venerdì 30 gennaio 2026

Cacciari e il futuro della sinistra

Umberto De Giovannangeli 
Intervista a Massimo Cacciari: “Trump usa la forza perché gli USA sono deboli, ma colpire l’Europa non conviene”
l'Unità, 30 gennaio 2026 

Mentre il mondo è in un caos globale, in Italia si è aperta, a sinistra, una strana discussione sulle città-simbolo. Chi dice Kiev e Teheran, chi Minneapolis e Gaza. A questo siamo ridotti?

 Che vuoi che ti dica. È inutile gettare la croce sulla opposizione italiana. Siamo in una situazione drammaticissima. Parrebbe alla vigilia dell’affermazione di una destra a livello europeo. Ce la faranno a tenere ancora in Francia, in Germania, quando crolla lì, crolla tutto. Lì sono appesi a un filo. È una crisi politica, culturale che ha coinvolto tutte le forze socialdemocratiche ma anche cristiano popolari. Tutto l’asse politico su cui si è retta l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale sta crollando o è già crollato. Questo è il punto. Cosa vuoi che c’entrino i Conte, le Schlein… Non conta niente parlare di loro. Non sono nient’altro che la risacca di un’ondata che ha travolto tutto. E le cause, ne abbiamo parlato tante volte, sono profonde, storiche, oggettive. Certo è che se si vuole davvero ricostruire un discorso, occorre partire dai fondamenti.

Quali, professor Cacciari?

Vedere quali sono i punti su cui è crollata la nostra tenuta. Uno di questi è la lettura dei rapporti economici, dei rapporti sociali, dei rapporti di produzione, come si diceva una volta. La sinistra non li ha interpretati, non li ha letti, non ha visto il mutamento, non è riuscita a trovare nuovi soggetti di politiche di opposizione, di attrito, rispetto al trionfo di questo capitalismo. Non c’entrava fare i rivoluzionari o caricature del genere. C’entrava analizzare le trasformazioni del capitalismo e capire cos’era, dov’era la popolazione sottomessa a questo processo.
Hai perso le vecchie classi di opposizione. Hai perso la classe operaia. E chi hai cercato di rappresentare? Tutti e nessuno. Dobbiamo essere “moderati”. Ma che diavolo vuol significare?! A cosa si riduce questa categoria di “moderatismo”? Vuol dire cerchiamo di rappresentare tutti e nessuno. Diventiamo un movimento d’opinione. Rifacciamo Giustizia e libertà. Questo perché non hai letto la trasformazione dei rapporti di produzione e quindi non hai definito chi fossero i nuovi soggetti di questi processi, chi li subiva e chi invece li determinava. È mancata completamente un’analisi diciamo pure materialistica della situazione totale. Hai subìto un vero assalto, in grande stile, globale, formidabile.
Sul piano delle politiche internazionali il crollo è stato ancora più disastroso. Dopo la caduta del Muro c’è stata la resa incondizionata. Hanno vinto loro, punto e stop. Neanche più si discute. Perché discuterlo vuol dire ecco, hai nostalgia dell’Unione Sovietica…Tacitati. La resa incondizionata. Accettalo e arrenditi. La resa incondizionata. Non si discute più, qualunque cosa facciano. Magari si discuticchia se proprio fanno le cose più incredibili, come la guerra in Iraq dicendoti che Saddam aveva le armi di distruzione di massa. Discuti un po’, ma proprio un po’. Ma sempre meno fino a ridurti al punto che la politica internazionale, nei fatti, della cosiddetta sinistra italiana è la von der Leyen. Ma che cavolo c’entra!


Nessun commento:

Posta un commento