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domenica 13 aprile 2025

Il truffatore




Nella mitologia, nella religione e nello studio del folclore il trickster (traducibile approssimativamente con "imbroglione" o "truffatore") è un personaggio, uomo, donna o animale antropomorfo, vorace, abile nell'inganno e caratterizzato da una condotta amorale, al di fuori delle regole convenzionali. Questa figura liminale e ambigua ha spesso nei miti un ruolo altrettanto importante di quello delle classiche divinità o personaggi, aventi invece una funzione precisa e determinata. (Wikipedia)

... in Grillo sembra agire qualcosa che va al di là della figura del semplice attore, così da collocarlo nell’universo dei trickster, figura che gli antropologi e i mitologi chiamano il “briccone divino”: personaggio mitologico appartenente a un tempo al regno animale e a quello umano, al novero degli déi e a quello degli uomini. Dio del passaggio tra l’alto e il basso, il dentro e il fuori, il sublime e l’abietto, tra la follia e la ragione, il trickster prende le forme dell’idiota creativo, del saggio buffone, del bambino dai capelli grigi; è il continuo dissacratore. (Marco Belpoliti)

Mauro Magatti
La presidenza Trump è il segno che l'Occidente ha perso la bussola
Avvenire, 13 aprile 2025

Trump sta mettendo tutti sotto pressione. Non passa giorno che il presidente americano non se ne esca con una qualche decisione o dichiarazione in grado di mettere a soqquadro il mondo intero. Attonito rispetto a ciò che è già accaduto, il pianeta guarda con trepidazione a ciò che può ancora accadere. In Trump l’Occidente vede riflesso il suo lato predatorio, volgare e violento. Predatorio perché l’approccio è quello di perseguire i propri interessi (in questo caso degli Stati Uniti) contro quelli di tutti gli altri, senza farsi scrupolo di rispettare i legittimi diritti altrui. Come è stato evidente nel modo in cui la presidenza americana ha cercato di imporre l’accordo sulle terre rare a una Ucraina sfinita dalla guerra. Volgare perché usa parole, immagini e linguaggi che fino a ieri erano considerati inadatti al decoro delle istituzioni. Ben aldilà del limite di ogni decenza. Violento perché del tutto disinteressato alle conseguenze prodotte dalle proprie decisioni. Come nel caso dell’improvviso taglio dei fondi Usaid che ha causato enormi disagi tra i poveri di tante regioni del mondo. O delle foto fatte circolare in cui si ritraevano immigranti in catene. O della pretesa (per ora solo verbale) di annettersi territori esteri, come la Groenlandia (se non addirittura il Canada). Molti risolvono la questione sul piano personale, dando del folle all’inquilino della Casa Bianca. Ma in realtà, aldilà della personalità di Trump (che indubbiamente gioca un ruolo importante), la questione è ben più seria e profonda. Se la principale democrazia occidentale ha rieletto un candidato che era arrivato a simpatizzare con gli assalitori di Capitol Hill dopo la sconfitta alle elezioni nel 2020, vuol dire che la malattia è profonda. La verità è che siamo entrati in un ciclo di irrazionalità sistemica. Certo, il disegno complessivo che la nuova amministrazione americana sta seguendo appare confuso; così come confusi sono i metodi per perseguire gli obiettivi dichiarati. Ma tale irrazionalità si afferma nel vuoto lasciato dall’incapacità del pensiero mainstream di capire e tanto meno di gestire la complessità del mondo contemporaneo. Le soluzioni tecniche, tutte ragionevoli, non riescono più a tenere insieme i pezzi di una società contraddittoria e profondamente divisa. Né a rispondere ai tanti problemi sociali che tante persone vivono sulla loro pelle.

