Alfio Sciacca e Andrea Barsanti
Accoltellato in classe, muore a 19 anni. Fermato il compagno
Corriere della Sera, 17 gennaio 2026
La speranza di familiari e amici che per tutto il pomeriggio hanno imprecato e pregato davanti al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’andrea di La Spezia si è dissolta alle 8 di sera. Abanoub Youssef, che tutti chiamavano «Abu», non ce l’ha fatta a superare le conseguenze della devastante coltellata al torace. Al suo arrivo in ospedale è andato in arresto cardiaco ed è stato rianimato per 90 minuti. I medici sono riusciti comunque a far ripartire il battito. Poi in sala operatoria per tre ore. Ma poco dopo il trasferimento in Rianimazione è deceduto.
Aveva appena 19 anni e frequentava l’istituto professionale Einaudi-chiodo a La Spezia. A ucciderlo la coltellata sferrata da un compagno della stessa scuola, Atif Zouhair, di un anno più piccolo. Pizzetto, capelli ricci, «aveva sempre l’aria dello spaccone», così lo descrivono i compagni di scuola.
Tutto è avvenuto intorno alle 11, al secondo piano dell’istituto professionale a quell’ora affollato di insegnanti e alunni che sono stati testimoni, pietrificati, di una tragedia che forse era prevedibile e magari si poteva evitare. Non era infatti la prima volta che l’assassino andava a scuola armato di coltello e in tanti sapevano, ma non si è riusciti a intervenire in tempo.
Quanto al movente sarebbe stato lo stesso Zouhair a confermarlo mentre veniva arrestato. «Volevo ucciderlo — ha detto —. Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza». Ci sarebbe dunque una presunta contesa per questioni sentimentali dietro al delitto. Anche se amici e familiari giurano che questa spiegazione non sta in piedi, in quanto Abu non stava nemmeno sui social e quella foto di cui parla l’assassino forse sarebbe una vecchissima immagine di anni fa. Comunque tanto è bastato a indurre Atif ad armarsi di un grosso coltello da cucina e portarselo nello zaino, in mezzo ai libri di scuola.
Tutto sarebbe cominciato in bagno, durante un cambio di orario. Ci sarebbe stato uno scambio di accuse, la lite, poi Atif tira fuori il coltello. Abu coglie subito il pericolo e cerca di scappare in direzione della sua classe. Viene raggiunto e colpito proprio davanti la porta. Un solo fendente, micidiale, sotto il costato che gli lacera il fegato provocando una copiosa emorragia. Abu cade a terra. È vigile ma continua a perdere sangue. Un insegnante cerca di tamponare come può la ferita. Per i familiari l’ambulanza impiega mezz’ora prima di arrivare. Le condizioni di Abu sono disperate.
Per l’assassino oltre all’accusa di omicidio potrebbe scattare anche quella della premeditazione. Al vaglio ci sono appunto le testimonianze dei compagni di istituto secondo i quali non era la prima volta che veniva a scuola armato di coltello. In passato pare avesse minacciato altri studenti. Lo ripetono anche quelli che si sono radunati davanti al Pronto soccorso del Sant’Andrea. «Lo sapevano tutti che era pericoloso — raccontano — il coltello lo aveva portato a scuola altre volte».
Tra i ragazzi a questa età si finisce sempre a tirare dentro la vita parallela sui social. «Quello lì era un tipo dal coltello facile, aveva questa fissazione», aggiungono gli amici del gruppo che con Abu si vedeva al centro commerciale Le Terrazze. «In passato aveva pubblicato delle storie mostrando coltelli e anche mentre si procurava delle ferite». Oltre che della sua passione per i coltelli, ora di Atif Zouhair raccontano che fosse un soggetto un po’ instabile, irascibile e pronto ad attaccare briga per una banalità.
In ospedale assieme ai tanti ragazzi c’è anche un insegnante di sostegno dell’istituto. Proprio il prof che per primo ha tentato di dare aiuto a Abu: «Quando sono arrivato al secondo piano era già a terra in una pozza di sangue. Ho cercato di tamponare la ferita ma si vedeva che era molto grave. Ha perso tantissimo sangue».
Il prof accetta di parlare per tentare di «proteggere» il resto dei ragazzini che «sono troppo scossi e traumatizzati». «Conoscevo sia l’aggressore sia Abu — racconta— anche se non sono miei alunni. Non riesco neanche io a spiegarmi come sia potuta succedere una cosa del genere». In ogni caso ci tiene a dire che l’einaudi-chiuodo «non è una terra di nessuno». «Non siamo certo il Bronx. Tutt’altro. La nostra è sicuramente una scuola multietnica, ma da noi i ragazzi sono tutti perfettamente integrati. Appena qualche settimana fa abbiamo fatto una festa multietnica e tutti sono venuti, alcuni anche con i vestiti tradizionali. C’è sempre un grande rispetto reciproco».
In effetti Abu era un perfetto esempio di buona integrazione. I suoi genitori sono arrivati in Italia dall’egitto oltre venti anni fa. Il padre fa il capocantiere ed è molto apprezzato sul lavoro. Anche Abu è nato in Egitto ed era arrivato in Italia a cinque anni. Era l’unico maschio con tre sorelle femmine. Oltre alla scuola, per arrotondare e dare una mano alla famiglia alcune sere durante la settimana andava a fare il cameriere in un ristorante di La Spezia. «Aveva scelto il professionale per apprendere un mestiere e poter contribuire al bilancio familiare», dicono i parenti.
Si sa meno della storia personale dell’assassino. Anche lui figlio di genitori arrivati dal Marocco, anche se non si sa se sia nato in Italia.

Nessun commento:
Posta un commento