Vincenzo Bisbiglia e Davide Milosa
Effetto Francia: la rivolta degli autoconvocati
Il Fatto Quotidiano, 18 ottobre 2026
Il centro di Milano trasformato in un campo di battaglia. Negozi saccheggiati e cassonetti incendiati dalla folla inferocita a Milano e a Torino. E poi a Bologna, a Firenze e in altre città minori assalti alla polizia, lanci di oggetti e cariche davanti alle stazioni e ai luoghi “sensibili”. Una guerriglia urbana diffusa che da tempo non si vedeva nel nostro Paese.
Il “germe” francese della protesta contro il caro-vita è arrivato anche in Italia. In maniera del tutto spontanea e – per i meno attenti alle dinamiche social – quasi silenziosamente. Da settimane, d’altronde, in Rete c’era una fortissima voglia di emulare i “cugini” transalpini. “Ma perché in Italia non siamo capaci di manifestare?”, è il refrain che ha rimbalzato a tutti i livelli. Detto, fatto.
Ieri in centinaia di migliaia hanno risposto all’hashtag #italiainpiazza. Un appello apolitico e trasversale, nato su Tiktok e su Instagram, che ha preso le forme consolidata grazie ai canali Telegram dedicati. “Il 17 ottobre alle ore 15 in tutte le piazze d’italia si scenderà per protestare contro il caro-vita”, recitavano le locandine realizzate con l’ia. In cima alle istanze i costi alle stelle della benzina e il caro affitti. Le grandi domande cui la cittadinanza sente di non avere risposta. “Ci parlano tutto il giorno della ricina e di Garlasco per distrarci”, recita uno dei post agganciato all’hashtag divenuto virale.
Una dinamica alla V per Vendetta che si era già vista ai tempi dei movimenti No Vax. Solo che a differenza del film tratto dalla celebre graphic novel di Alan Moore, qui la protesta è diffusa. E ogni città l’ha fatta sua declinandola alle proprie dinamiche territoriali.
LA SITUAZIONE più grave a Milano, In piazza c’erano per lo più giovanissimi, italiani di seconda e terza generazione. Il corteo di 2 mila persone, partito con l’inno di Mameli cantato a squarciagola, è presto degenerato. In via Broletto la polizia ha risposto con le cariche alla sassaiola partita dalla folla. Poi in piazza Duomo la battaglia: tavolini lanciati, cestini divelti e lancio di fumogeni contro gli agenti in tenuta antisommossa, che a loro volta hanno caricato i manifestanti tra i turisti in fuga. I tafferugli si sono poi spostati in altri punti del centro: devastato il Decathlon di largo Cairoli, saccheggiati i negozi Lacoste in via Dante, Footlocker vicino San Babila e Stone Island dietro via Montenapoleone. La guerriglia è poi arrivata a Corso Vittorio Emanuele, tra vetrine sfasciate, semafori divelti, insegne luminose sfondate e cestini incendiati. Devastata anche la Galleria Vittorio Emanuele. Le devastazioni sono continuate fino a tarda serata. Il bilancio del sabato meneghino si è concluso con più di 50 fermati (la metà minorenni) e 5 poliziotti feriti.
Scontri anche a Torino. Qui la scena l’hanno rubata i militanti legati ad Askatasuna, che che hanno preso il comando del corteo. L’episodio più grave è avvenuto alla Feltrinelli della stazione di Porta Nuova, dove alcuni manifestanti hanno messo a soqquadro gli scaffali. L’imposizione dei “rossi” [estrema sinistra antagonista] ha creato piccole risse tra gli stessi contestatori, con un esponente di Futuro Nazionale (il movimento di Roberto Vannacci), Marco Liccione – ex No Vax, autodefinitosi “uno degli organizzatori” – allontanato. Risultato: 12 fermati (10 minori).
