Quando Said Kabat, sulla cinquantina, è andato a controllare il suo terreno nell’area di Majd al-Krum, in Galilea, nel nord di Israele, ha trovato all’ingresso della proprietà il suo terreno livellato da un bulldozer, una bandiera israeliana e un paio di tende bianche. Poco più in là, alcuni coloni avevano montato un recinto per le pecore, sistemato alcune cisterne d’acqua e allacciato la corrente.

Kabat racconta che i coloni si erano dati appuntamento proprio sul suo terreno privato, da cui si vedono Haifa, Akko e le altre città costiere. Secondo gli abitanti di Majd al-Krum i coloni venivano da alcuni avamposti in Cisgiordania ed erano i cosiddetti “giovani delle colline”, i più violenti nel movimento dei coloni.

Pochi giorni dopo, più di 500 abitanti di Majd al-Krum, palestinesi con cittadinanza israeliana, sono scesi in strada chiedendo alla polizia israeliana di smantellare l’avamposto. La polizia non lo ha fatto, ma dopo alcuni giorni i coloni hanno lasciato il terreno. La tattica segue quella utilizzata da anni in Cisgiordania.

Si occupa un terreno con tende o caravan, si allacciano acqua ed elettricità dagli insediamenti vicini e poi ci si allarga, costruendo abitazioni, strade e ingressi controllati. Ma in questo caso è la geografia a dire qualcosa di diverso, con un avamposto costruito nel nord di Israele, su un terreno privato che domina una città di circa 15 mila abitanti e dove tutti i residenti sono cittadini israeliani.

Il comizio di Smotrich


Dopo alcuni giorni sul terreno di Kabat sono arrivati diversi influencer e attivisti dell’estrema destra israeliana, molti dei quali sostenitori di Itamar Ben Gvir e Benjamin Netanyahu, insieme al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.In un video girato il 25 settembre si vede Smotrich tenere un comizio proprio sulla collina privata di Kabat. Nel suo discorso chiede direttamente la colonizzazione della Galilea. «La festa è finita. Quello che abbiamo fatto in Giudea e Samaria lo faremo nel Negev e in Galilea. Sì, lo faremo». In un altro post pubblicato su Instagram Smotrich scrive: «È ora di guardare con i nostri occhi la vera minaccia che si sta svegliando dal nord al sud».

Le parole di Smotrich si inseriscono in una narrazione sempre più presente nell’estrema destra israeliana, dove la crescita delle città palestinesi nel nord di Israele viene descritta come una «invasione». Una minaccia interna che nella intenzioni di Smotrich e Ben Gvir andrebbe affrontata con gli stessi strumenti utilizzati contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza. Visione diventata ancora più diffusa dopo il 7 ottobre e che negli ultimi giorni si è intrecciata con il tentativo di escludere dalle prossime elezioni tutti i partiti arabi.

Gli effetti delle parole di Smotrich non si sono fatti attendere. Poche ore dopo il comizio decine di coloni hanno ricoperto la via d’accesso a Majd al-Krum con decine di bandiere israeliane, sul modello delle strade palestinesi in Cisgiordania. Alcuni residenti hanno provato a rimuoverle, ma raccontano di avere paura di possibili ripercussioni. 
Secondo Aya Manaa, 40 anni, responsabile del Comitato locale di Majd al-Krum quello che è accaduto è parte di «una strategia precisa, volta a mandare un segnale a tutti i palestinesi cittadini di Israele». Dice che i coloni arrivati a Majd al-Krum avevano intenzione di restare «e cantavano cori che incitavano a bruciare la città». Quando ha comunicato alla polizia il timore degli abitanti, il capo del dipartimento di polizia di Majd al-Krum gli ha risposto che i coloni erano andati «a fare un barbecue», sminuendo la portata dell’evento.

Il nuovo fronte

«Il tentativo di costruire un avamposto è un motivo di preoccupazione per tutti i cittadini della Galilea», racconta Aya. «Gli abitanti di Majd al-Krum vivono già schiacciati all’interno della città, senza che Israele ci dia i permessi per costruire altrove. Le uniche terre coltivabili rimaste sono alle periferie della città e temiamo che possano essere occupate, soprattutto perché in alcuni casi i diritti di proprietà non sono ben definiti». Said Kabat si è rivolto alla Corte di giustizia israeliana, ma il suo terreno continua a essere occupato da alcune tende e la polizia continua ad impedirgli l’accesso. Racconta che ogni giorno i coloni tornano sul terreno e che sono soprattutto i giovani di Majd al-Krum a impedire che si insedino stabilmente.

Intanto, in vista delle elezioni del 27 ottobre, l’ultradestra israeliana spinge per trasformare la vicenda di Majd al-Krum in un precedente pericoloso, che potrebbe aprire un nuovo fronte di tensione all’interno di Israele. I cittadini palestinesi di Israele si sentono sempre più nella morsa, costretti a fare i conti con una violenza crescente e con i tentativi di ridurre la loro rappresentanza politica in parlamento. «Dopo il massacro di Gaza e le violenze in Cisgiordania sentiamo di essere i prossimi. È come se tutti i giorni fossimo sottoposti a un test di fedeltà, sul lavoro e nella vita pubblica. Sappiamo che prima o poi toccherà a noi».