lunedì 26 gennaio 2026

A un certo punto ce ne andremo

 


Trump apre all'ipotesi che l'Ice lasci Minneapolis

In un'intervista al Wsj: 'A un certo punto ce ne andremo, resterà il team anti frode'

WASHINGTON, 26 gennaio 2026, 07:43

Redazione ANSA

In una intervista telefonica al Wall Street Journal, Donald Trump sembra aprire all'ipotesi di ritirare l'Ice da Minneapolis, pur senza indicare la tempistica.

"A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale", ha detto il presidente americano. Alla domanda se gli agenti se ne sarebbero andati presto, ha elogiato quanto l'amministrazione ha già fatto in Minnesota e ha risposto: "Lasceremo lì un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria". Trump ha indicato un vasto scandalo di frode ai servizi sociali nello Stato come giustificazione per l'intensificazione dei controlli sull'immigrazione. "È la frode più grande che si sia mai vista", ha detto Trump nell'intervista, riferendosi alla frode al welfare in cui sono coinvolti immigrati somali. "In realtà pensiamo che in California sarà molto più grande", ha aggiunto.

Trump si è rifiutato di dire se l'agente federale che ha sparato mortalmente a un uomo in Minnesota questo fine settimana abbia agito in modo appropriato e ha affermato che l'amministrazione sta esaminando l'incidente. In una breve intervista telefonica con il Wall Street Journal, Trump non ha risposto direttamente quando gli è stato chiesto per due volte se l'agente che ha sparato ad Alex Pretti avesse agito correttamente. Incalzato ulteriormente, il presidente ha dichiarato: "Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo". Finora lui e i massimi esponenti dell'amministrazione hanno difeso pubblicamente l'agente.


Cosa mostrano i video dell’omicidio di Alex Jeffrey Pretti a Minneapolis

Smentiscono la versione del governo di Trump secondo cui gli agenti federali avrebbero sparato per autodifesa
Il Post, 26 gennaio 2026

I video girati a Minneapolis, in Minnesota, contraddicono la versione del governo statunitense sull’omicidio di Alex Jeffrey Pretti, ucciso sabato dalla polizia federale di frontiera durante una delle proteste contro le operazioni anti-immigrazione ordinate da Donald Trump.

È la seconda volta in meno di un mese che gli agenti federali uccidono una persona durante una manifestazione in città: il 7 gennaio un agente dell’ICE (un’altra importante agenzia anti-immigrazione) aveva sparato e ucciso una donna disarmata, Renee Nicole Good. La versione del governo era stata la stessa, cioè che l’agente avesse sparato per legittima difesa: anche in quel caso era stata smentita dai video.

I video della scena dell’omicidio di Pretti sono girati da varie angolazioni e sono stati verificati dai media statunitensi. Mostrano che non impugnava un’arma, al contrario di quanto ha detto il dipartimento per la Sicurezza interna (da cui dipendono la polizia di frontiera e l’ICE) sostenendo che gli agenti abbiano sparato per difendersi, perché l’uomo si sarebbe avvicinato a loro con una pistola e avrebbe opposto resistenza. Anche due persone che hanno assistito all’omicidio hanno detto, in una testimonianza sotto giuramento, che non era armato.

Si vede che Pretti aveva in mano un telefono con cui stava filmando: è un’operazione comune tra gli attivisti e serve a documentare gli abusi degli agenti federali durante le violente operazioni anti-immigrazione. Uno degli agenti spintona due donne e ne fa cadere una: Pretti abbraccia quella rimasta in piedi. Non si sente cosa dice alle donne, o agli agenti, per il rumore dei fischietti usati dai manifestanti. In un video girato prima dell’omicidio, si vede Pretti discutere con gli agenti, quella stessa mattina.

Mentre Pretti abbraccia la donna, l’agente lo colpisce con dello spray urticante, due volte. In una mano ha il telefono, con l’altra cerca di proteggersi dallo spray, mentre si rivolge verso la donna a terra. A quel punto Pretti viene messo a terra da un gruppo di circa 6-7 agenti, che lo colpiscono violentemente. Lo mettono in ginocchio e poi lo afferrano per le gambe e lo spingono sulla schiena per atterrarlo.

La colluttazione è caotica: si sente uno degli agenti gridare che Pretti ha una pistola, cosa che potrebbe indicare che fino a quel momento – cioè finché non era già a terra – non sapevano se ne avesse una addosso. In Minnesota (come in altri stati statunitensi) è legale portare con sé un’arma se si ha un permesso, e Pretti lo aveva.

Si vede un agente, che si avvicina con le mani vuote, tastare Pretti e poi ritrarsi con in mano una pistola (compatibile con quella di cui il dipartimento ha diffuso la foto). Come detto, in nessuno dei video Pretti punta mai una pistola contro gli agenti. È possibile che ce l’avesse addosso, nei vestiti o in una fondina.

I video girati più da vicino mostrano che l’operazione è stata compiuta prima che un altro agente spari a Pretti, a distanza ravvicinata. In quel momento Pretti sembra ormai immobilizzato dagli agenti: ha le braccia bloccate vicino alla sua testa.






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