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domenica 28 settembre 2014

Bianca e lo speziale: una tresca nella Venezia del Cinquecento



Ve lo sareste aspettato? Alessandro Barbero, con la sua aria di ragazzo studioso e birichino, da storico si è fatto, molto tempo fa ormai, romanziere senza abbandonare la sua vocazione primitiva. Ed ecco che, alla sua quinta prova da narratore libero, si ritrova sulle orme di un altro Alessandro e rifà I Promessi Sposi in una chiave più moderna. Per la verità Gli occhi di Venezia (Milano, Mondadori 2011) sono ambientati negli anni 1588-1590,
Ponte di Rialto, 1588-91
quaranta anni esatti prima del tempo in cui si svolge in Lombardia la vicenda del romanzo manzoniano: il triennio 1628-1630. Altra differenza: Michele e Bianca sono già sposati quando la narrazione di Barbero prende il suo avvio, a differenza di Renzo e Lucia che restano fidanzati per quasi tutta la durata della storia raccontata da Manzoni. I novelli sposi di Barbero però vengono separati dai duri colpi della sorte e il romanzo in fondo è la storia del loro fortunoso e fortunato ricongiungimento.
Dove sta la modernità, allora? In ciò che lo stesso Barbero riferisce e sostiene parlando dell’operazione da lui compiuta. Sembra non essersi accorto subito del parallelo con I Promessi Sposi nel suo lavoro di composizione, dopo di che non ha mai cercato - lui dice – “volutamente il parallelo o la   parodia” e aggiunge subito dopo: “questo non ha impedito a uno dei primi lettori di osservare che la mia Bianca, rimasta sola, fa tutto quello che Lucia non ha fatto – o che don Lisander non ha voluto raccontare! E a questo punto direi anche che il personaggio che per me è il più bello del romanzo, Clarice, è la risposta alla donna Prassede del Manzoni: tutta rovesciata in positivo però...” (Giulia Mozzato, Intervista a Barbero, 24 febbbraio 2011, http://www.wuz.it/intervista-libro/5606/alessandro-barbero-storia.html).
Già, Clarice. E’ la moglie di Lorenzo Bernardo.
Palazzo Bernardo sul Canal Grande
A un certo punto nel corso del romanzo diventa la padrona di Bianca. A ben vedere è la protagonista
della vicenda narrata. Ha un ruolo determinante negli sviluppi che portano al ricongiungimento degli sposi. In tal senso vale più di donna Prassede; e sovrasta inoltre la sua omologa in quanto è un personaggio a pieno titolo e non una caricatura.
Che cosa fa di speciale Bianca rispetto a Lucia? Non si fa solo proteggere, si muove da sola sulla scena della società veneziana. Potrebbe darsi alla prostituzione. E’ una soluzione che le viene prospettata in questi termini:  

…”Vedi, io ho una casa non lontano di qui, e tengo delle brave ragazze che lavorano. Loro mi danno una parte di quel che guadagnano, e stanno lì al sicuro.”

Così le parla una donna anziana che è andata a cercarla a casa. Quando Bianca capisce di che si tratta si ritrae sdegnosa. Qualche tempo dopo, mentre si trova a servizio da Clarice, non rifiuta invece la corte dello speziale Giacomo e ne diventa l’amante per un breve periodo.
E qui è la padrona a cavarla d’impaccio:

… “io dico che quando tuo marito tornerà, non c’è nessun bisogno che venga a saperlo, che ne dici, Bianca? Lui è chissà dove da anni, chissà che cosa ha fatto nel frattempo, e tu sei una moglie saggia e non glielo chiederai, vero? Lui, invece, siccome gli uomini non sono saggi, vorrà sapere tutto di te, e tu di questa storia che mi hai raccontato stanotte non gli dirai niente, hai capito bene? E’ un ordine della tua padrona, prendo io su di me le conseguenze, tu devi sapere solo una cosa, che ti ho dato un ordine ed è tuo dovere ubbidire.”
   Bianca non piangeva più ora; si teneva aggrappata alle mani di Clarice, e ogni momento le baciava. Poi, però, si trasse indietro e guardò smarrita la padrona.
   “Ma ser Giacomo! Lui lo dirà a tutti!” esclamò, atterrita. Clarice la guardò corrugando la fronte.
   “Tu credi? Vedremo!” esclamò.
  
