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| Vladimir Padrino López |
Marco Iasevoli / Pierferdinando Casini
Avvenire, 6 gennaio 2026
Iacopo Luzi
Chi ha tradito Maduro? Le ipotesi sulla talpa che ha collaborato con la Cia e quei sospetti su Rodriguez
La Stampa, 6 gennaio 2026
WASHINGTON. «Sapevamo cosa mangiava, cosa faceva, come si spostava, dove si trovava e persino che animali da compagnia avesse», ha detto il generale americano Dan «Raizin» Caine.
In particolare, per conoscere in quale luogo esatto Nicolas Maduro dormisse la notte del 3 di gennaio, sarebbe stato vitale il lavoro sotto copertura della CIA a Caracas e le informazioni ricevute da un collaboratore di alto livello molto vicino all'ex presidente venezuelano.
Un «inside job» che, secondo il presidente Trump, avrebbe impedito a Maduro di raggiungere con successo una stanza blindata rinforzata durante l'attacco.
Ora la domanda che a Caracas si chiedono tutti è: chi della sua cerchia ristretta – come rivelato in maniera atipica proprio dalla Casa Bianca – ha tradito Maduro?
Lo stesso Nicolasito, il figlio di Maduro noto come "Il Principe", ha confermato pubblicamente questo lunedì che «la storia dirà chi erano i traditori», suggerendo che diverse figure all'interno della cerchia ristretta del padre abbiano «cambiato schieramento» per facilitarne la cattura.
Secondo il giornalista venezuelano José Pernalete, il nome più ovvio è proprio quello di Delcy Rodríguez, la nuova presidente ad interim. Fonti vicine alla Casa Bianca dicono che Trump vorrebbe lasciarla in carica.
«Pubblicamente attacca l’amministrazione Trump. Ma lo stesso presidente e i suoi funzionari dicono che stanno parlando con lei», spiega Pernalete a La Stampa.
E Washington vorrebbe lei, piuttosto che la leader dell’opposizione Maria Corina Machado e il suo partito.
«Lei è essenzialmente disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande», aveva rivelato senza tanti indugi Trump alla conferenza stampa del sabato.
Tutto questo, nonostante il candidato presidenziale Edmundo González e il partito della Machado Vente Venezuela», a detta di vari enti internazionali, abbiano vinto le elezioni presidenziali del 2024. Un risultato che Maduro non ha mai riconosciuto.
Secondo il Washington Post, una ragione dietro questa preferenza è che a Trump non sarebbe andato giù il fatto che Machado abbia vinto il premio Nobel per la Pace, anziché lui. Un errore gravissimo.
«Se lo avesse rifiutato e avesse detto «Non lo posso accettare perché appartiene a Donald Trump», oggi sarebbe la presidente del Venezuela», ha rivelato la fonte della Casa Bianca al Wapo.
Pubblicamente, Trump ha affermato che Machado non goda del sostegno necessario nel paese per succedere a Maduro, con grande disappunto dei suoi sostenitori.
Secondo alcune indiscrezioni, il suo team non sarebbe riuscito a convincere Washington di avere la capacità di prendere il controllo dell'apparato statale, principalmente perché non avrebbe il sostegno delle forze armate venezuelane.
Pure l'ex vicepresidente colombiano Francisco Santos ha accusato Rodríguez di aver tradito Maduro e spiega che la sua cattura sia stata il frutto di un accordo interno con Washington. «Non lo hanno rimosso dall'incarico, lo hanno consegnato alle autorità».
«Ovviamente, devono preparare il terreno. Il presidente Trump afferma che sarà Delcy a guidare la transizione, quindi sarà Delcy a guidare la transizione», aggiunge Santos.
A dar forza a questa ipotesi è il ben informato Miami Herald: lo scorso ottobre Rodríguez e suo fratello Jorge si sarebbero segretamente riuniti a Doha, in Qatar, con degli intermediari statunitensi per discutere del futuro del Venezuela. E della rimozione di Maduro.
Rodríguez avrebbe «rapporti significativi» con membri della famiglia reale del Qatar e manterrebbe parte del suo patrimonio nel paese, il che spiega come Doha sia stata la scelta naturale per fungere da luogo neutrale tra lei e gli USA.
Un membro di alto rango della famiglia reale del Qatar avrebbe fatto da ponte fra le parti all’incontro, mentre Rodríguez si sarebbe rivolta a Washington per presentarsi come un'alternativa "più accettabile" al regime dell'ex autista di autobus.
Come rivela sempre il Miami Herald, Rodríguez avrebbe proposto un "madurismo senza Maduro", una sorta di "regime in versione light", che avrebbe favorito una transizione di potere più semplice e delle nuove elezioni presidenziali in futuro.
L'ascesa al potere di Rodríguez, spiega il giornale di Miami, era una delle due opzioni presentate agli Stati Uniti dai mediatori del Qatar; l'altra era Miguel Rodríguez Torres, un generale in pensione attualmente in esilio.
Chi fa parte della cerchia ristretta citata dalla Casa Bianca è anche Diosdado Cabello, che ricopre la carica di ministro dell'Interno e della giustizia. È ampiamente considerato potente quanto Maduro.
Un altro membro di questo ristretto gruppo è Vladimir Padrino López, da tempo a capo delle Forze Armate del Paese, che detiene un potere enorme. Sia Cabello che Padrino López hanno prontamente condannato le azioni degli Stati Uniti, ma le loro reazioni finora sono apparse poco convincenti.
Cabello si presenta ora come l'indiscusso erede del movimento chavista, con López e le forze armate del paese apparentemente in perfetta sintonia, eppure i soldati venezuelani non hanno opposto alcuna resistenza all'operazione “Risoluzione Assoluta” del sabato.
Vari analisti hanno sostenuto in passato che se fosse venuta meno la lealtà delle principali fazioni militari – a lungo considerate la spina dorsale del potere di Maduro – questo avrebbe giocato un ruolo decisivo nel garantire il successo dell'operazione americana.
Tuttavia, secondo l’ex vicepresidente Santos, fra i tre, Rodríguez rappresenterebbe quella che lui definisce «l'opzione meno peggiore» per gli Stati Uniti. Santos crede che i funzionari americani vogliano evitare un ripetersi della situazione verificatasi in Iraq dopo il 2003 e Rodríguez sarebbe in una posizione più debole rispetto a Cabello e López.
Secondo gli analisti, con una taglia di 50 milioni di dollari sulla sua testa, una notevole impopolarità interna e le elezioni del 2024 contestate e ampiamente considerate dalla comunità internazionale come truccate, il destino di Nicolás Maduro era segnato da tempo.

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