mercoledì 14 gennaio 2026

Il Torino lascia il segno

Jacopo D'Orsi
Il Toro dei miracoli batte la Roma e vola ai quarti
La Stampa, 14 gennaio 2026

Una botta di vita, dolce vita. Dolcissima. Come quei due destri di Adams: il primo dal limite, un po’ «fero» e un po’ «piuma», caduto proprio nell’angolo in cui Svilar non è riuscito ad allungarsi, il secondo dal cuore dell’area. E quel tap-in di Ilkhan, l’uomo copertina che meno ci saremmo aspettati: è suo il colpo che spinge il Toro fino alle Colonne d’Ercole dei quarti di finale di Coppa Italia, mai superati nel ventennio abbondante di presidenza Cairo. All’orizzonte c’è l’Inter, il livello di difficoltà aumenta anche se si giocherà a Monza causa Olimpiadi, ma chissà che dopo quattro tentativi a vuoto – l’ultimo nel 2023 a Firenze - non sia la volta buona. Il Toro di ieri può provarci.

Non è stata una partita, è stato un romanzo. E chi se non il Ché granata, «mi chiamo così in onore di Guevara» ha raccontato l’attaccante, poteva guidare una rivoluzione che dal mercato per una magica serata romana si è spostata sul campo? È stato un grande Toro, signori. Addirittura da stropicciarsi gli occhi nel primo tempo. Vivo, determinato, compatto. Sempre convinto di farcela, l’aspetto che conta di più. Con il solito Vlasic in cattedra, non a caso autore del doppio assist che ha armato lo scozzese. E attorno al croato tanta corsa e un cuore ritrovato, al pari dell’attenzione. Poi un Toro capace di soffrire all’inizio della ripresa, quando la Roma, troppo brutta per 45’ e piena di assenze, ha provato a risvegliarsi, trovando immediatamente il pareggio con il neo entrato Hermoso, sfuggito con eccessiva facilità a Tameze. E ancora quando l’ennesima sostituzione disperata di Gasperini, che già aveva scongelato Dybala, pareva il jolly in grado di stravolgere il match: incredibile il 2-2 trovato dopo pochi secondi da Antonio Arena, classe 2009, italoaustraliano nato a Sydney capace di beffare l’esperto Maripan, appena entrato per l’acciaccato Ismajli (problemi alla caviglia).

Eppure il Toro ha saputo ribellarsi al destino, con Ilkhan, regista ritrovato in luogo al partente Asllani, a raccogliere il premio a un minuto dalla fine nella mischia generata dal un colpo di testa di Casadei mal respinto da Svilar. «Dobbiamo ripartire dal secondo tempo di Bergamo» aveva detto Baroni e anche per questo ha scelto di affidarsi agli uomini che gli davano più garanzie, gli attuali titolari. Solo Maripan è partito dalla panchina, l’attacco leggero dei rivali, privi sia di Ferguson sia di Dovbyk e con Dybala part-time, consentiva l’azzardo. Era consapevole, il tecnico che si conferma bestia nera di Gasperini e forse pregusta anche il prossimo incontro di domenica in campionato a campi invertiti, di come questa fosse l’ultima occasione per dare un senso alla stagione, per regalarle un futuro. «La squadra è in crescita - dice - e sono molto contento di questo passaggio del turno».

Missione compiuta, con la considerazione che se il Toro giocasse sempre in trasferta sarebbe un’altra squadra. Se giocasse sempre a Roma, in un altro Olimpico e non il proprio, beh, praticamente non avrebbe limiti: lo stadio giallorosso, già razziato a metà settembre, è stato teatro di un’altra impresa in e peccato che quel 3-3 incassato al 103’ dalla Lazio sia costato un percorso netto da grande bellezza. Poco male, perché questo meraviglioso 3-2 altrettanto emozionante chiude una serata di gloria di cui i granata avevano un gran bisogno per vivere finalmente un’emozione da ricordare. Arriviamo a dire, una piccola Bilbao.

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