sabato 31 gennaio 2026

La sconfitta di Sinner

Giuliano Malatesta
Finché c'è Djokovic la storia non è scritta
il manifesto, 31 gennaio 2026

MELBOURNE. Passata ‘a nuttata, e terminati i postumi della sbornia, qui a Fili d’Erba sembra opportuno tornare per un momento all’incredibile semifinale di ieri sera, che ha visto Jannik Sinner soccombere al termine di una battaglia durata oltre quattro ore contro quel demone di Novak Djokovic. L’anziano maestro che dopo cinque sconfitte consecutive torna, forse per l’ultima volta, a superare il giovane allievo. Che, è meglio ribadirlo, per evitare quella sindrome tutta italiana di fare a pezzi i propri idoli un momento dopo averli glorificati, non ha giocato affatto una modesta partita. Certo, ha le sue responsabilità, ha interpretato i punti importanti in maniera troppo conservativa, e le otto palle break mancate nel quinto set sono difficili da digerire, ma è opportuno evidenziare che le colpe di uno vanno di pari passo con i meriti dell’altro.

Facciamo un gioco: ipotizziamo che qualcuno ignaro del risultato stamane si fosse preso la briga di dare una rapida occhiata alle statistiche. Immagino non avrebbe avuto dubbi nel convincersi che il match sia andato dalla parte italiana. I dati questo lascerebbero presagire: un numero di vincenti drammaticamente superiore (72-46), un maggior numero di punti totali (152-140), 26 aces contro 11, e lo stesso numero di errori gratuiti, 42. Ma come sa chi segue il grande circo del tennis i dati sono utilissimi per descrivere gran parte della storia, non necessariamente raccontarla tutta. E qui entrano in gioco i meriti di Nole. Che ha vinto i punti più importanti, quando la palla scottava, e la maggior parte degli scambi lunghi, cosa piuttosto sorprendente, giocando sempre in maniera propositiva con l’obiettivo di andare a prendersi il punto invece di aspettare eventuali regali dall’altro lato del campo.

Un dato, invece, andrebbe approfondito. Non è una novità ma si tende a dimenticarla in fretta. Jannik Sinner incontra serie difficoltà a vincere le partite quando si trascinano al quinto set. I numeri dicono che ha un record di sei vittorie e undici sconfitte. Carlitos Alcaraz, tanto per avere un parametro di riferimento, ha quindici vittorie e una sola sconfitta. Se sia un problema solo fisico o anche legato all’emotività è difficile dirlo.

Infine una considerazione. La sorprendente vittoria di Djokovic ha avuto il merito, se così vogliamo chiamarlo, di interrompere la striscia di finali consecutive tra i due ragazzini terribili del tennis contemporaneo.

Sfide che divertono il pubblico, appassionano sponsor e televisioni, e che raccontano di una magnifica rivalità tra due persone diametralmente opposte. Dal punto di vista caratteriale, uno misurato e sobrio, nel modo di essere come nel linguaggio verbale, l’altro irruento e più luminoso, e naturalmente da quello più squisitamente stilistico.

Però un problemino forse inizia a intravedersi. Al di là della prestazione fenomenale di Djokovic il tennis in questo momento sembra sia una questione privata tra loro Sinner e Alcaraz. Con i tornei che per ovvi motivi tendono a non ostacolare questa rivalità. Ma verrà un giorno, forse non troppo lontano, in cui sentiremo bisogno di un terzo incomodo per ravvivare la scena. Come Nole ai tempi di Rafa e Roger. Ne riparleremo.

Intanto domani godiamoci la finale, consapevoli che i miracoli difficilmente si ripetono a distanza ravvicinata.

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