venerdì 2 gennaio 2026

L' anno dell'amaro risveglio

Kaja Kallas, alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell'Unione europea


Claudio Cerasa
“Meloni potrebbe diventare la leader europea di una nuova fase dell'unificazione". Il 2026 secondo Mario Monti, tra sfide aperte e qualche minaccia
Il Foglio, 2 gennaio 2026

Chiediamo a Monti se l’Europa è oggi più debole o più forte rispetto all’era pre Trump e gli chiediamo anche se la pressione americana abbia indebolito l’Unione o, paradossalmente, le abbia offerto nuove ragioni per crescere e difendere sé stessa. “La pressione americana ha stordito l’Europa. Un cosa è sentirsi chiedere di contribuire molto di più alla difesa; è nostra colpa grave non esserci preparati per tempo a questa richiesta di Trump, giustificata e prevista. Ma quel che ha annichilito l’europa è stato il resto, non prevedibile tra alleati e neppure tra paesi in normali relazioni: l’ostilità dichiarata verso la Ue, con forme di bullismo denigratorio; il maggiore rispetto e cordialità accordati alle autocrazie che alle democrazie liberali, connotato che fino a un anno fa gli Stati Uniti e l’europa condividevano; l’appello ai paesi e alle forze politiche europee vicini al movimento Maga affinché si battano contro l’integrazione europea”. Ma...?
“Allo stordimento iniziale, nella maggior parte dei leader europei sta subentrando l’indignazione. E’ un’indignazione ancora velata, perché si teme che una postura meno deferente potrebbe portare Trump a ritirare l’ombrello di sicurezza che tuttora protegge l’Ucraina e l’Europa. Ma gli scambi forse si faranno più franchi, e più duri, se negli europei si farà strada un dubbio non infondato: se il presidente Trump, il vicepresidente Vance e il segretario di stato Rubio pensano degli europei e della Ue quello che apertamente dicono, quanto è credibile, già oggi e ancor più in futuro, che gli Stati Uniti si ritengano impegnati dall’articolo 5 del Trattato della Nato a intervenire a difesa di paesi europei sottoposti a eventuali attacchi armati? Attacchi magari provenienti da potenze autocratiche che ancora di recente Washington considerava potenziali nemici, ma con le quali sembrano ora emergere maggiori affinità”. In questo senso, per Monti, “il 2025 è stato per l’Europa l’anno dell’amaro risveglio. Il 2026 dovrà essere l’anno in cui l’Europa ridefinisce il proprio posizionamento. Mantenga la Ue la speranza di un riavvicinamento con gli Stati Uniti, ma senza cedere neppure un briciolo della sovranità che si è costruita in particolare nel campo della moneta, delle regole del mercato, del digitale. Costruisca, senza ostilità verso gli Stati Uniti, un coordinamento con i molti paesi del mondo che non intendono rinunciare allo stato di diritto, alla distinzione tra interessi privati e interesse pubblico, all’apertura degli scambi internazionali, alla cooperazione multilaterale. Se qualche stato membro della Ue, preferendo una lealtà verso Putin o verso Trump (o entrambi) rispetto alla lealtà alla costruzione europea, impedisse alla Ue di promuovere tale coordinamento, lo facciano i paesi europei interessati, con il Regno Unito, il Canada, l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud e tanti altri. L’Europa non è affatto un relitto, alla deriva in un mondo trumpiano. E’ stata, accanto agli Stati Uniti che pro tempore hanno deciso di lasciarlo, al centro di un grande sistema democratico che ha portato al mondo ottant’anni di pace e di progresso e che molti vogliono rinvigorire, non gettare alle ortiche”. Tema: che cosa significa per la nostra democrazia il fatto che, nel dibattito pubblico, dichiararsi “filoamericano” venga talvolta interpretato come una posizione di fatto filorussa? “A volte può trattarsi di un incrocio di pregiudizi. Altre volte, nell’ultimo anno, è semplicemente derivato dal fatto che in vari momenti le posizioni di Washington e quelle di Mosca sono risultate convergenti. E animate dal visibile desiderio di intensificare una entente cordiale”. Dopo tre anni e mezzo di governo Meloni, chiediamo ancora a Monti se la presidente del Consiglio è stata all’altezza delle aspettative che aveva generato, in Italia e in Europa. “A me pare che sia stata al di sopra delle aspettative, pessimistiche, che molti avevano sia in Italia che all’estero. I timori, da me non condivisi, che un governo Meloni avrebbe portato il paese a una crisi nei mercati finanziari e nei rapporti con l’Europa, non si sono dimostrati fondati. La stabilità, politica e finanziaria, è la chiave della credibilità internazionale, anche se non è certo sufficiente a garantire la crescita e il progresso del paese. Il governo Meloni ha conseguito quella stabilità. Da quando è ritornato Donald Trump, a Giorgia Meloni si è dischiuso un potenziale inatteso. Un potenziale che lei vede probabilmente sul piano simbolico nella possibilità di essere “ponte” tra Trump e l’Europa (operazione di cui non si sono visti risultati) e, sul piano sostanziale, nel porre la sua forza politica (e temo il nostro paese) in prima fila nell’assecondare i disegni del movimento Maga sull’Europa. In questo potrebbe riuscire, se la coscienza civile e storica dell’Italia paese fondatore della Ue non vi si opporrà, a cominciare dalle aule parlamentari. Quella coscienza che nel messaggio di fine anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ridestato con imparzialità, pacatezza e forza”. 

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