Come già accaduto in passato, in questi momenti di confusione si affermano i “trickster” (parola inglese che letteralmente si traduce con imbroglione, truffatore), figure ambigue e voraci, abili nell’inganno, spregiudicate e amorali. Ponendosi al di fuori delle regole convenzionali, il trickster attrae perché apre uno spiraglio, benché indeterminato, rispetto allo stato delle cose che è all’origine del malessere diffuso. Una sorta di divinità ingannevole dotata di una amoralità sacra che ė capace di andare oltre la distinzione tra giusto e sbagliato, sacro e profano, puro e impuro. In questo modo, egli incorpora l’ambiguità e l’ambivalenza, la doppiezza e la duplicità, la contraddizione e il paradosso. La presidenza Trump è il sintomo più clamoroso del fatto che è l’Occidente ad aver perso la bussola. Rispetto alla propria storia di cui in questo momento rinnega i valori fondanti e rispetto al mondo, a cui mostra un volto impresentabile. Il costo in termini di reputazione internazionale è enorme. Con conseguenze che peseranno per molti anni. Un vero e proprio assist per gli autocrati di tutto il mondo. Se vogliamo essere positivi, questa grave crisi è anche una grande occasione. Per capire che la strada battuta in questi decenni ‒ centrata sull’individualismo radicale e sull’interesse materialistico nel disprezzo dei valori dello spirito e della solidarietà ‒ non porta da nessuna parte.

Come già accaduto in passato, in questi momenti di confusione si affermano i “trickster” (parola inglese che letteralmente si traduce con imbroglione, truffatore), figure ambigue e voraci, abili nell’inganno, spregiudicate e amorali. Ponendosi al di fuori delle regole convenzionali, il trickster attrae perché apre uno spiraglio, benché indeterminato, rispetto allo stato delle cose che è all’origine del malessere diffuso. Una sorta di divinità ingannevole dotata di una amoralità sacra che ė capace di andare oltre la distinzione tra giusto e sbagliato, sacro e profano, puro e impuro. In questo modo, egli incorpora l’ambiguità e l’ambivalenza, la doppiezza e la duplicità, la contraddizione e il paradosso. La presidenza Trump è il sintomo più clamoroso del fatto che è l’Occidente ad aver perso la bussola. Rispetto alla propria storia di cui in questo momento rinnega i valori fondanti e rispetto al mondo, a cui mostra un volto impresentabile. Il costo in termini di reputazione internazionale è enorme. Con conseguenze che peseranno per molti anni. Un vero e proprio assist per gli autocrati di tutto il mondo.Se vogliamo essere positivi, questa grave crisi è anche una grande occasione. Per capire che la strada battuta in questi decenni ‒ centrata sull’individualismo radicale e sull’interesse materialistico nel disprezzo dei valori dello spirito e della solidarietà ‒ non porta da nessuna parte.

Questo è il momento in cui le forze costruttive che sono ancora dentro l’Occidente devono porre la domanda di cosa la nostra cultura vuole essere nel nuovo scenario planetario. Quali valori vuole affermare. Uale modello economico e sociale vuole costruire. Quale quadro di relazioni internazionali vuole contribuire a far nascere. Per rispondere a queste domande l’Occidente deve recuperare la propria radice spirituale. E, come dice Habermas, comprendere che le grandi religioni, a partire dal cristianesimo, sono serbatoi di senso di cui non si può fare a meno. Si apre una stagione nuova. Nessuna religione è infatti in grado di pretendere il monopolio spirituale. Pena cedere alla tentazione delle sirene fondamentaliste. Il ruolo della religione invece è quello di essere un giacimento di senso e di solidarietà a cui le democrazie possono attingere per contrastare le derive più distruttive che vediamo affiorare proprio con la presidenza Trump. E così rigenerare sé stesse. Là dove c’è il pericolo, là cresce ciò che salva” scriveva Hőlderlin. E il pericolo oggi è davvero imminente. Sta dunque a noi far crescere ciò che può salvare.

