Rita Rapisardi
Torino, cori e slogan free style. Poi partono le cariche
il manifesto, 17 ottobre 2026
«La capitale italiana delle proteste degli studenti»: così l’hanno ribattezzata dai microfoni le ragazze e i ragazzi scesi in strada a Torino per il “No Melony day”, coinciso con lo sciopero dei docenti. E in effetti Torino torna in questo autunno a fare da traino alle occupazioni dopo la stagione del Blocchiamo tutto: sono venti i licei e istituti interessati, ma la cifra aumenta se si considerano le scuole in cui sono avvenute assemblee. Oltre 5mila in corteo ieri, appuntamento in piazza XVIII dicembre, in ricordo dell’eccidio fascista del 1922.
Due i temi principali che riecheggiano negli slogan che lo striscione in testa sintetizza: «Soldi alla scuola non alla guerra, scuole in rivolta per un futuro nuovo». Poi ci sono le condizioni fatiscenti delle scuole: muffa e crepe larghe anche un centimetro sui muri, strutture vecchie e con infiltrazioni. Al Cattaneo a maggio è crollato un soffitto, non ha fatto notizia perché era domenica. E ancora: la scuola targata Valditara, che fa distinzioni tra alunni in base alla loro origine, una “scuola caserma” che fa entrare l’esercito.
Riecheggiano a Torino le proteste dei cugini d’oltralpe: meritare una vita dignitosa, un futuro certo, lontano dalla guerra. «Se non ci date il futuro, ce lo prendiamo», «soldi alla scuola non alla guerra», «a scuola nessuno è straniero», «noi la guerra non la vogliamo» urlano mentre bruciano un carro armato di carta pesta davanti all’Ufficio scolastico del Piemonte. I giovani in piazza sono divisi per gruppi e collettivi, più o meno organizzati, più o meno esperti di manifestazioni. Alcuni al loro primo corteo: hanno 13 anni e sono avvolti dalla bandiera palestinese. Altri, vicini alla maturità, hanno già vissuto la stagione delle proteste per l’alternanza scuola lavoro di tre anni fa. Si stringono tra loro, fanno foto, cantano cori, fanno il verso agli estremisti di oggi come Roberto Vannacci, ma anche ai membri del governo, in testa la premier Meloni. Dal camioncino in testa parte una richiesta: «Qualcuno sa fare freestyle?» Un ragazzo si avvicina, base e improvvisazione, a ogni linea esplode un boato. Un corteo variegato, ma unito negli intenti, anche quando scoppiano le frizioni tra parti sul da farsi: sette camionette e decine di agenti in antisommossa chiudono la strada nelle tre direzioni all’imbocco di corso Inghilterra verso porta Susa, il corteo resta bloccato per una buona mezz’ora. Qualche uovo colpisce gli agenti in fila. Varie anime provano a mediare con la polizia per sbloccare la situazione.
Un gruppo di professori forma un cordone umano a difesa degli studenti: sono di Usb, Cub, altri non legati ad alcuna sigla. Quando il corteo raggiunge piazza Castello, ancora nutrito, un gruppo di un centinaio si stacca, va davanti alla polizia che presidia la prefettura. Parte una pietra, la risposta è immediata: vengono azionati gli idranti a cui seguono una decina di lacrimogeni. Si conteranno tre cariche con i docenti ancora a frapporsi per difendere i ragazzi. Il corteo prosegue verso Palazzo nuovo, dove si conclude intorno alle 14 con l’appuntamento per lo sciopero generale del 30 ottobre. Alla fine tre minorenni sono stati arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti a offendere, oltre 50 sono stati identificati.
La manifestazione di Torino arriva dopo quindici giorni di mobilitazioni, questa settimana ha visto l’intervento delle forze di polizia in alcuni istituti, chiamate dai presidi. Martedì i carabinieri hanno arrestato uno studente dell’istituto Boselli, ora accusato di accesso abusivo, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, ma lui si difende: «Non abbiamo occupato il piano danneggiato». Sono due i licei dove si sono verificati tentativi di irruzione da parte di giovani incappucciati, alcuni identificati: sono risultati non collegati alle scuole prese di mira. All’istituto Sella hanno fatto irruzione in quaranta e si registra qualche danno. Giovedì mattina, invece, il tentativo di occupazione da parte di una cinquantina di studenti dell’istituto alberghiero Colombatto è fallito dopo che i militanti di Azione Studentesca hanno fatto un cordone ai cancelli impedendo l’entrata di chi voleva occupare.
Giulia Merlo
Meloni fa l'ottimista. Ma l'Italia è una bomba pronta ad esplodere
Domani, 16 ottobre 2026
Dall’ottimismo di Meloni a Bruxelles alle piazze infiammate in Italia. Tanta è la distanza tra i toni della presidente del Consiglio al termine del Consiglio europeo e le immagini delle proteste degli studenti e degli autotrasportatori in molte città.