Scontri in zona stazione anche a Bologna, dove i manifestanti incappucciati hanno lanciato vari oggetti, tra cui le biciclette del bike sharing, contro le forze dell’ordine. Altri hanno colpito a picconate marciapiedi e arredi urbani.
Tra le grandi città ha fatto eccezione Roma, dove in piazza del Popolo si sono radunate oltre 10mila persone sotto le bandiere della Cgil. Nella Capitale tuttavia, il fermento è palpabile. Fonti investigative, ragionando con il Fatto, individuano negli influencer di estrema destra i possibili leader della protesta, come dimostrano i cortei “spontanei” nella periferia est in chiave anti degrado.
NEI GIORNI SCORSI il ministro dell’interno Matteo Piantedosi al Foglio aveva parlato di una “regia internazionale” dietro queste proteste di cui, a suo dire, i nostri investigatori hanno “evidenze”. Ieri la premier Meloni ha elogiato la “manifestazione pacifica” della Cgil affermando però che “non si possono ignorare le altre piazze”.
La prossima data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 30 ottobre: se il modello francese funziona, il rischio di un’escalation è dietro l’angolo.
Alberto Giulini
Guerriglia in centro per il carovita. Dodici attivisti fermati
Corriere Torino, 18 ottobre 2026
Un’ora abbondante di guerriglia urbana ha fatto calare il sipario sul corteo contro il carovita che ha sfilato ieri pomeriggio per le vie del centro di Torino. La manifestazione, ha visto la partecipazione di migliaia di giovani e studenti. Sono stati proprio loro a prendere il sopravvento, deviando rispetto al percorso concordato e tentando in un primo momento l’occupazione dei binari di Porta Nuova. Una decina di persone è riuscita solo a introdursi all’interno della Feltrinelli, messa a soqquadro, mentre il grosso del corteo ha ingaggiato un primo scontro con la polizia all’esterno della stazione: le forze dell’ordine hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni agli oggetti scagliati al loro indirizzo.
La manifestazione, tra gli slogan contro Meloni, Salvini, Vannacci e persino Mattarella, ha quindi fatto ritorno in piazza Castello. Quando tutto sembrava ormai concluso, lo scoppio di un paio di petardi e alcuni oggetti lanciati verso la prefettura hanno fatto di nuovo entrare in azione i lacrimogeni. Le forze dell’ordine e l’idrante hanno i manifestanti in via Po, ma molti, per lo più giovanissimi e a volto coperto, hanno provato a resistere con barricate improvvisate. Lo schieramento di polizia, carabinieri e finanzieri ha quindi fatto indietreggiare il corteo fino in piazza Vittorio Veneto anche con lacrimogeni che, secondo le proteste dei manifestanti, sarebbero stati sparati «ad altezza uomo». Il bilancio della manifestazione è di 12 persone fermate di cui 10 minorenni: sono state trovate in possesso di petardi, pietre e martelletti frangivetro, ma le operazioni di identificazione da parte della Digos sono in corso. Tra i manifestanti si registrano almeno tre feriti trasportati in ospedale. Tra i promotori, che hanno perso il controllo della manifestazione, c’è anche Marco Liccione. Celebre per l’organizzazione di manifestazioni contro il green pass, ha denunciato di essere stato aggredito ed etichettato come fascista: «Mi hanno picchiato in quindici, sono stato riconosciuto per la mia appartenenza a Futuro nazionale». Ricostruzione smentita dal partito di Vannacci: «Non ci rappresenta e non ricopre alcun incarico». Dura la condanna del sindaco Stefano Lo Russo: «Manifestare ed esprimere pacificamente le proprie idee è un diritto fondamentale, che va sempre rispettato e tutelato. La violenza rappresenta l’esatto contrario di questo principio e merita una condanna netta, senza ambiguità». Per il governatore Alberto Cirio «l’aggressione alle forze dell’ordine, le violenze, i danni e persino la devastazione di una libreria sono gesti intollerabili e chi li compie ha un solo nome: delinquente».

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