https://www.doppiozero.com/dove-sta-la-forza-di-grillo
https://www.huffingtonpost.it/guest/luiss-open/2020/11/03/news/l_evoluzione_di_trump_da_identity_politics_a_trickster_politics-5342324/


lunedì 25 novembre 2024

Il parricidio grillino




Massimiliano Panarari, La parabola dell'Elevato, La Stampa, 25 novembre 2024


 Game over: fine del grillismo. E della grilleide che ha sbeffeggiato e intimidito la politica italiana, finendo decisamente più per inquinarla (dal taglio dei parlamentari senza contrappesi alla criminalizzazione di qualsivoglia finanziamento pubblico) che per rinnovarla come da annunci programmatici. Ascesa, trionfi e, in queste ore, caduta di Beppe Grillo, il vero profeta per parecchi anni dell'antipolitica nazionale, e il dominus del «populismo al pesto». Sepolto dalla Costituente di «Nova», tramutatasi per lui in un buco nero che lo ha risucchiato, sotto la valanga del 63,24% dei consensi degli iscritti alla modifica dello statuto interno, con l'archiviazione della norma-tabù sui due mandati. E, soprattutto, l'abolizione del ruolo del Garante che equivale alla defenestrazione di colui che è stato il monarca assoluto del M5S. L'«ultima metamorfosi» del Movimento richiedeva l'espulsione nei fatti dell'unico fondatore rimasto, e l'uccisione simbolica del padre-padrone che lo aveva creato, comportatosi in modo sistematico come Crono che divora la prole, prima di questa nemesi in cui sono stati molti dei suoi ex pupilli e delfini - a lungo derubricati al rango di meri portavoce di una sedicente volontà generale popolare - a mangiarselo.