La premier ha rivendicato che nelle conclusioni del vertice sia rientrato il tema della revisione degli Ets (Emission trading system) e di aver concluso positivamente la trattativa sul decreto Bollette. «Le misure avevano bisogno del via libera della Commissione, la trattativa è stata lunga ma costruttiva» e ora il governo potrà intervenire sul prezzo dell’elettricità e, auspicabilmente, «abbassare le bollette», ha spiegato Meloni, che si è definita «ottimista» dopo la conversazione con la presidente Ursula von der Leyen, cui ha chiesto per l’Italia più flessibilità. «Ho spiegato la situazione» anche con l’ausilio «di slides», ha spiegato la premier: «Sul tema dell’energia l’Italia è determinata e non è sola». Il risultato sono stati «significativi progressi» per ottenere maggiori margini di flessibilità «anche per investimenti sull’energia».
Un riferimento a parte è stato dedicato al capitolo immigrazione, su cui Meloni è tornata a rivendicare di aver ottenuto «una cornice di misure per permettere agli Stati di dare risposte immediate in caso di crisi, come quella di Ceuta». Misure che verranno annunciate al termine di un dibattito che si concluderà nel prossimo Consiglio. Nel mentre, un incontro con il primo ministro iberico Pedro Sánchez ha fatto calare la tensione, con un lavoro congiunto dei rispettivi ministeri dell’Interno «per sostituire le misure reciproche con forme di cooperazione». La deescalation si traduce in una piccola proroga di sette giorni del blocco di Schengen per poi passare a nuove misure sostitutive.
Sulla carta, il bottino presentato da Meloni sembra ricco, in particolare per quel che riguarda il comparto energia. In realtà per ora – anche stando ai numeri della bozza di manovra – ancora non si intravedono soluzioni strutturali per calmierare i costi in continuo aumento e che minacciano di abbattersi ancora più violentemente su famiglie e imprese con l’arrivo dell’inverno e i termosifoni che si accendono.
Il Paese reale
La narrazione della premier si infrange contro la realtà delle piazze e dei numeri. L’Istat ha infatti rilevato che l’inflazione è volata nel mese di settembre, facendo registrare un aumento dello 0,7 per cento e arrivando al 4,2 per cento. L’accelerazione è dovuta soprattutto «all’andamento dei prezzi degli energetici, sia regolamentati (da +18,6 a +25,8 per cento) sia non regolamentati (da +17 a +22,5 per cento), e degli alimentari non lavorati (da +3,8 a +5,5 per cento)».
Una notizia, questa, che si riverbera nell’attuale protesta degli autotrasportatori che si sono mobilitati in particolare nelle regioni del Sud, dove i blocchi alle raffinerie di Taranto (che ieri si sono conclusi) hanno lasciato a secco molti distributori di benzina, dove i prezzi rimangono insostenibili per il comparto. Le mobilitazoni hanno provocato il blocco di alcune uscite autostradali sulla A30 e anche di una corsia sulla A2 Salerno-Reggio Calabria
«Siamo al lavoro per dare risposte», è stato il messaggio di Meloni, che su questo è stata incalzata dal leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. «Ci aggiorna su Ceuta. Non ci ha detto nulla, invece, sulle gravi emergenze che stanno esplodendo sul nostro territorio», ha detto riferendosi agli autotrasportatori e agli studenti. La ricetta di Conte è quella di prendere i «14 miliardi di spese extra su armi e difesa» e dare «sollievo a chi non ne può più». Più facile a dirsi che a farsi, in questa fase così avanzata di negoziazione anche sul tema della difesa. «Introdurre un tetto dinamico al prezzo dei carburanti, per legge, temporaneo (90 giorni) e verificato ogni 15 giorni, attivabile dal Governo solo in condizioni eccezionali accertate dal Garante dei prezzi», è invece la proposta del Pd di Elly Schlein.
Un incontro con le associazioni di categoria è stato fissato al ministero dei Trasporti per il 27 ottobre – tra dieci giorni – e lì il governo promette soluzioni, ma la lettura dei sindacati è diversa. «La latitanza delle istituzioni e del governo alimenta la protesta di chi non ce la fa più», ha dichiarato il segretario di Assotir Claudio Donati, secondo cui «i trasportatori chiedono di essere aiutati a non fermarsi, perché temono che non riuscirebbero più a ripartire». Nell’immediato, la richiesta è quella di un nuovo abbassamento dei costi del gasolio, ma l’interrogativo per il governo è sempre lo stesso: con quali soldi, vista anche la ristrettezza cui è stato costretto in legge di Bilancio.
Ora si apre proprio la lunga fase negoziale che riguarda la Finanziaria, che sempre dovrà passare da Bruxelles dove Meloni dovrà ottenere il via libera all’uso della clausola di salvaguardia per l’energia per calmierare l’impatto dell’inflazione che – come certificato dall’Istat – è schizzata proprio a causa dei costi energetici. Operazione non facile nonostante l’ottimismo di facciata, visto che i fondi europei sono stati pensati per finanziare la decarbonizzazione e andrebbero invece convertiti in misure che potrebbero essere interpretate come un indiretto incentivo al consumo di energia fossile a prezzi più bassi.



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