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domenica 29 marzo 2026

La nuova Francia

Il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko (a sinistra), viene applaudito dai suoi sostenitori, così come il vicesindaco di Pierrefitte, Farid Aid (a destra), dopo la prima seduta del nuovo consiglio comunale di Saint-Denis-Pierrefitte (Seine-Saint-Denis), il 21 marzo 2026. LUDOVIC MARIN/AFP

Philippe Bernard
"Appena eletto, Bally Bagayoko incarna sia la cruda realtà del razzismo sia la possibilità di una risposta dignitosa e determinata"

Le Monde, 28 marzo 2026

Una volta risolta, la questione è fondamentale per la società francese, e in particolare per la sinistra. Come possiamo favorire la convivenza di popolazioni sempre più eterogenee, legate all'affermazione della propria storia e sempre meno tolleranti nei confronti delle persistenti discriminazioni? Il percorso da intraprendere deve evitare due insidie: da un lato, l'invocazione rituale, senza progressi concreti, di ideali repubblicani egualitari; dall'altro, la divisione sociale, terreno fertile per i conflitti.

La questione è tutt'altro che nuova. Negli anni Ottanta e Duemila, si è delineato un certo consenso politico attorno all'idea di "integrazione", una via di mezzo tra un'"assimilazione" che ignorava le origini e la reclusione in "comunità" ermetiche. Questa prospettiva si trova ora in un vicolo cieco. Da un lato, la destra e l'estrema destra, aggrappate al mito di un'identità nazionale immutabile, considerano l'"integrazione" fin troppo generosa, perché riconosce sia l'uguaglianza sia il legame con le proprie origini. In un contesto esacerbato dall'ascesa delle politiche identitarie e dal ricordo di numerosi attentati terroristici, figure come Bruno Retailleau e Marine Le Pen vogliono lasciare come unica scelta l'assimilazione e l'esclusione dalla comunità nazionale. Una dicotomia segregazionista, irrealistica e impoverente.

A sinistra, alcuni hanno respinto l'idea di "integrazione" come eredità del dominio coloniale, senza tuttavia sostituirlo realmente. Eppure, in un Paese che si è arricchito ininterrottamente grazie ai contributi stranieri per oltre un secolo e mezzo, e dove quasi un terzo dei cittadini adulti ha almeno un genitore o un nonno immigrato, un discorso politico lungimirante su questo tema è essenziale.

"Collegamento mancante"

Con l'idea di "creolizzazione", Jean-Luc Mélenchon ha avuto il merito di aver delineato una visione nel 2020. Questo modo di "trasformarsi continuamente senza perdere se stessi", ispirato al pensatore martinicano Édouard Glissant, non era "un programma, ma un fatto", affermò all'epoca con grande convinzione il leader de La France Insoumise (LFI). Spiegò di voler costruire "l'anello mancante tra l'universalismo e la realtà vissuta che lo contraddice" e presentò la creolizzazione come un mezzo per opporsi "alla divisione del nostro popolo lungo linee religiose o etniche".

Purtroppo, il "programma" e la strategia politica hanno ripreso il sopravvento. La "nuova Francia", lo slogan che Mélenchon ha recentemente sostituito a "creolizzazione", è pensata per alimentare la linea di confronto de La France Insoumise (LFI). Rispecchiando la visione dell'estrema destra, che si rifiuta di considerare le popolazioni di origine immigrata come pienamente francesi, il nuovo slogan le contrappone a una "vecchia Francia", mai esplicitamente nominata ma descritta come "arretrata e razzista" da Mélenchon a Saint-Denis (Seine-Saint-Denis) il 20 marzo, nel suo discorso di omaggio al nuovo sindaco "indomabile", Bally Bagayoko, eletto al primo turno delle elezioni comunali.

Contrapponendo una "Francia razzializzata" a una "Francia razzista", Mélenchon abbandona il terreno sociale della sinistra e, ribaltandolo, alimenta la retorica identitaria dell'estrema destra che vuole far credere alla gente in una competizione tra popolazioni "vecchie" e "nuove".