Nell'età del «divertirsi da morire» (descritta in maniera lungimirante dal sociologo Neil Postman), non
poteva certo mancare il capo comico che si erige a capo politico. Grillo è, per l'appunto, un figlio della società dello spettacolo e un prodotto dell'intrattenimento eletto a principio di vendita di qualunque cosa - politica compresa - che, per una serie di ragioni, «scende in campo». Atteggiandosi prima a vox clamantis in deserto, quindi a eretico perseguitato dal sistema e, dopo il debutto del ciclo delle vittorie elettorali, a «messia» salvatore del popolo oppresso dalle élites, ribadendo sempre una vena (anche lessicale) mistico-religiosa. Nel 1982, infatti, si era già molto calato nella parte del protagonista del film di Luigi Comencini «Cercasi Gesù», e siamo ancora lontani anni luce dalla sua versione di primattore della politica italiana. Per arrivarci transiterà attraverso i debordanti successi televisivi degli Anni Ottanta, la conversione ecologista e il luddismo degli Anni Novanta travasati in vari recital teatrali, le campagne contro banche e multinazionali dei Duemila. Ovvero il processo incubatore dell'attivazione di comitati civici - spesso portatori insani della «sindrome Nimby» - e gruppi territoriali impegnati in battaglie (e polemiche) di vario genere, pronti a trasformarsi nei meetup e nella rete degli Amici di Beppe Grillo, da lui coordinati attraverso il Blog e impiegati come le «falangi armate» dell'indignazione contro le classi dirigenti locali. Ecco, quindi, i sanculotti, resi operativi online, dell'incipiente ribellione antisistema che trovò i suoi palcoscenici nei Vaffaday del 2007 e 2008, autentiche dimostrazioni di forza e rappresentazioni di piazza dell'indignazione e della rabbia contro tutte le «caste». Il 2008 è l'anno della svolta e dell'avvio della campagna permanente del grillismo: il cantiere delle «liste civiche a 5 Stelle», approvate e certificate dallo showman ormai leader (anti)politico, e la sua candidatura alle primarie del Pd che sarà, infine, rigettata. E che viene cavalcata come la finestra di opportunità per indicare una sola strada praticabile: quella della fondazione di un movimento alternativo, presentato pubblicamente il 4 ottobre 2009, il giorno della festività di San Francesco, invocato da allora quale icona protettrice (o, per meglio dire, «santino») dell'azione del Movimento 5 Stelle. Era nato il «non-partito», di fatto il primo caso di «partito bipersonale» nell'Italia culla di quelli personali. Una formazione che rivendicava la propria alterità rispetto alla forma-partito e il proprio Dna di agitazione e movimentismo perenni, ma scaturiva innanzitutto dalla perfetta intesa e simbiosi, basata su una divisione funzionale dei compiti, della coppia che deteneva il controllo assoluto di questa organizzazione. Dentro la quale Gianroberto Casaleggio rappresentava l'eminenza grigia e il «tecnocrate», e Grillo il «visionario in seconda» e il trickster che diceva le verità che gli establishment vietavano di pronunciare. Soprattutto, nella postmodernità della politica come performance, il suo ruolo era quello del frontman e del comiziante, chiamato a recitare la buona novella antistemica e ad applicare via web - descritto come il luogo delle sorti magnifiche e progressive della partecipazione («ve la do io la partecipazione…») - le stesse strategie comunicative che gli avevano regalato tutta quell'audience in Tv nella fase precedente. Non per nulla, a dispetto dello storytelling dell'«uno vale uno» e della retorica della disintermediazione, l'utilizzo di Internet da parte dei dioscuri cofondatori si è rivelato altamente verticalizzato e top-down (e, dunque, manipolativo). Con una spruzzata di pauperismo (a parole), pseudo-spiritualismo new age e da «Silicon Valley di Ponente», e francescanesimo prêt-à-porter, brandito anche ieri da Grillo mediante uno stato di Whatsapp tanto critico e poco criptico: «Da francescani a gesuiti». Così, il «leader guitto e giullare» acerrimo nemico del berlusconismo comandava, insieme a Casaleggio, su un «non-partito» che costituiva, però, de facto un partito azienda, e fatturava lautamente col suo «sacro blog». La contraddizione incarnata, pronto a compiere slalom e a giustificare testa-coda repentini: ossia l'identikit del politico politicante più che di quello intransigente e «rivoluzionario». D'altronde, il personaggio è innanzitutto un (amorale) performer della vita pubblica, giustappunto, su cui cala adesso definitivamente il sipario dopo il «VaffaGrilloday».
Nondimeno, il lupo - non di San Francesco - perde i peli (e i grilli…), ma non certi vizi di posizionamento in politica estera, come mostra la corrispondenza di amorosi sensi antiliberali e antioccidentali fra il «Nuovo M5S-PdC (Partito di Conte)» e la formazione politica personale della rossobruna Sahra Wagenknecht. Ecco, quel lascito (e grumo) profondo del grillismo pare proprio destinato a perpetuarsi ancora a lungo. 

