Carlo Bordoni
La malvagità non è un destino
Corriere della sera La Lettura, 11 ottobre 2026
Per la filosofa Susan Neiman ci siamo convinti che tutto sia dominato dalla lotta per la ricchezza e il potere. «Ecco perché non è così»
«Male» è una parola terribile, assoluta; esprime qualcosa che non è superabile nella sua negatività. Al concetto di male Susan Neiman ha dedicato molti studi, fin da Evil in Modern Thought (2002), tradotto col titolo In cielo come in terra (Laterza). Dopo La sinistra non è woke (2023), torna in libreria, sempre per Utet, con Politica della malvagità. Il bene e il male nell’era di Trump, Putin e Netanyahu. Neiman, filosofa americana di origine ebraica, già docente di filosofia a Yale e a Tel Aviv, ha diretto l’Einstein Forum di Potsdam dal 2000 allo scorso giugno. Ora è visiting professor all’Università di New York, dove vive. Scrive che questo no
n è un libro su Donald Trump: il problema è capire cosa sia cambiato nella cultura e nell’opinione pubblica per riporre fiducia in una figura come lui. Qui ne discute con «la Lettura».
L'autoritarismo è tornato ad esercitare un certo fascino?
«Preferisco non usare il termine “autoritarismo” per definire l’attuale amministrazione. Nell’ottobre 2024, l’ex presidente del Comitato dei capi di Stato Maggiore, Mark Milley, definì il suo ex comandante Trump “fascista fino al midollo”. Non appena è iniziato il secondo mandato, la gente ha cominciato a usare l’espressione molto più innocua di “autoritarismo”. Difficile dire se il suo fascismo abbia la stessa attrattiva che aveva quello di Mussolini, ma ci sono persone che lo ammirano».
C'è un'ideologia che sostiene questa deriva?
«Il libro mostra come Trump sia la conclusione logica di un’ideologia che abbiamo assorbito nell’ultimo secolo: l’unica cosa che spinge gli esseri umani è la lotta per la ricchezza e il potere, e chiunque la pensi diversamente è uno sciocco. Si tratta di un’ideologia che combina letture distorte di Adam Smith, Charles Darwin e, dalla fine del XX secolo, un pizzico di Michel Foucault. Non è necessario leggere questi autori per esserne influenzati; basta un giornalista che abbia frequentato l’università e abbia veicolato il messaggio nei media».
Che cosa accade esattamente?
«Siamo arrivati a credere, secondo le parole del consigliere senior della Casa Bianca, Stephen Miller, che queste siano le leggi ferree della storia. Non ho idea se sapesse di fare eco al giurista nazista Carl Schmitt, o addirittura agli Ateniesi citati da Tucidide nel suo Dialogo dei Meli, il dialogo sul primo genocidio della storia occidentale. Ma l’argomentazione non è una legge ferrea della storia, né tantomeno un fatto; è un’affermazione filosofica che può essere contestata. Poiché pochissimi se ne rendono conto, pochi sono pronti a contestarla. Accettano Trump perché pensano che almeno lui sia onesto, mentre altri politici si nascondono dietro una retorica moralistica».
"In cielo come in terra" uscì nel 2002. Subito dopo l'attacco alle Torri Gemelle, forse era chiaro dove fosse il male. Cos'è cambiato?
«Neanche allora fu facile stabilire dove fosse il male. La maggior parte delle persone riconosceva il male immediato nell’attacco terroristico che aveva ucciso migliaia di civili. Non tutti si resero conto del male della guerra illegale di Bush all’Iraq, che aveva causato oltre centomila vittime e ridisegnato il Medio Oriente in modi che continuano a essere dannosi».
Ci sono parallelismi con l'oggi?
«Sì, e sono difficili da ignorare. Fu subito chiaro che l’attacco di Hamas contro i civili israeliani era malvagio. Quando Joe Biden si precipitò a trovare Benjamin Netanyahu, disse qualcosa di insolito: “Capisco la vostra rabbia, capisco il vostro dolore, ma per favore non fate l’errore degli Usa dopo l’11 settembre”. Per chi ha seguito l’evoluzione del governo israeliano, non sorprende che Netanyahu non abbia seguito il consiglio. Ora la maggior parte del mondo ritiene che le azioni dell’esercito israeliano a Gaza siano crimini contro l’umanità o addirittura un genocidio, ma c’è ancora chi le definisce legittima difesa. Io non lo credo. Entrambi i crimini sono stati malvagi, ma gli attacchi contro i palestinesi sono stati di gran lunga più distruttivi».
Oggi sembra più difficile una definizione del concetto di "male". Eppure la storia dell'ultimo secolo ci ha dato esempi incontrovertibili.
«Spesso pensiamo che il male si riferisca solo ad azioni particolarmente sanguinose, crudeli e intenzionali. In realtà, come ha dimostrato Hannah Arendt in La banalità del male, le forme più pericolose sono commesse da persone prive di intenzioni particolarmente malvagie. Le affermazioni di Arendt sull’uomo Adolf Eichmann si sono rivelate storicamente false, come hanno mostrato studiosi più recenti che hanno avuto accesso a materiali che lei non aveva. Ma ciò non confuta la sua tesi principale. Nemmeno mille Eichmann avrebbero potuto portare a termine l’Olocausto da soli; era necessaria la complicità di persone normali».
"Politica della malvagità" è un'accusa all'America di Trump e ai leader che si sono affrettati ad allinearsi alla sua morale con una sorta di "obbedienza anticipatoria": lei sostiene che sia la stessa "vorausellende Gehorsam" degli apparati istituzionali tedeschi, pronti a compiacere il regime nazista.
«Il libro che meglio descrive il fenomeno è il romanzo di Daniel Kehlmann, Il regista (Feltrinelli), ispirato a Georg Wilhelm Pabst, collaboratore del regime durante la guerra. Parla di nazismo, ma è diventato bestseller quando è stato tradotto in inglese, poiché rispecchia perfettamente il modo in cui i media, le università e le grandi aziende si sono piegati alla seconda amministrazione Bush».
Nel nostro "ottimismo della volontà" eravamo inclini a pensare che il mondo si muovesse verso il bene, e il male appartiene al passato. Ci siamo illusi come il Candido di Voltaire?
«L’attuale forma del male ha origini più antiche, ma ha messo radici profonde nel XX secolo. Se ho compreso correttamente la citazione di Antonio Gramsci, l’ottimismo della volontà deve essere combinato col pessimismo dell’intelligenza. Significa che va riconosciuto quanto male c’è nel mondo, senza garanzie che ci si stia muovendo verso il bene. Nessun pensatore serio ha mai creduto al progresso inevitabile. L’Illuminismo ha introdotto l’idea che fosse possibile. Se non lo crediamo, non possiamo lavorare per il progresso. E se non lo facciamo, il mondo finirà davvero all’inferno».

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