Francesca De Benedetti
«Gli studenti vanno ascoltati». Ma Lecornu punta a neutralizzare le proteste
Bisogna «comprendere le conseguenze per loro», arriverà «un piano d’urgenza», il governo «proporrà nuove misure dopo essersi confrontato con le organizzazioni sindacali», ci sarà un «rilancio», le forze politiche lavoreranno «insieme», tutto avverrà «rapidamente»: «Dico con gravità che questo tema non può attendere le presidenziali». Sono parole pronunciate questo mercoledì dal primo ministro macroniano Sébastien Lecornu, in un discorso ai francesi che era attesissimo in questi giorni infiammabili delle proteste degli studenti. Sono parole che darebbero un qualche segno di reazione: l’urgenza, il piano, l’unità, l’essenzialità.
Peccato che queste parole Lecornu non le abbia pronunciate per gli studenti, per questa nouvelle vague di giovani gonfi di rabbia perché privi di considerazione, e neppure per il resto dei francesi che – stando alla rilevazione diffusa questo mercoledì da BfmTv – sono ampiamente dalla loro parte. No: il premier ha dedicato urgenze e piani agli agricoltori, incorniciando le loro richieste con la crisi climatica, poi ha parlato di benzina… Sulle proteste liceali si è soffermato il tempo di un incipit, correndo rapido dall’ammissione che «quel che succede nei licei ci tocca tutti» all’invettiva contro la France Insoumise.
L’«ascolto» di Lecornu
Cosa intende fare il governo per affrontare il moto di indignazione dei suoi enfants davanti all’impoverimento anche sociale della Repubblica? Quelle proteste, quelle istanze, Lecornu, ombra di Macron, intende disperderle, polverizzarle in mille rivoli e in richieste senza portavoce , da affidarsi ad apposita piattaforma. Così ne neutralizza la portata politica: il primo ministro annuncia «ascolto» (bisogna «écouter, prendere sul serio» gli studenti) ma propina poi a quegli stessi giovani che contro una piattaforma sono scesi in piazza (contro Parcoursup e i suoi algoritmi opachi) una ennesima piattaforma. «Lycéennes, lycéens, vous avez la parole», liceali dite la vostra, recita il sito agora.gouv.fr che (se ne vanta il primo ministro) «ha già ricevuto oltre 40mila contributi». Nel frattempo i rappresentanti degli studenti bussano invano alla porta dell’Hôtel de Matignon, chiedendo che il premier li riceva. «Entro il 23 ottobre, da individui atomizzati, in forma anonima, si potrà rispondere al questionario; dopodiché la miriade sarà tradotta «in cinque cantieri» e a novembre ne discuterà l’aula.
Storia già vista: sin dai tempi (travolgenti per lui) dei gilet gialli, Macron si era inventato il «grande dibattito nazionale», che però non era confronto sociale ma un sito – granddebat.fr – e pure allora un questionario, dal quale il presidente avrebbe dovuto estrarre come conigli dal cappello le riforme. Tanto per dare l’idea di quanto questa proclamata «partecipazione» fosse in realtà liturgia vuota se non farsa, basti dire che tra queste riforme doveva esserci il dossier pensioni. Poco tempo dopo, quello stesso presidente – per via della premier Borne – avrebbe imposto la tutt’altro che popolare e partecipata riforma delle pensioni. E giù di nuove proteste. Risolte come? Della famosa «partecipazione» portano traccia anche i traballanti governi dell’ultima legislatura, che specialmente per trattenere i socialisti nella maglia hanno offerto svariati alibi di processi e iter (François Bayrou è stato il più smaccato, non se n’è concluso nulla come previsto).
E quindi tutto qui? Lasciate le vostre richieste online? Questo dice il premier agli enfants di Francia, reduci da lacrimogeni e granate stordenti (che il governo ha dovuto sospendere verso i ragazzi proprio per lo scandalo sulle «armi da guerra»)? «Le forze dell’ordine non hanno ricevuto ordine di sfidare gli studenti ma di consentir loro l’accesso alle scuole», afferma Lecornu; dopodiché se la prende di nuovo con la gauche. «Violenze, scuole incendiate, gendarmi feriti; grave è la responsabilità delle forze politiche che usano questa collera per fini elettorali»: e giù di affondi, gli ennesimi, contro la France Insoumise. Lo stesso premier che parlando di debito e finanze chiederà qualche minuto dopo di guardare «all’interesse generale» e praticare «unità», di votare il budget per «dovere patriottico», quando si tratta del movimento sociale in corso la butta sullo scontro partitico e parla da concorrente.
Rassicurare i mercati
«Appena una difficoltà viene superata ne arriva un’altra»: così ha cominciato il suo intervento Lecornu, per poi inanellare interventi sul gasolio, sull’agricoltura, sul budget. «Forse tenta l’appeasement con gli studenti ma sembra voglia rassicurare anzitutto i mercati finanziari», commenta a caldo l’editorialista economico di BfmTv.
Prima che Lecornu rilasciasse il suo messaggio, «il governo trema», andavano dicendo i rappresentanti degli studenti, che questo giovedì protesteranno di nuovo (è «il quarto atto» della nuova ondata di proteste). Le gouvernement tremble: ma se fosse proprio questa la sopraffina vittoria del vero regista del macronismo, ovvero il presidente? Lasciare che sia il suo «monaco-soldato» (così è soprannominato il leale Lecornu) ad assorbire le scosse della protesta, evitando il più possibile di mettervi la faccia. Del resto nel discorso di mercoledì il primo ministro ha citato Macron soltanto per sottolinearne «lo sforzo diplomatico» – l’inquilino dell’Eliseo pensa già a dove traslocare dopo le presidenziali – e per promettere un calo dei prezzi alla pompa. Sì, perché quella che è iniziata come pretesa di Trump («gli europei liberino le loro riserve di gasolio») in una crisi dei prezzi da lui innescata, è presentata da Lecornu come la gran mossa: «C’è inquietudine per i prezzi», «si abbasseranno».



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