mercoledì 21 maggio 2014

Politica e magia in Grillo

Giovanni Carpinelli

Il tema è vasto e certamente chi scrive non è attrezzato come dovrebbe per poterlo svolgere in modo pieno. Una cosa si può fare senza correre troppi rischi di errore nel giudizio. Si può sottolineare la duplicità costitutiva del movimento 5 stelle. Qualcuno tende a ridurlo al suo aspetto magico, appunto. Così Marco Belpoliti che ha visto in Grillo un trickster, inteso come la figura del briccone divino. Lettura brillante e unilaterale:
... "in Grillo sembra agire qualcosa che va al di là della figura del semplice attore, così da collocarlo nell'universo dei trickster, figura che gli antropologi e i mitologi chiamano il "briccone divino": personaggio mitologico appartenente a un tempo al regno animale e a quello umano, al novero degli déi e a quello degli uomini. Dio del passaggio tra l'alto e il basso, il dentro e il fuori, il sublime e l'abietto, tra la follia e la ragione, il trickster prende le forme dell'idiota creativo, del saggio buffone, del bambino dai capelli grigi; è il continuo dissacratore". (Dove sta la forza di Grillo, L'Espresso, 29 ottobre 2012)
All’estremo opposto troviamo Paolo Natale e Roberto Biorcio che vedono nel movimento 5 stelle un originale e interessante tipo di offerta politica. Quello che è accaduto ha una sua logica, può avere il senso di una risposta politica sperimentale a una domanda politica sensata: perché Grillo e il M5S sono diventati così forti in così poco tempo? La loro offerta politica ha incontrato una domanda pressante da parte dei cittadini, inevasa da tutti gli altri partiti, che pretendono dalla politica un cambiamento radicale nel sistema della rappresentanza e nuove e credibili forme di partecipazione politica: "Le soluzioni a queste questioni offerte dalle pratiche sperimentate dal M5S non sono esenti da difficoltà e contraddizioni: ma vanno considerate con molta attenzione, come esplorazioni di possibili vie per il cambiamento della politica italiana, per superare la continua oscillazione fra rabbia, frustrazione e sentimenti di impotenza". (Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo, Feltrinelli, presentazione editoriale).
In verità, come sembra chiaro, non tutto è magia e il calcolo politico c'è, ma non è raffinato all'estremo,  come dovrebbe essere se per calcolo politico si intendese una visione lungimirante. Un altro errore consiste nel vedere la stravaganza magica come la facciata e la politica come la sostanza. Non bisogna dimenticare la situazione europea e non solo italiana in cui il movimento 5 stelle ha preso forma. Una situazione in cui votare sembrava essere diventato inutile. Le politiche erano dettate dai mercati e dall’Europa. In un contesto del genere lo sberleffo è diventato una risposta plausibile: lo sberleffo o la stravaganza, come per il fratello pazzo del segretario nel film di Andò, Viva la libertà.
Fosse poi solo un briccone (trickster) Grillo sarebbe tutto più semplice. Il personaggio duplice e inafferrabile è quello che ha sfondato. Ma Grillo è anche il suo popolo e lì le cose sono decisamente più complicate. Il movimento 5 stelle è portatore di istanze che non sono riducibili al facile imbroglio. Istanze di lungo periodo, a lungo ignorate o trascurate dai gruppi dirigenti dei principali partiti. Una diversa scala di valori rispetto al predominio del mercato senza controlli. Un'attenzione per l'ambiente e per il destino dei singoli. Una volontà di partecipazione. Senza parlare della nausea per i privilegi della casta. Perciò è poco probabile che tutto si sgonfi in poco tempo, non appena dovesse esserci il confronto con la dura realtà. A Parma quel confronto c'è stato e non ha determinato un crollo nei rapporti con la pubblica opinione. Il trickster junghianamente rappresenta l'ombra: con essa devono fare i conti prima di tutto coloro che ritengono di poterla respingere. Allora, se mai ci sarà una più vasta presa di coscienza, quella che seguirà sarà un'altra storia.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dove-sta-la-forza-di-grillo/2193848
http://www.reset.it/caffe-europa/le-tre-chiavi-per-comprendere-il-beppe-grillo-politico
A. Koestler, Lo yogi e il commissario, Liberal libri, 2002 [1945]

domenica 10 marzo 2013

Il trickster, i credenti e il mondo

Fosse solo un briccone (trickster) Grillo sarebbe tutto più semplice. Il personaggio duplice e inafferrabile è quello che ha sfondato. Ma Grillo è anche il suo popolo e lì le cose sono decisamente più complicate. Il movimento 5 stelle è portatore di istanze che non sono riducibili al facile imbroglio. Istanze di lungo periodo, a lungo ignorate o trascurate dai gruppi dirigenti dei principali partiti. Una diversa scala di valori rispetto al predominio del mercato senza controlli. Un'attenzione per l'ambiente e per il destino dei singoli. Una volontà di partecipazione. Senza parlare della nausea per i privilegi della casta. Perciò è poco probabile che tutto si sgonfi in poco tempo, non appena dovesse esserci il confronto con la dura realtà. A Parma quel confronto c'è stato e non ha determinato un crollo nei rapporti con la pubblica opinione. Il trickster junghianamente rappresenta l'ombra: con essa devono fare i conti prima di tutto coloro che ritengono di poterla respingere: gli altri, il mondo rispetto alla setta. E allora, quando ci sarà stata una presa di coscienza più vasta, la setta potrà anche farsi chiesa, riconciliarsi con il mondo.