A Saint-Denis, grande città e una delle più povere dell'Île-de-France, nonché luogo di accoglienza storico per tutte le ondate migratorie, sia dalle province che dall'estero, la vittoria del signor Bagayoko, 52 anni, dirigente della RATP (l'azienda di trasporto pubblico di Parigi), nato in Francia da genitori maliani, rappresenta un potente simbolo di "integrazione". Insieme a numerose altre vittorie di candidati con un background simile nei quartieri operai, da Vénissieux (area metropolitana di Lione) a Saint-Ouen (Seine-Saint-Denis), e da Vaulx-en-Velin (area metropolitana di Lione) a Mantes-la-Jolie (Yvelines), l'elezione di Bagayoko segna una rottura con un lungo periodo in cui i "vecchi" partiti di sinistra (il Partito Socialista e il Partito Comunista Francese) si sono mostrati restii a promuovere questi profili, rappresentativi della popolazione.

La tempesta mediatica ostile che si è abbattuta sul nuovo sindaco di Saint-Denis, quando l'estrema destra ha insistito per sentire la parola "neri" invece di "re" quando ha dichiarato che la sua città, sede della necropoli dei re di Francia, è "la città dei re e dei vivi ", dimostra in modo drammatico quanto sia lontana l'accettazione del diritto delle persone di origine immigrata a ricoprire posizioni di potere. Questo episodio non fa che alimentare il mito di una guerra razziale in corso in un paese segnato dai suoi quartieri ghettizzati, ma anche paladino dei matrimoni interrazziali.

Il signor Bagayoko, che ha reagito con notevole compostezza a questa provocazione, sembra in grado di resistere alla "razzializzazione" promossa dal suo stesso partito. Nel dicembre 2025, Sébastien Delogu, a sua volta candidato di La France Insoumise (LFI) alle elezioni comunali di Marsiglia, si recò a Saint-Denis per offrire il suo sostegno, invitando i residenti di Saint-Denis a eleggere una persona "razzializzata" affinché "il vero popolo di Francia potesse riprendere il potere ". E, poco dopo la sua elezione, il signor Mélenchon si recò a Saint-Denis per proclamare la "vittoria della 'nuova Francia '" . Ciò non impedì al neoeletto di prendere le distanze dal termine "razzializzato", che a suo avviso riabilita la finzione della razza, allarga le divisioni e tende ad assegnare alle persone un'identità che non hanno necessariamente scelto.

Rincuorato dalla sua schiacciante vittoria, si è spinto fino a dichiarare su RMC di "non gradire molto il termine 'razzializzato'" e di preferire definire la "nuova Francia" come quella dei "figli della Repubblica ed eredi dell'immigrazione ". Eletto a fatica, Bagayoko incarna sia la cruda realtà del razzismo sia la possibilità di una risposta dignitosa e determinata. Forse, se osiamo sognare un po', rappresenta anche una sintesi tra l'orgoglio per le proprie origini e la rivendicazione del "diritto all'indifferenza", da cui la sinistra potrebbe trarre ispirazione.

https://www.lemonde.fr/idees/article/2026/03/29/jean-luc-melenchon-nourrit-la-rhetorique-identitaire-de-l-extreme-droite-en-opposant-une-france-racisee-a-une-france-raciste_6675167_3232.html?search-type=classic&ise_click_rank=2


sabato 14 novembre 2015

La guerra contro il Califfato, tempo scaduto



Roberto Napoletano
Combattere  uniti per difendere la civiltà
Il Sole24ore, 14 novembre 2015

