mercoledì 13 maggio 2026

Gli accoltellamenti

 

Il ristorante Casa Targi

La molestano, il collega interviene e lo accoltellano

Prato, gravissimo un cameriere 23enne. Due fermati: si vantavano in un bar dell’aggressione

Il ristorante Sulla destra l’ingresso del «Casa Targi», dove lavora Iacopo Cerbai, il cameriere accoltellato lunedì sera appena finito il lavoro

Voleva difendere una collega da due uomini che la stavano molestando. Un cameriere di 23 anni è stato colpito da una coltellata al cuore, a Prato. L’uomo è ricoverato in gravissime condizioni. A colpirlo un ragazzo di sedici anni.

Accoltellato al cuore al termine della serata di lavoro, per aver difeso la collega che era stata aggredita da due giovani che volevano mettere a segno una rapina.

Iacopo Cerbai, cameriere fiorentino di 23 anni, lunedì sera aveva appena finito il suo turno al ristorante «Casa Targi» in piazza Mercatale, pieno centro a Prato. Adesso, dopo due arresti cardiaci e un delicato intervento chirurgico, lotta per la vita. I suoi aggressori sono stati arrestati subito, grazie ad alcune testimonianze e alle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso tutto. Sono un italiano di 16 anni e un 27enne originario dell’honduras. Hanno entrambi precedenti per resistenza e minaccia. Nei confronti del più giovane, già segnalato per piccoli reati come danneggiamento quando non era in età imputabile, la Procura

L’arma in tasca

Le telecamere hanno ripreso tutto. Entrambi hanno precedenti per minacce e resistenza

per i minori nei mesi scorsi ha attivato un ricorso per irregolarità delle condotte, un procedimento amministrativo per avviare misure educative per adolescenti in difficoltà. L’altro aveva il divieto di accedere ai locali pubblici.

Dopo l’aggressione i due sono scappati e sono andati in un altro locale della movida distante 250 metri dove hanno ordinato un Negroni e hanno tentato di rubare una bottiglia di whiskey. Erano alterati, probabilmente sotto l’effetto dell’alcol, al punto da vantarsi di avere appena accoltellato un uomo. La polizia li ha rintracciati lì e li ha arrestati. Il minorenne aveva in tasca l’arma: un piccolo coltello da formaggio a punta con la lama di 6 centimetri.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia i due si sono avvicinati al ristorante nel momento della chiusura, dieci minuti dopo l’una. All’ingresso ci sono il titolare, la moglie che lavora nel locale, entrambi italiani di 35 anni, e il cameriere. I due chiedono i soldi, poi il minore tira fuori il coltello mentre l’altro, impugnando il cellulare, finge di avere una pistola. La moglie dice al marito di non cedere alle richieste. «Andiamo via». Basta questa frase a scatenare la reazione: prima la palpeggiano, poi la colpiscono all’altezza del collo facendola cadere a terra. Il cameriere prende le difese della donna, grida di lasciarla stare, «è una donna», dice. I due lo accerchiano e il minorenne lo colpisce con il coltello. La donna ferma un automobilista di passaggio, poi quando gli aggressori tentano di scappare, lei li insegue, li raggiunge e viene colpita dall’honduregno con un pugno in faccia, finendo ancora una volta per terra.

I soccorsi arrivano immediatamente. Dopo due arresti cardiaci, Iacopo viene portato in codice rosso all’ospedale dove verrà operato, mentre i poliziotti iniziano le ricerche. Li troveranno mezz’ora dopo nel locale poco distante: hanno lo sguardo allucinato, raccontano i testimoni. L’honduregno reagisce con violenza, minaccia i poliziotti, sputa e li prende a calci. Scatta l’arresto in flagranza per entrambi. L’esame delle telecamere di sorveglianza consente di ricostruire tutte le fasi dell’aggressione: dal primo approccio all’esterno del locale fino al colpo sferrato al cuore.

L’episodio drammatico accende il confronto politico. L’assessora regionale alle pari opportunità Cristina Manetti parla di fatto che «suscita sgomento e profonda preoccupazione». Dal centrodestra arrivano dure critiche sulla sicurezza in città. La Lega Toscana, con il commissario regionale Andrea Crippa, dice «basta buonismo» e sostiene che a Prato esista un problema sicurezza sottovalutato dalla sinistra. Sulla stessa linea la deputata di Forza Italia Erika Mazzetti che parla di una città «abbandonata per dieci anni» e accusa le amministrazioni di non aver affrontato illegalità e degrado. Replica del Pd con il segretario toscano Emiliano Fossi che invita a non strumentalizzare la vicenda. Anche i deputati dem Federico Gianassi e Christian Di Sanzo parlano di «sciacallaggio politico» e chiedono al governo risposte concrete sugli organici di polizia.