Un approccio decisamente laico, non c’è che dire. Come è laico il modo in cui viene presentato il rapporto tra Bianca e Giacomo, prima. Niente “la sventurata rispose”, come per la povera Gertrude. Qualcosa che sta tra l’imbarazzo e il piacere:

Non era sicura che le fosse piaciuto, e ora si sentiva bruciare furiosamente tra le gambe. Ma era la prima volta che aveva un uomo da quando Michele era scomparso, e in tutto il suo corpo si erano risvegliate sensazioni sopite da troppo tempo.

Chissà poi se questa rivoluzione dall’alto, con la padrona che aiuta la sua cameriera a svincolarsi dal predominio maschile è plausibile. Nelle Nozze di Figaro, tanto per dire, c’è un’alleanza alla pari tra la cameriera Susanna e la padrona a danno del conte. Altri tempi, altri costumi. Una aristocratica veneziana pronta a battersi per i diritti dell’uomo e della donna nella seconda metà del Cinquecento è forse un frutto fuori stagione, una primizia. Sta qui in fondo il suo limite e il suo pregio.

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Lorenzo Bernardo, Viaggio a Costantinopoli di sier Lorenzo Bernardo: per l'arresto del bailo sier Girolamo Lippomano Cav., 1591 aprile, R. Deputazione Veneta sopra gli Studi di Storia Patria, Venezia 1886.

http://www.albanianhistory.net/en/texts1000-1799/AH1591.html

Diary of the voyage of Lorenzo Bernardo to Constantinople.
Note 56pp On this MS Mr Rawdon Brown has written the following note:- "The Sig. Lorenzo Bernardo was sent to Constantinople for the purpose of seizing the Bailo, Girolamo Lippomano, and shipping him off under the custody of Filippo Casalini, `fante' of the chiefs of the X, to Venice, and the orders of the Council of the Ten were in great measure carried into effect; but, when off Lido, Lippomano threw himself into the sea, and by a voluntary death escaped the penalties that awaited him for high treason. See a manuscript account of his death amongst the reports of Constantinople, and Andrea Morosini, Vol. 4, p. 140.

martedì 21 maggio 2013

Amore senza eros nei Promessi sposi

Le ragioni del silenzio 

Ma ponete il caso, che questa storia venisse alle mani per esempio d’una vergine non più acerba, più saggia che avvenente (non mi direte che non ve n’abbia), e di anguste fortune, la quale perduto già ogni pensiero di nozze, se ne va campucchiando, quietamente, e cerca di tenere occupato il cuor suo coll’idea dei suoi doveri, colle consolazioni della innocenza e della pace, e colle speranze che il mondo non può dare né torre; ditemi un po’che bell’acconcio potrebbe fare a questa creatura una storia che le venisse a rimescolare in cuore quei sentimenti, che molto saggiamente ella vi ha sopiti.
Ponete il caso che un giovane prete...
Fermo e Lucia, II, 2
 


Il ritratto di Lucia 

Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perchè si lasciasse vedere; e lei s’andava schermendo, con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’apriva al sorriso. I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile dirizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi moltiplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento, che si dividevano all’intorno, quasi a guisa de’ raggi d’un’aureola, come ancora usano le contadine nel Milanese. Intorno al collo aveva un vezzo di granati alternati con bottoni d’oro a filigrana: portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch’esse, a ricami. Oltre a questo, ch’era l’ornamento particolare del giorno delle nozze, Lucia aveva quello quotidiano d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare.
I Promessi Sposi, capitolo 2
Lucia nei pensieri di Renzo