Potremmo dire siamo tutti francesi, ma non basterebbe. Potremmo dire siamo tutti europei, ma dovremmo subito prendere atto che nessuno ha avuto la dignità di dare a noi cittadini europei almeno un esercito. Potremmo ripetere, come dicemmo il giorno dell’attentato alla libertà di ridere di tutto, la “bestemmia” che costò la vita a donne e uomini della redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi, che questa macchina del male non appartiene alla religione ma al terrorismo organizzato, una minoranza pericolosissima che vuole sfruttare le contraddizioni del mondo democratico e chiudere spazi vitali alla comunità musulmana che ha dentro di sé il Corano della tolleranza e della pace, conosce in profondità la sua identità ma vuole rispettare quella del mondo Occidentale e integrarsi con essa sia pure nella diversità.
No, questa volta, diciamo che la “terza guerra mondiale che si combatte a pezzi” da troppo tempo è tornata a colpire Parigi, è arrivata dentro casa, nel cuore della casa europea, con la forza brutale dell’atto di guerra all’Occidente, qui la risacca sanguinosa del Medio Oriente si arma con un esercito di combattenti nati e cresciuti in Francia. Brucia Parigi, brucia l’Europa. Nulla, proprio nulla, sarà come prima. A questa guerra l’Occidente e i suoi alleati devono rispondere con altrettanta forza combattendo uniti senza se e senza ma il Califfato, lì dove è armato e organizzato, Siria, Iraq, Libia, e lì dove l’esercito dei suoi seguaci in casa nostra si è mobilitato. Il seme del male è cresciuto nella pancia del Medio Oriente, ma è penetrato e si è diffuso nella pancia dell’Europa tra l’ignavia dei più. L’Europa dormiente dei troppi egoismi e delle mille miserie ragionieristiche riscopra le ragioni ideali della sua civiltà e le difenda con la forza militare e con le armi della sicurezza e della coscienza perché i valori della vita e della convivenza civile non sono negoziabili, sono valori fondanti che abbiamo costruito nei secoli e appartengono al capitale umano più importante del mondo. Per questi valori, si combatte uniti e a viso aperto, c’è scritto nell’atto anagrafico costitutivo, a meno che si decida di sostituirlo con quello di morte.
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L’Europa dimostri di esistere almeno nelle tragedie, affermi con i fatti che è finita la stagione in cui ognuno combatte la sua guerra e chiude le sue frontiere, questa guerra la può combattere e vincere solo l’Occidente, tutto l’Occidente insieme, avendo la forza di distinguere tra alleati e nemici e chiamando a rispondere delle proprie responsabilità, di questi attentati contro l’umanità, di certo il Califfato, ma anche i troppi alleati nascosti di quel Califfato, in casa e fuori. La lezione della storia ci indica la strada da seguire, i 158 morti sulle strade di Parigi ci dicono che il tempo è scaduto e che senza l’intelligenza e la forza degli Stati Uniti d’Europa non riusciremo a superare il nostro 11 settembre.

°°°

Un commento di Ibrahim Osmani 

La terza guerra mondiale è cominciata da un bel po'... l'Europa ne sta prendendo parte attiva e non la deve cominciare adesso come suggerisce Napoletano. Parliamo di sistema di valori universali, non del loro o del nostro (anche perché secondo [certi] ragionamenti ... il mio sarebbe da includere nel “loro” e non nel “nostro”), parliamo del perché la vita di un giovane francese o europeo in generale deve valere di più della vita di un giovane siriano, irakeno o libanese così mi includo anche se tanto giovane non lo sono più. Mi spiegate perché a Parigi, Roma o Berlino bisogna poter andare al ristorante, al cinema e al teatro senza affrontare nessun pericolo di vita e a Beirut, Bagdad o Damasco anche per procurarsi un chilo di pane è nella normalità rischiare la propria vita? Le guerra del Medio Oriente ci sono non soltanto grazie agli armamenti occidentali ma anche per colpa di una politica estera occidentale che non ha fatto che destabilizzare l’area per motivi economici politici e di gestione del potere e delle risorse. Mi spiegate perché la guerra, la terza guerra mondiale, deve essere delimitata geograficamente solo in Medio Oriente e non coinvolgere i territori di tutte le parti coinvolte? L’occidente sta combattendo ed è fortemente coinvolto non soltanto attraverso i bombardamenti dei droni ma anche attraverso vendita di armi legalmente e illegalmente a gente che in pratica sta combattendo. Sono contro tutte le guerre quelle in Medio Oriente e quelle in Europa, sono contro qualunque tipo di terrorismo che esso provenga dall’Islamic State o da qualunque altro Stato… Mi ricordo alla fine degli anni 90 si diceva che era ora di portare la pace nel Medio Oriente perché era da molto tempo un'area martoriata…. Da allora si è portato di tutto ma non la pace…. L’esempio più calzante è il capolavoro realizzato in Libia, l’applicazione da manuale su come ti destabilizzo un paese… Ci sarebbero tante di quelle pagine da scrivere e tanti di quei discorsi da sviluppare… Ovviamente sulla Libia non sto prendendo le difese dell'ex dittatore... ma dico: cavolo... portate il lavoro fino alla fine e non lasciate le cose a metà in modo da avere la situazione attuale.... Sui valori Lerner sta prendendo delle posizioni in cui mi riconosco.. ma lui è un libanese come me!

https://palomarblog.wordpress.com/2015/11/14/luso-del-terrore-nella-fase-attuale-della-guerra/