Luca Foschi
I favoriti, i partiti in corsa, il governo di unità nazionale:
domande e risposte sul voto in Israele
Avvenire, 27 ottobre 2026
Oggi si vota in Israele: sono le prime elezioni dopo il 7 ottobre, l'inizio del conflitto a Gaza e la guerra con gli Stati Uniti contro l'Iran. Alla prova del voto l'egemonia dell'attuale premier Netanyahu, ma l'esito potrebbe non essere scontato e le consultazioni lunghe. Qui di seguito alcune domande e risposte per saperne di più.
Nei sondaggi c'è un testa a testa, chi sono i leader favoriti?
Se gli ultimi sondaggi verranno rispettati, nessuna delle due coalizioni in testa raggiungerà la fatidica soglia dei 61 seggi parlamentari che garantiscono la possibilità di governare. Da fine settembre è stato registrato un calo dei consensi intorno all’opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, già non lontana dalla maggioranza alla Knesset. Oggi il suo partito “Yashar” è in coalizione con la lista “B’Yachad” di Bennet e Lapid, i “Democratici” di Golan e “Yisrael Beiteinu” di Liebermann: oscillano in totale fra i 50 e i 55 deputati. Con le stesse cifre, ma in leggero svantaggio, le formazioni politiche che compongono il governo del premier Netanyahu, leader dello storico “Likud”.
Il nodo decisivo è la presenza dei partiti arabi e ultraortodossi, entreranno nell'esecutivo?
Esclusi i Democratici di Golan, l’opposizione ha rassicurato gli elettori sul rifiuto di ogni sostegno dei partiti arabi, rendendo il concetto di “sionismo” una barriera, pare, invalicabile. L’esclusione è stata immediata e decisa da parte di Liebermann, Bennet e Lapid, che pure nel 2021 avevano accolto Ra’am, la lista islamico-conservatrice di Mansour Abbas. Eisenkot ha spiegato con chiarezza che ad oggi nessun partito ultra-ortodosso o arabo soddisfa i criteri necessari: l’accettazione dell’obbligo di leva universale, il riconoscimento di Israele come Stato ebraico e democratico, e di Hamas come gruppo terroristico da eliminare. Cornice non insuperabile se il compromesso permettesse di scalzare Netanyahu dalla sua egemonia. Il proposito potrebbe riceve il sostegno della “Lista Congiunta”, costituita dai partiti arabi Hadash, Balad e Ta’al, portatori secondo i sondaggi di almeno sette seggi. Caso raro nella storia israeliana, quello di Eisenkot potrebbe configurarsi come governo di minoranza, affidato a un appoggio variabile ed esterno.
Se vince l'opposizione ci sarà un governo di unità nazionale?
Le forze di opposizione hanno escluso la nascita di un governo di unità nazionale, possibile solo insieme al Likud. Lo stato d’eccezione permanente causato dai diversi fronti militari potrebbe però essere un elemento catalizzatore. Determinante sarà anche il destino dei partiti che gravitano nei sondaggi intorno al 3.25%, soglia minima per la Knesset. A rischiare l’esclusione, con importanti conseguenze sulla distribuzione dei seggi, sono i “Riservisti” di Yoaz Hendel e “Amcha Yisrael”, il nuovo partito di estrema destra dell’ex-generale Ofer Winter. Il fallimento nella formazione di una maggioranza, e quindi l’indizione di nuove elezioni, lascerebbero Netanyahu alla guida di un governo ad interim che potrebbe durare mesi. Un’effimera maggioranza parlamentare, parallela all’esecutivo, potrebbe intanto legiferare portando importanti cambiamenti.

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