sabato 31 ottobre 2026

Siamo tutti maranza

Roberto Maggioni
«Siamo tutti maranza». Milano ritorna in strada
il manifesto, 31 ottobre 2026

A metà pomeriggio dal furgoncino dell’Usb urlano un liberatorio «siamo in 100 mila». Così si conclude una lunga giornata in cammino iniziata attorno alle 10 de mattino dal piazzale della Stazione Centrale di Milano per i lavoratori del sindacato di base e di fronte al Politecnico per gli studenti dal piazzale. C’è un popolo che è sceso in piazza anche a Milano contro Giorgia Meloni, un popolo che fa fatica ad arrivare alla fine del mese nella città degli iper ricchi, o che studia in scuole fatiscenti. Arrivato dagli istituti di Milano, ma anche da quelli dell’hinterland. Con una presenza dei professionali e dei tecnici che segna una differenza sostanziale rispetto alle mobilitazioni degli anni scorsi dominate dai licei. Un popolo arrivato anche dai magazzini della logistica che costellano la cintura esterna di Milano, così come dalle aule universitarie o dagli uffici del pubblico impiego. Un popolo fatto di giovani, ma anche dei loro genitori. In tanti ieri – genitori e figli – hanno camminato insieme. Un popolo fatto anche da un gruppetto di studentesse di 16 anni che sorreggevano uno striscione con scritto sopra «la generazione contro l’inflazione».

MA CHE NE SA dell’inflazione un sedicenne? Non dovrebbe essere roba da vecchi? In queste mobilitazioni invece le questioni materiali – casa, lavoro, reddito – sono esplose proprio tra i più giovani. Il corteo milanese è stato sì contro il carovita e le spese militari, ma anche una forte risposta alla repressione del governo Meloni.  A metà pomeriggio dal furgoncino dell’Usb urlano un liberatorio «siamo in 100 mila». L’ennesimo schiaffo dei giovani alla paura, dopo quello del 24 ottobre quando il governo aveva mandato a Milano 500 militari della Folgore militarizzando la città e i giovani avevano risposto in 15 mila muovendosi per le vie del centro autorganizzandosi al momento.

Dentro il popolo sceso per strada ieri c’è sicuramente anche chi ha votato No al referendum sulla giustizia e chi è sceso in piazza un anno fa contro il genocidio a Gaza. In corteo tante le bandiere palestinesi, presente anche lo spezzone dei Giovani palestinesi italiani. Anche un anno fa, il 22 settembre, a fare da collante tra giovani e meno giovani era stato uno sciopero generale del sindacato di base Usb.

STUDENTI E LAVORATORI, la somma la si è vista in piazzale Loreto quando i due cortei si sono incontrati per fondersi in uno solo e raggiungere la tangenziale est. Sulla carreggiata verso sud della tangenziale i manifestanti hanno sfilato per tre ore e mezza, in clima così disteso che a un certo punto un trapper (BighiBrown) ha girato un video sulla tangeziale occupata tra fumogeni, manifestanti e lo sguardo a distanza della Digos. «Stop carovita, no alla guerra, no al riarmo», lo striscione d’apertura del sindacato di base. Su quello dello spezzone studentesco c’era scritto «Riprendiamoci il futuro». E dietro, su un cartello tenuto in mano da una ragazza, c’era scritto «sono il futuro, ma senza un futuro». Una citazione da un brano del rapper Massimo Pericolo, che evidentemente ben descrive lo stato d’animo di questa generazione Z, che a Milano è stata anche Generazione Maranza, come scritto su due striscioni nello spezzone del centro sociale Cantiere.

LA PAROLA MARANZA risuonava anche in uno spezzone con i giovani del quartiere popolare Giambellino, arrivati in manifestazione insieme agli educatori di zona, che cantavano «siamo tutti quanti maranza». Una delle parole più abusate in questi anni, usata per marginalizzare le seconde generazioni, ripresa ora dai ragazzi con ironia per toglierla di bocca alla destra e togliersi di dosso quello stigma. Anche alcune bandiere tricolore italiane lungo il corteo hanno fatto quell’effetto: togliere feticci alla destra, togliere potere a certi simboli. Che forse è la cosa che fa più paura a chi sta al Governo: avere a che fare con una generazione imprevedibile e incontrollabile.

Nessun commento:

Posta un commento