Mario Del Pero
Il Frankenstein americano è fuori controllo
Domani, 20 gennaio 2026
Intervistato qualche giorno fa dal New York Times, Donald Trump ha sostenuto che vi è una necessità «psicologica» di possedere la Groenlandia. «Il possesso», ha affermato, «ti dà qualcosa che non puoi ottenere con una concessione di uso o un trattato … ti dà cose ed elementi che non puoi ottenere semplicemente firmando un documento».
È la stessa intervista nella quale il presidente statunitense ha indicato nella sua «moralità» l’unica costrizione possibile al dispiego globale della impareggiabile potenza statunitense. La “moralità” personale, non il diritto, non la diplomazia, non l’interazione con gli alleati, non il rispetto della Costituzione.
Sono dichiarazioni che debbono preoccupare e spaventare. Perché ridefiniscono il perimetro del dicibile, dell’immaginabile e quindi dell’agire politico, come ben stiamo vedendo in tanti ambiti, dallo scontro con l’Europa sulla Groenlandia a quello con i governi statali e municipali del Minnesota e di Minneapolis. E perché sostanziano, in forma estrema e finanche caricaturale, il combinato disposto di autoritarismo sul piano interno e imperialismo su quello internazionale che definisce la politica di Trump e della sua amministrazione.
È un’arroganza – una hybris – quella del presidente e di alcuni membri della sua amministrazione, che appare da tempo fuori controllo. Alimenta un senso di onnipotenza e d’impunità ben visibile nella tragica vicenda dell’assassinio di Renee Good da parte di un agente dell’Ice a Minneapolis. Qualsiasi amministrazione, quale che fosse il suo orientamento politico, avrebbe sospeso temporaneamente l’agente e avviato la necessaria indagine. A maggior ragione dopo l’immediata diffusione di numerosi video che mostrano in dettaglio la dinamica dell’accaduto. Trump, il vicepresidente JD Vance e l’ineffabile segretaria della Homeland Security, Kristi Noem, non hanno invece atteso un minuto per difendere l’agente, sostenere (contro l’evidenza) che si sia trattato di autodifesa, e accusare addirittura Good e la moglie di essere delle «terroriste».
Il dipartimento della Giustizia – la cui pretesa indipendenza e autonomia sono ormai poco più di un simulacro – ha annunciato che non vi sarà alcuna indagine sull’agente. Il messaggio, inequivoco, è che l’immunità totale di cui gode il presidente nell’esercizio delle sue funzioni – grazie alla sentenza della Corte suprema del luglio 2024 – discenda a cascata sugli altri membri del gabinetto e sui loro apparati, a partire da quelli, come l’Ice, trasformati di fatto in strumenti al diretto servizio dell’esecutivo, al quale sono ormai pienamente allineati politicamente e ideologicamente.
La hybris di Trump genera (e in una certa misura abbisogna di) una situazione emergenziale permanente. In virtù della quale si giustifica l’adozione di misure straordinarie, configuranti una sorta di stato di eccezione fatto di sospensione delle garanzie costituzionali, radicalizzazione dello scontro con gli altri poteri, uso della violenza sul piano interno e internazionale, violazione (e irrisione) sistematica del diritto internazionale, del multilateralismo e delle sue istituzioni, al punto di prospettare un ruolo globale per l’orwelliano “Comitato di Pace”, presieduto da Trump, creato su Gaza e che oggi si vorrebbe sostituisse l’Onu.
Non è una situazione sostenibile, ovviamente. Non sono immaginabili altri tre anni come quello appena trascorso. E al contempo è difficile contemplare un indietreggiamento di Trump e dei suoi. Una loro passiva accettazione delle conseguenze di quella che al momento appare una quasi certa sconfitta elettorale al midterm di novembre, ad esempio. L’unico auspicio è che l’Europa raddrizzi la schiena, come pare finalmente fare sulla Groenlandia, e che il malessere montante sempre più negli Usa – dove, secondo i sondaggi, meno del 20 per cento sostiene l’acquisizione dell’isola – induca un pezzo del Partito repubblicano a fare finalmente i conti con un Frankenstein che ha contribuito a creare e del quale ha perso da tempo ogni controllo.
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