venerdì 23 gennaio 2026

Ryuichi Sakamoto

Matteo Boscarol
Ryuichi Sakamoto, note di resistenza

il manifesto, 23 gennaio 2026

Sakamoto Ryuichi avrebbe compiuto 74 anni lo scorso sabato, 17 gennaio, e in occasione del compleanno dell’artista giapponese scomparso nel 2023, è stata così organizzata, in un cinema della capitale giapponese, una proiezione speciale a lui dedicata. Il film presentato è Tokyo Melody, girato nel 1984 dalla regista Elizabeth Lennard per un canale televisivo francese, un’opera che ebbe anche alcuni passaggi festivalieri internazionali, ma che fu poi quasi dimenticata. Solo alcuni anni fa, una pellicola in buone condizioni fu casualmente ritrovata e successivamente restaurata e digitalizzata. Proprio questa versione è stata proiettata la scorsa settimana a Tokyo, con ulteriori proiezioni previste in diversi cinema dell’arcipelago.

L’INIZIATIVA si inserisce in un filone di lavori usciti negli ultimi anni, film concerto o documentari, dedicati alla figura di Sakamoto e al contributo fondamentale che il giapponese ha saputo offrire alla cultura musicale e pop. Tokyo Melody non è solo uno dei primi lavori dedicati a Sakamoto, ma si differenzia in parte anche per l’approccio usato.

Il film segue il musicista all’indomani del successo internazionale ottenuto sia come compositore sia come attore in Furyo (1983) di Oshima Nagisa, opera che ne consacrò definitivamente la fama internazionale. Proprio sfruttando questo momento, Lennard segue Sakamoto per circa una settimana durante la lavorazione del suo quarto album solista, Ongaku Zukan. Ne risulta però qualcosa che va oltre il semplice ritratto musicale, una sorta di film-saggio in cui il fulcro non è soltanto la musica, ma anche le trasformazioni in atto nel Giappone urbano di quegli anni. Le parole e i suoni di Sakamoto si intrecciano così alle immagini, ai rumori e ai ritmi della grande metropoli asiatica e, in effetti, come suggerisce il titolo stesso, Tokyo Melody appare innanzitutto come un’opera sulla città e sulla vita che la attraversa. Le geometrie angolari degli edifici e delle infrastrutture dialogano con le musiche, ora dissonanti ora melodiche, eseguite da Sakamoto al pianoforte o al sintetizzatore.

Dalle parole e dalla musica che ascoltiamo, si evince la filosofia artistica del musicista, fortemente legata al ruolo delle nuove tecnologie e ai suoni e ai rumori della vita urbana. Come dichiarato da Sakamoto stesso nelle prime scene del film «siamo nel 1984, il Giappone è diventato una potenza capitalista e la stagione delle lotte politiche è finita; nonostante ciò, le persone, le giovani generazioni hanno fame di cultura, ma la cultura dominante ha perso il suo primato e la tecnologia sta facendo passi da gigante».

È PROPRIO in questo interstizio, in questo spazio momentaneo creato dalla fine di una stagione socio-politica e poco prima dell’avvento di un’altra fase che l’artista giapponese mappa le possibilità espressive aperte, anche, dalle nuove tecnologie. Prosegue Sakamoto «non intendono approvare o rifiutare questo progresso tecnologico, non voglio tornare ad un idilliaco senso di natura che non è mai esistito, ma mi interessano i difetti e le zone di rumore tecnologico».

Tokyo Melody ha il pregio di dialogare visivamente con questi concetti di erranza e rumore tecnologico, soprattutto nel modo in cui combina i suoni e le immagini della metropoli con quelli creati da Sakamoto. Non a caso, le sequenze più affascinanti del film sono forse quelle in cui l’ambiente urbano, con le sue nascenti culture di strada e la rapida mutazione urbanistica, viene restituito attraverso uno sguardo frammentato e anarchico. Una deriva urbana che sembra configurarsi anche come una forma di resistenza.

Nessun commento:

Posta un commento