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Marco Belpoliti, L'Espresso 29 ottobre 2012

...in Grillo sembra agire qualcosa che va al di là della figura del semplice attore, così da collocarlo nell'universo dei trickster, figura che gli antropologi e i mitologi chiamano il "briccone divino": personaggio mitologico appartenente a un tempo al regno animale e a quello umano, al novero degli déi e a quello degli uomini. Dio del passaggio tra l'alto e il basso, il dentro e il fuori, il sublime e l'abietto, tra la follia e la ragione, il trickster prende le forme dell'idiota creativo, del saggio buffone, del bambino dai capelli grigi; è il continuo dissacratore.
... Grillo, del resto, possiede anche l'aspetto fisico del trickster: corpo corto e tozzo, testa riccioluta, sguardo provocatore, occhi roteanti e fulminanti, tendenza al mascherone. Sul palco nei comizi - come in precedenza in televisione e a teatro - egli distorce i lineamenti nella tensione del grido; con le mani compie gesti convulsi, caricando il corpo di un'energia che lo obbliga a piegarsi, a incurvarsi in avanti. Le mani sono infatti l'elemento centrale della sua gestualità carnevalesca, da Arlecchino, senza tuttavia possederne la leggerezza. Ricorda lo Zanni della antica commedia - fool e clown -, ma anche Pulcinella: la comicità come derisione, abbassamento dell'avversario, è la sua arma migliore che suscita l'immediata simpatia e il riso nel pubblico degli spettatori. In Grillo la Commedia dell'arte, archetipo insuperabile del nostro carattere nazionale, celebra il suo immancabile ritorno. Il trickster raccontato dai miti è abile, vorace, eccessivo, imprevedibile; mette in moto cambiamenti inattesi: ingarbuglia le cose, le complica, poi le scioglie in un attimo, con un gesto, aiutato dalla sua natura animale. La cosa più interessante di questa figura mitologica, presente nei miti dei Pueblo come nella nostra letteratura (Pinocchio è senza dubbio un trickster), è quella di distruggere l'ordine precedente e di crearne uno nuovo e inatteso. Sul palco Beppe Grillo urla, strepita, minaccia; i suoi comizi - monologhi assoluti - hanno il ritmo di un rito ossessivo che, mentre spaventa una parte dell'uditorio, contemporaneamente provoca grandi entusiasmi e fa vibrare la corda isterica delle folle.
... Beppe Grillo non è più solo, come ha detto una volta Aldo Grasso, il “monello della televisione generalista”; ormai è la reincarnazione di Pinocchio nella sua versione di psicopompo e sciamano. Come il burattino, che vuole trasformarsi in bambino, anche il Grillo-tickster possiede una natura dissociata: vuole essere un capopopolo, ma al tempo stesso nega questa sua nuova identità politica. Non vuole perdere le sue prerogative di “briccone divino”, la forza magica che risiede in lui e che si comunica attraverso il monologo del fool. Un Beppe Grillo deputato è un paradosso, come un Beppe Grillo presidente del Consiglio, o della Repubblica, è una totale contraddizione. Il trickster può solo disordinare il mondo, non cambiarlo razionalmente. La forza che lo alimenta e lo spinge è anche il suo limite intrinseco.

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Sul trickster, P. Radin,  C. G. Jung, , K. Kerényi  (1954), Il briccone divino, Bompiani, Milano, 1965; per la distinzione tra setta e chiesa, E. Troeltsch, Die Soziallehren der Christlichen Kirchen und Gruppen (1912), tr. it.  Dottrine sociali delle Chiese e dei gruppi cristiani, 2 voll., La Nuova Italia, Firenze 1949