Bracciante ucciso Cercò aiuto al bar, sbattuto fuori

Pochi minuti prima, i 5 fermati avevano intimidito un altro uomo di colore

Maliano Sako Bakari aveva 35 anni ed era in Italia dal 2014. In Mali lascia due mogli entrambe incinte di lui

Bakari Sako, 35 anni, il bracciante ucciso a colpi di cacciavite, da una baby gang a Taranto aveva cercato di rifugiarsi in un bar. Ma era stato cacciato fuori. Un 15enne confessa l’omicidio.

Sako Bakari, il 35enne originario del Mali morto all’alba di sabato scorso a Taranto sotto i colpi sferrati con un coltello a serramanico da un ragazzo che compirà 16 anni tra pochi giorni, è stato ucciso senza un movente. Per sfuggire al suo destino, aveva provato a trovare riparo in un bar. Ma il titolare l’ha subito invitato a uscire, lasciandolo nelle mani dei suoi assassini.

Il perché di tanta violenza potrebbe emergere dagli interrogatori di convalida del fermo dei cinque indagati che si faranno tra domani e venerdì. Per ora i magistrati non riescono a contestare, oltre all’omicidio, l’aggravante di odio razziale, ma non è escluso che possa accadere visto che, una quindicina di minuti prima, il gruppo aveva intimidito un’altra persona di origine subsahariana che pedalava negli stessi vicoli: superandola con lo scooter, l’avevano stretta lungo il muro insultandola. Per ora reggono soltanto i futili motivi che servono a delineare il contesto «amorale» nel quale è avvenuto l’omicidio.

Nel gruppo dei cinque indagati c’è un 21enne. Ma ne fanno parte anche quattro minorenni, due di 16 e due di 17 anni, che hanno evaso l’obbligo scolastico e appartengono a famiglie con profondi disagi. Il loro comportamento abituale e la loro estrema aggressività «è espressione di vacuità morale, assenza di rispetto per gli altri e per la vita stessa». Su questi temi le procuratrici Daniela Putignano (Minori) ed Eugenia Pontassuglia (Ordinaria) hanno fatto alcune considerazioni condivise peraltro dalla gran parte dell’opinione pubblica locale.

Riflessioni che purtroppo trovano una conferma nel comportamento del titolare del bar nel quale s’era rifugiata la vittima nel tentativo di sfuggire all’aggressione. «Non ha chiamato le forze dell’ordine, ma ha preferito girarsi dall’altra parte e invitare Sako ad andarsene fuori», spiegano le procuratrici. Lo ha praticamente riconsegnato ai suoi carnefici. Il più piccolo ha confessato: «L’ho colpito io». E ha fatto ritrovare in una siepe vicino a casa sua l’arma del delitto. Le riflessioni delle procuratrici trovano conferma anche in un’altra circostanza: alcuni post apparsi sui social ieri, post di solidarietà con i fermati. Ad esempio: «Siamo nati e cresciuti insieme. Venuti dal buio, ci siamo creati una figura e una reputazione sulle nostre spalle. Abbiamo affrontato la vita da adulti prima del tempo. C’è tempo per recuperare la vita lunga. Il nostro obiettivo è ritrovarci l’uno con l’altro. Il carcere non ci separa, anzi imparate a nuotare che fuori gli squali sono tanti». E sotto la firma «Taranto vecchia».

La procuratrice Putignano ha chiarito che i quattro sono incensurati, ma già conosciuti dal tribunale dei minori per «situazioni di disagio famigliare e problematiche educative, situazioni intercettate, ma non curate». Ha aggiunto che «il fenomeno dei giovanissimi che escono con i coltelli è dilagante, questi sono ragazzi svincolati dal controllo delle famiglie tanto che sono stati in giro tutta la notte». Ha richiamato quindi l’attenzione sulla necessità di una «nuova grammatica civile. La repressione non è tutto — ha detto — le agenzie educative devono farsi carico del disagio giovanile». Anche la procuratrice Pontassuglia ha insistito su questo argomento: «Si sono scontrati due mondi: un uomo che alle cinque del mattino va a lavorare per mantenere la famiglia, e, di fronte, ragazzi che alle 5 del mattino scorrazzano per le strade della città armati e alla ricerca di una persona da colpire, in questo caso una di colore».

Intanto a Taranto sono giunti i parenti della vittima e il presidente della comunità maliana in Italia che ieri ha incontrato i vertici di questura e prefettura. Bakari viene descritto come un uomo «timido ed educato», un grande lavoratore e un gran tifoso del Psg. A casa, in Mali, lo aspettavano due mogli, entrambe incinte.



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