Roberto Gressi
Massimo Cacciari: "Le primarie? Sono una strada rovinosa. Se Schlein perde, il Pd rischia lo sfascio"
Corriere della Sera Roma, 9 ottobre 2026
Massimo Cacciari vede mal messe tutte e due le coalizioni che si sfideranno, in primavera o alla scadenza naturale di settembre, per il governo dell’Italia. Alleanze divise al loro interno, inaffidabili nel realizzare programmi indefiniti. Con la differenza che mentre il centrodestra ha in Giorgia Meloni una leader indiscussa, il centrosinistra invece si avvita nella competizione per decidere chi sarà il candidato premier. Considera le primarie rovinose e probabilmente inevitabili, a meno che il Campo largo non cambi passo e si dia un programma netto sulla politica estera e sull’economia. A quel punto potrebbe anche ragionare su una persona terza, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, la più capace di realizzare la linea di governo proposta agli italiani.
Professore, il Campo largo può competere per il governo del Paese?
«Vincere le elezioni? Certo, è possibile, specialmente con l’incognita Vannacci. Governare? Il rischio è quello di non fare niente. Bisognerebbe riconoscere uno straccetto di verità: le coalizioni sono divise al loro interno, non hanno una linea comune, e questo le blocca».
Vale anche per il centrodestra?
«Assolutamente. Hanno battuto il record di longevità ma non hanno portato a casa nemmeno una riforma significativa. Non che sia facile, con le guerre e quant’altro».
Hanno però in Giorgia Meloni una leader riconosciuta.
«Sono divisi su tante cose, ma hanno una leader forte che li tiene insieme. A sinistra mancano sia l’unità sul programma che una guida condivisa. Anche l’Ulivo era spaccato su tante cose, ma aveva Romano Prodi. Ora non c’è nemmeno una figura che faccia da collante».
La nuova legge elettorale obbliga a indicare un candidato premier.
«Non ci trovo niente di male, è un elemento di chiarezza verso l’elettorato. Basta guardare all’esperienza dei sindaci».
E allora? Come ne possono uscire?
«Li vedo avviati verso la strada rovinosa delle primarie».
Quali sono i rischi?
«Se Elly Schlein dovesse perdere la sfida, il Pd andrebbe incontro allo sfascio. Non sono un tifoso di Schlein, ma con lei sconfitta tornerebbe alla guida dei dem quella classe politica che ha portato il partito alla decadenza, dalla quale lei ha provato a salvarlo. Se invece dovesse vincere le primarie dovrebbe fare i conti con l’elettorato dei Cinque Stelle, che tendono a votare solo per i loro: guardando le Amministrative è assolutamente chiaro».
E se vincesse Giuseppe Conte?
«Anche lì il problema si porrebbe. Si andrebbe a una campagna elettorale con il principale partito dell’alleanza allo sbando».
Chiusa ogni possibilità per un terzo nome? Si è parlato di Silvia Salis, di Gaetano Manfredi, di Franco Gabrielli. Conte ha fatto trapelare il suo favore per Roberto Gualtieri.
«Lui lo conosco, è molto bravo e fa bene il sindaco di Roma. Credo che il primo ad avere dei dubbi sarebbe lui. Dovrebbe fare il premier senza avere nemmeno un parlamentare che risponda direttamente a lui».
Quindi è un imbuto senza uscita?
«Il Campo largo dovrebbe partire da un programma coraggioso. Non duecento pagine di chiacchiere, di pensierini, di buoni propositi. Ma poche cose chiare e che uniscano tutta la coalizione».
Su quali linee?
«Due soprattutto. La politica estera, affermando in pieno la tradizione europea: siamo per la pace. E per fare la pace occorre un compromesso. Cercare la vittoria netta porta a una crescita della guerra e delle guerre. Questo non vuol dire che non si possa aiutare Kiev per impedire che a vincere sia Putin, ma è la prospettiva che va rovesciata».
E l’altra cosa?
«L’economia. Non si può dire di voler intervenire sui salari, sulla scuola, sulla sanità e sulle disuguaglianze senza spiegare dove prendere i soldi. Con questo debito pubblico l’unica strada è intervenire sul sistema fiscale, con la tassazione progressiva, nel pieno rispetto di quello che dice la Costituzione. Fatti concreti, non dispute fumose e ideologiche. Ma nel centrosinistra tremano al solo pensiero».
Un programma d’attacco.
«Se sono capaci di fare questo, in maniera netta, allora potrebbero anche, a quel punto, provare a trovare un accordo su quale persona può realizzarlo al meglio, evitando la lotteria delle primarie».
Poi c’è il problema dell’astensione.
«Sono tutti fuori dalla realtà, destra e sinistra, non si pongono il problema. Senza capire che l’astensione massiccia delegittima la democrazia. Ma agli uni e agli altri basta vincere, anche con due voti contro uno».
Con la nuova legge servirà il 42 per cento alla Camera e al Senato per far scattare il premio di maggioranza.
«Mi pare di vedere la possibilità concreta che nessuna delle due coalizioni riesca a raggiungere il 42 per cento in tutte e due le Camere, con i sondaggi che danno Futuro nazionale intorno all’otto per cento. A quel punto i giochi si farebbero dopo le elezioni, in Parlamento. Ed è probabile che il centrodestra faccia quello che non può fare adesso, cioè imbarcare il generale Roberto Vannacci».

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