Tre sole immagini gli si presentavano non accompagnate da alcuna memoria amara, nette d’ogni sospetto, amabili in tutto; e due principalmente, molto differenti al certo, ma strettamente legate nel cuore del giovine: una treccia nera e una barba bianca.
...  Che notte, povero Renzo! Quella che doveva esser la quinta delle sue nozze! Che stanza! Che letto matrimoniale! E dopo qual giornata! E per arrivare a qual domani, a qual serie di giorni! — Quel che Dio vuole, — rispondeva ai pensieri che gli davan più noia: — quel che Dio vuole. Lui sa quel che fa: c’è anche per noi. Vada tutto in isconto de’ miei peccati. Lucia è tanto buona! non vorrà poi farla patire un pezzo, un pezzo, un pezzo! —
...  Renzo si fermò un momentino sulla riva a contemplar la riva opposta, quella terra che poco prima scottava tanto sotto i suoi piedi. — Ah! ne son proprio fuori! — fu il suo primo pensiero. — Sta’ lì, maledetto paese, — fu il secondo, l’addio alla patria. Ma il terzo corse a chi lasciava in quel paese. Allora incrociò le braccia sul petto, mise un sospiro, abbassò gli occhi sull’acqua che gli scorreva [a’ piedi, e pensò — è passata sotto il ponte! —
pensieri di Renzo durante la fuga, capitolo 17


Una parola impossibile da proferire o anche solo da evocare allusivamente

Gertrude la faceva venire spesso in un suo parlatorio privato, e la tratteneva talvolta lungamente, compiacendosi dell’ingenuità e della dolcezza della poverina, e nel sentirsi ringraziare e benedire ogni momento. Le raccontava anche, in confidenza, una parte (la parte netta) della sua storia, di ciò che aveva patito, per andar lì a patire; e quella prima maraviglia sospettosa di Lucia s’andava cambiando in compassione. Trovava in quella storia ragioni più che sufficienti a spiegar ciò che c’era d’un po’ strano nelle maniere della sua benefattrice; tanto più con l’aiuto di quella dottrina d’Agnese su’ cervelli de’ signori. Per quanto però si sentisse portata a contraccambiare la confidenza che Gertrude le dimostrava, non le passò neppur per la testa di parlarle delle sue nuove inquietudini, della sua nuova disgrazia, di dirle chi fosse quel filatore scappato; per non rischiare di spargere una voce così piena di dolore e di scandolo. Si schermiva anche, quanto poteva, dal rispondere alle domande curiose di quella, sulla storia antecedente alla promessa; ma qui non eran ragioni di prudenza. Era perchè alla povera innocente quella storia pareva più spinosa, più difficile da raccontarsi, di tutte quelle che aveva sentite, e che credesse di poter sentire dalla signora. In queste c’era tirannia, insidie, patimenti; cose brutte e dolorose, ma che pur si potevan nominare: nella sua c’era mescolato per tutto un sentimento, una parola, che non le pareva possibile di proferire, parlando di sè; e alla quale non avrebbe mai trovato da sostituire una perifrasi che non le paresse sfacciata: l’amore!
cap. 18

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Alberto Arbasino, Solo per te, Lucia, in Certi romanzi, Einaudi, Torino 1971, p. 270:
Nella figura di Lucia, [...] convergono apertamente le due pulsioni fondamentali dei Promessi Sposi. La  prima dev'essere la cupidigia sessuale, anche se non si sente, perché dopo tutto è questa che mette in moto la trama con le voglie di Don Rodrigo, e poi la ricarica a metà romanzo con le pâmoisons della monaca di Monza. La seconda sarà evidentemente la religiosità che affanna e consola e dunque può risolvere un buon numero di problemi come uno stimolante o un tranquillante 'che fa miracoli'.