fare attenzione alla lingua di pirandello
Lorenzo
Tomasin
Il Sole 24ore, 18 ottobre 2026
Luigi Pirandello veniva da una famiglia del notabilato benestante della Sicilia più profonda di un’Italia appena unificata. Si formò di fatto in Germania, grazie al lungimirante consiglio di un professore universitario – Ernesto Monaci – che da una Palermo ancora troppo provinciale lo mandò a studiare la linguistica romanza a Bonn (dove si laureò, con una tesi in tedesco sul dialetto di Girgenti, che è stata di recente pubblicata). Fu poi restituito al suo Paese come uno dei drammaturghi più rappresentati e degli scrittori più letti nell’Europa del primo Novecento: un autore italiano noto e apprezzato, anche fuori dalla sua patria (il premio Nobel del 1934 ne è la prova più evidente).
Il suo ruolo nella storia della letteratura è insomma indiscusso. Ma a lungo è rimasto in ombra il suo contributo silenzioso e determinante alla costruzione scritta e… recitata di un italiano moderno, dinamico, riconoscibilissimo (come è sempre l’atmosfera linguistica di una commedia pirandelliana per noi che la leggiamo in originale) eppure spontaneo; intriso di elementi regionali – anche quando in scena si parla italiano – e insieme internazionale, anzi metafisico. Attorno sue pagine, anzi, Giovanni Nencioni costruì la nozione stessa di italiano recitato, descrivendo una forma peculiare e nuova di questa lingua. È una lingua (o meglio, una variegata architettura linguistica) che, esplorata a più riprese da vari punti di vista, andava ancora inquadrata nel suo complesso e descritta in modo accessibile a tutti. Ha colmato la lacuna Sergio Lubello con un libro pensato per le aule universitarie ma ben raccomandabile anche a quelle dei licei e, perché no, pure ai retroscena delle scuole di teatro, visto il tema.
Da qualche anno a questa parte, il Mulino ha dato vita a una collana di volumetti (Italiano d’autore) che ripropongono il canone degli ottimi scrittori della letteratura italiana da un punto di vista complementare a quello di tante serie in apparenza simili. Al centro dell’attenzione c’è qui, appunto, la lingua degli autori, osservata da prospettive ricorrenti, che chiamano in causa le opinioni dei singoli sulla lingua italiana (quelle di Pirandello, per esempio, erano risolutamente contrarie alle mode manzoniane dei suoi tempi, e si rifacevano a quelle acute e severe del glottologo Graziadio Isaia Ascoli, sugli scritti del quale egli si era formato); la loro grammatica (cioè gli aspetti linguistici più minutamente strutturali delle loro opere: ecco, in questi casi, i sicilianismi e gli elementi di riproduzione del parlato borghese e di quello popolare); il loro lessico – Pirandello è un notevole, e malnoto, inventore di parole, da asserpolare a cinemelografia, fino a patonfio: chi li conosce? –, e altri aspetti stilistici peculiari (ad esempio, nel caso di Pirandello, la straordinaria inventiva nell’arte di dare un nome proprio, mai casuale, ai personaggi inventati: chi non ricorda Liolà o il don Lollò alias Lolò Zirafa della Giara?). Nel volume di Lubello, poi, c’è spazio anche per gli ambiti meno noti dell’opera pirandelliana, come l’epistolario e addirittura le quasi sconosciute prove di poesia.
La ricetta della collana di cui parliamo, si ripete con qualche variazione, perché non è lo stesso parlare di un poeta medievale come Petrarca e di un prosatore contemporaneo come Calvino (sono due degli autori già toccati da questa serie). A far compagnia a Machiavelli, a Leopardi e ai due già citati, ecco finalmente una voce del Mezzogiorno, il cui ruolo nella storia della lingua italiana è rimasto talora compresso da quello un po’ invadente di altre aree culturali, di altre pagine e di altre vicende. Ma il caso dell’autore delle Maschere nude mostra come i sentieri che legano l’Italia alle grandi culture sorelle dell’Europa si diramano talvolta, miracolosamente, dalle sue lande più periferiche e, almeno in apparenza, affaticate. Sono percorsi individuali e solitari, spesso, anche in questo esemplari nella storia della lingua degli italiani, che come i suoi parlanti ha saputo trovare traiettoie imprevedibili.
Sergio Lubello
La lingua di Pirandello
il Mulino, pagg. 208, € 20
.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento