Gianluca Di Feo
La guerra di Putin lunga come quella di Stalin
la Repubblica, 9 gennaio 2026
Oggi è una data particolare, che può aiutare a capire alcune cose sul conflitto in Ucraina. E soprattutto può contribuire a smontare la narrativa sull’invincibilità della Russia, alimentata anche da Donald Trump. Sono trascorsi infatti 1.415 giorni dall’inizio dell’invasione ordinata da Vladimir Putin: l’identica durata della Seconda guerra mondiale per l’Urss. L’attacco tedesco è scattato il 22 giugno 1941 e si è concluso con la resa incondizionata del Terzo Reich il 7 maggio 1945. Nello stesso periodo di tempo l’Armata Rossa si è difesa combattendo fino alle porte di Mosca, poi dopo Stalingrado ha iniziato ad avanzare arrivando a espugnare Berlino e occupare l’intera Europa orientale, dalla Bulgaria alle Repubbliche Baltiche.
A che punto è la guerra in Ucraina
Oggi il Cremlino cerca di evocare quei successi con l’appello alla nuova guerra patriottica, che ha sostituito la più asettica definizione di “Operazione militare speciale”. Il confronto tra i risultati ottenuti sul campo però è impietoso. In quasi quattro anni di battaglie i russi hanno conquistato Mariupol e la costa del Mar d’Azov, le pianure in parte delle regioni di Zaporizhzhia e di Kherson mentre neppure l’obiettivo iniziale di “liberare” il Donbass è stato raggiunto. Gli ucraini, infatti, continuano a resistere ostinatamente nelle ultime roccaforti del Donetsk e nemmeno la caduta di Pokrovsk, annunciata dal presidente russo il primo dicembre, si è ancora concretizzata.
Un confronto impietoso
Il dettaglio dei numeri è esplicito. L’assalto iniziale della primavera 2022 ha fatto dilagare le brigate del Cremlino in 119 mila chilometri quadrati di Ucraina, ma il contrattacco di Kiev entro dicembre ne ha ripresi oltre 74 mila. Dopo il 2023 trascorso sulla difensiva, i russi hanno ripreso la marcia nel 2024 occupando 4.168 chilometri a cui se ne sono aggiunti altri 4.700 lo scorso anno. Il bilancio totale è di 53.868 chilometri quadrati: la superficie di Lombardia, Piemonte e Liguria. Nello stesso tempo, le truppe di Stalin hanno perso e riconquistato 1,6 milioni di chilometri quadrati dell’Urss per poi scacciare le forze tedesche da altri 1,1 milioni di chilometri quadrati dell’Est Europa.
Quanti sono morti allora e oggi
Indubbiamente questa vittoria – fondamentale per la sconfitta del nazismo – ha richiesto un tributo di sangue enorme per il popolo sovietico: si parla di 27 milioni di morti, con una stima di vittime civili che tocca i 18 milioni. Si tratta di 10 morti o – se consideriamo soltanto i militari – di circa tre caduti per ogni chilometro quadrato. Molti di meno se si include nel calcolo la ritirata fino al Don.
Oggi le stime sulle perdite russe oscillano tra 250 mila e 350 mila uomini: tra cinque e sette soldati hanno perso la vita per ogni chilometro sottratto all’Ucraina. Una statistica che rende chiara la brutalità dei combattimenti in corso, con un livello di letalità che secondo gli osservatori è cresciuto negli ultimi mesi.(reuters)
Le difficoltà di Putin
Questi dati non possono avere valore statistico, perché la natura dei conflitti è troppo diversa: l’ecatombe della guerra totale che ha dilaniato il Continente tra il 1939 e il 1945 fortunatamente non si sta ripetendo, anche se la quantità di città e villaggi rasi al suolo nel Donbass continua ad aumentare. Il parallelismo tra i 1.415 giorni di orrore mette in luce però le difficoltà che il Cremlino incontra sul terreno, nonostante abbia invaso una nazione di gran lunga meno grande, meno popolosa e meno ricca. E non sono gli aiuti bellici occidentali ad avere fermato l’avanzata trionfale di Mosca – quelli americani si sono interrotti nello scorso giugno – quanto la determinazione e l’organizzazione dimostrata dagli ucraini.
Nell’introdurre il paragone tra le due guerre, bisogna però tenere presente un fattore chiave: la Russia non ha schierato tutte le sue risorse umane ed economiche. Putin non ha introdotto la mobilitazione: al fronte vanno solamente volontari e quasi 30 mila ogni mese mese si arruolano attratti da paghe altissime e pacchetti di benefici. Le esportazioni di materie prime hanno alimentato un’industria bellica che acquista potenza di settimana in settimana, senza tagliare la spesa pubblica in altri settori o alzare le tasse. Questo ha permesso al Cremlino di mantenere sostanzialmente intatto il consenso interno. Finora. Perché il nuovo anno si annuncia problematico. Il calo del prezzo del petrolio e le iniziative statunitensi per ostacolare il contrabbando di greggio, il boom del debito statale e il costo dell’armata stanno pesando, tanto da avere dovuto imporre per la prima volta nuove gabelle.
Le sofferenze e la difficoltà dell’Ucraina sono sotto gli occhi di tutti: i bombardamenti della rete elettrica hanno reso l’inverno un incubo e le perdite – la Bbc ritiene che i militari uccisi siano 140 mila – stanno spazzando via una generazione. Dopo 1.415 giorni, questa carneficina ha bisogno di essere fermata ma nessuno riesce a trovare la formula per una “pace giusta”.


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