bufala mangi come una mucca (molto), produce più come una capra (molto poco). Protetta da una Denominazione di Origine Protetta (DOP) dal 1996, la mozzarella di bufala gode comunque di una posizione privilegiata in Francia. Dopo gli italiani, siamo i maggiori consumatori, rappresentando quasi un terzo della produzione esportata.

Nella regione delle Landes, vicino a Dax, Adeline Delas, 30 anni, e sua sorella Delphine, 32 anni, hanno deciso di intraprendere un'avventura. Nel 2024 hanno rilevato l'azienda agricola di famiglia, scambiando le mucche da latte dei genitori con una mandria di una decina di bufali d'acqua: "Sono molto più affettuosi e curiosi ", sottolinea la sorella minore. " Avevamo visto nostro padre lavorare così duramente per così poco per troppo tempo. Quindi, visto che nessuno produceva mozzarella in zona, abbiamo pensato che sarebbe stato più redditizio".

Per apprendere la sottile arte della caseificazione, l'ex camionista è andato a trovare Edoardo Antonini, un romano residente nella regione delle Corbières, che alleva una mandria di circa trenta bufale. Dal suo arrivo nel 2014, ha visto il numero di produttori aumentare da sette a una ventina. Si tratta di una tendenza positiva, soprattutto alla luce del reportage pubblicato a maggio dall'associazione fotogiornalistica We Animals, che denunciava le condizioni in cui vengono allevate le bufale in Italia, sia in termini di benessere animale che di impatto ambientale.

Abbinato a cetriolini sottaceto

Ogni giorno, Edoardo Antonini produce a mano circa un centinaio di mozzarelle, seguendo metodi tradizionali: il latte viene riscaldato con il siero del giorno precedente, la cagliata viene mescolata con un bastone, l'impasto viene steso come l'aligot e poi le palline vengono formate senza guanti in acqua a quasi 70°C per "sentirne" la consistenza, prima di galleggiare come meduse in acqua fredda. " Non sempre funziona, per via di mille e una variabile, ma anche questo fa parte del fascino dei prodotti artigianali " , spiega il contadino con un sorriso. Le sue mozzarelle, leggermente salate, vengono poi vendute nei mercati, nei ristoranti stellati Michelin e servite al Bourdasso, l'osteria italiana che ha fondato con i genitori e i fratelli a pochi chilometri di distanza, in un ex vigneto.

Nel suo ristorante, Edoardo Antonini si lamenta della frequente confusione tra i suoi clienti e la mozzarella di bufala, la star delle ricette sui social media: " Quando i clienti tagliano la mozzarella e non cola, pensano che sia un fallimento. È un peccato, perché mentre la burrata [originaria della Puglia negli anni '50] in origine aveva un senso – riciclare la mozzarella e la panna avanzate del giorno prima avvolgendole in un sottile strato di cagliata – oggi si trovano per lo più versioni di bassa qualità vendute a prezzi stracciati. "

Per ora, in queste micro-aziende agricole, il vero enigma risiede più nel calendario delle stagioni: la mozzarella si vende principalmente d'estate , mentre le bufale producono soprattutto al di fuori del periodo caldo, tra l'autunno e la primavera, durante il periodo di lattazione. È allora che il loro latte è più abbondante e ricco. D'estate, preferiscono sguazzare in piscina per rinfrescarsi .

Mentre alcuni allevatori italiani modificano i cicli ormonali delle bufale per incrementare la produzione estiva, Edoardo Antonini preferisce regolarizzare la loro attività. A partire dall'autunno, produce formaggio tomme fresco, yogurt, budino di riso, paté di bufala, scamorza – una mozzarella essiccata, a volte affumicata – e presto anche raclette: " La nostra delizia invernale per tutta la famiglia " .

Nelle mense che sono tutt'altro che italiane, alcuni chef stanno comunque cercando di allontanarsi dall'onnipresente abbinamento pomodoro-basilico e riescono a offrire la mozzarella tutto l'anno. A Marsiglia, da Zinzin, una mensa-negozio di alimentari con un'attenzione prevalentemente vegetale, la chef Alexandra Tikhomiroff la condisce con olio all'erba cipollina in estate per accompagnare le acciughe, la abbina ai cetriolini sottaceto o la combina con le nettarine in una panzanella , un'insalata a base di crostini di pane raffermo.

« Appena la mozzarella è in menù, le nostre scorte spariscono in un solo servizio », dice divertita la proprietaria, che ne ordina circa sessanta confezioni ogni due settimane, elogiando il contenuto proteico e la freschezza del formaggio. In inverno, la scioglie semplicemente in un toast al formaggio , la mette fresca sulla zucca arrosto o la trasforma in una stracciatella fatta in casa – la parte cremosa della burrata – che aggiunge come quenelle a torte salate di stagione.

Secondo Cyril Jacquot, autore di Fr (h)ommages (Libel, 2024), il motivo per cui la mozzarella di bufala della Campania DOP è così apprezzata risiede nelle sue molteplici qualità aromatiche: “ I suoi sapori salati e aciduli stemperano l'amaro esaltandone la dolcezza. Le sue note lattiginose e burrose, a volte reminiscenti di paglia o nocciola, rimangono delicate e neutre, permettendole di abbinarsi a un'infinità di ingredienti, come melanzane, asparagi, patate dolci, carciofi o crescione. La sua ricchezza avvolge il palato e prolunga gli aromi, proprio come un Brillat-Savarin IGP. Si scioglie senza sfaldarsi, risultando ugualmente piacevole sia calda che fredda, e infine, il suo immacolato colore bianco aggiunge una dimensione visiva e psicologica al piacere. ”

Questo camaleonte culinario viene consigliato da questo venditore di formaggi anche come dessert , " con pesche, lime o fragole, come panna montata " . Si abbina altrettanto bene anche con succo di frutto della passione, tè al gelsomino, liquore al mandarino o un vino bianco secco.

La prossima scoperta imperdibile in una formaggeria? Forse la mozzarella di bufala affumicata naturalmente (anch'essa DOP), o la sorprendente mozzarella del mirto, un formaggio di latte vaccino stagionato in foglie di mirto, che gli conferiscono un sapore leggermente resinoso e pepato. Si tratta di una tecnica antichissima, originaria delle montagne italiane, che alcuni produttori della provincia di Salerno stanno cercando di far rivivere.

https://www.lemonde.fr/m-styles/article/2025/10/09/fraiche-frite-ou-fumee-la-mozzarella-di-bufala-dans-tous-ses-etats_6645428_4497319.html