Adelia Pantano
Uccise l'amante in un gioco erotico: ora dovrà risarcire 450mila euro a moglie e figlie
La Stampa, 6 maggio 2025
Circa 450 mila euro di risarcimento, oltre agli interessi e alle spese legali, da versare alla moglie e alle tre figlie di Riccardo Sansebastiano. Lo ha stabilito nei giorni scorsi il Tribunale civile di Alessandria, chiamato a quantificare il danno dopo la condanna definitiva di Gianna Damonte per omicidio colposo nella vicenda della morte del dirigente Atc novese, morto per asfissia l’11 luglio 2016 durante un gioco erotico.
La sentenza civile arriva dopo il pronunciamento della Corte d’Assise d’Appello di Torino che nel 2022 aveva confermato per la donna la condanna a un anno di reclusione per omicidio colposo, riconoscendo però il concorso di colpa della stessa vittima. Anche il giudice civile del Tribunale di Alessandria Matteo Martorino Venturini ha mantenuto quella valutazione, stabilendo che Sansebastiano abbia contribuito al 60% al proprio decesso. Di conseguenza il danno complessivo è stato liquidato nella misura del 40%.
La sentenza
A promuovere il procedimento civile è stato l’avvocato Massimo Grattarola, legale dei familiari della vittima. La donna era invece difesa dall’avvocata Anna Clorinda Ronfani. «La sentenza è equilibrata – commenta Grattarola –, anche se forse poteva essere aumentato per quanto riguarda il danno subito dalla vittima: Sansebastiano ha sofferto mezz’ora, tempo in cui ha agonizzato e ha capito che stava arrivando la morte. Per tutto il resto va bene così: la famiglia non vuole andare oltre, se non saranno costretti da un eventuale appello».
La vicenda
La vicenda risale all’estate del 2016. Sansebastiano, allora 61enne e dirigente Atc di Alessandria, si trovava in una mansarda di via Maggioli, al quartiere Cristo, insieme alla donna con cui aveva una relazione extraconiugale da diversi anni. I due praticavano da tempo giochi erotici di bondage. Quel pomeriggio qualcosa è andato storto.
Secondo quanto ricostruito nel processo, l’uomo è stato legato a un palo all’interno dell’appartamento, dove la temperatura aveva superato i 35 gradi. La donna si è allontanata per alcune ore, come concordato tra i due, ma al ritorno ha trovato Sansebastiano agonizzante. Inutili i tentativi di rianimazione del 118: l’uomo è morto dopo una lunga agonia, soffocato anche a causa delle legature e del caldo.
Morto per un gioco erotico: “Voleva essere legato e lasciato solo”
L’imputata, accusata in Corte d’Assise di omicidio preterintenzionale per la morte dell’amante, racconta il tragico giorno dell’11 luglio 2016. L’esperto di bondage: “Un errore abbandonarlo”

ALESSANDRIA. Ho conosciuto Riccardo Sansebastiano nel 1978, per motivi professionali. La nostra relazione? È iniziata tra il ’96 e il ’97. Quella pratica sessuale? Da almeno una decina d’anni». Gianna Damonte, imputata in Corte d’Assise per omicidio preterintenzionale, racconta come se vedesse un film, anzi come se lo rivedesse per l’ennesima volta fotogramma per fotogramma, il giorno tragico dell’11 luglio 2016 quando il suo amante morì asfissiato per impiccamento nel contesto di un gioco erotico finito male. «Mi aveva mandato un sms mentre ero in ufficio (lei architetto all’Atc, lui ingegnere ne era stato direttore): mi aspettava».
L’alloggio con mansarda, in una palazzina di Maggioli, era il loro rifugio d’amore «da almeno una decina d’anni».
La testimonianza
Intorno all’una lei arriva: «Mi ha aperto la porta, aveva già le unghie laccate di rosso e indossava una calzamaglia a rete. Abbiamo preso un drink, poi siamo saliti in mansarda». Un rituale già sperimentato, quindi senza il sospetto di insidie. Era una giornata molto calda. I consulenti, della procura e della difesa, dissentono anche vivacemente sull’effettiva temperatura e sul suo grado di tollerabilità. «Un calore normale come in una casa d’estate, non era la prima volta» dice semplicemente Giovanna Damonte. «Sansebastiano (si riferisce a lui per cognome, ndr) si è seduto per terra e ha appoggiato la schiena al palo». Era uno degli strumenti utilizzati per il «bondage, una pratica sessuale teorizzata negli anni ’50, ’60, ora in aumento» spiega Davide La Greca, consulente del pm.
L’esperto
L’esperto tiene corsi e conferenze sulla materia, ha scritto un paio di libri. «È un’attività consensuale tra adulti – ha spiegato – in cui c’è un “dominante” e un “sottomesso”». Uno che lega e l’altro che chiede di essere legato, «ma bisogna garantire la massima sicurezza possibile». È comunque fondamentale che «il consenso (a farsi legare, ndr) possa sempre essere revocabile; pertanto, la situazione deve essere costantemente monitorata dal “dominante”». Addirittura, «è sconsigliabile allontanarsi di soli 5 o 6 metri – ha detto l’esperto –. Se ci si deve allontanare si deve individuare un “baby sitter”, cioè qualcuno che tenga sotto controllo». Che cosa è venuto a mancare nel caso di Sansebastiano-Damonte? «Il patto di sicurezza è stato rotto dall’assenza dell’altro».
Gianna Damonte ha legato l’uomo «come voleva lui: io non amavo molto questa prassi – ha spiegato –, ma lui voleva essere legato». E lei lo assecondava. Quel giorno, in particolare, «mi ha chiesto di mettergli le manette ai polsi, una catena (la chiama “collana”, ndr) al collo e una fascia al petto entrambe avvolte attorno al palo». Poi la donna è tornata in ufficio, lasciandolo solo «come voleva lui», perché anche questo «abbandono» fa parte del gioco. «È prevista nel bondage l’assenza mascherata – ha precisato l’esperto –, cioè far finta di allontanarsi, ma l’assenza totale non deve avvenire nemmeno per un tempo minimo». Damonte è uscita intorno alle 14,15 ed è tornata poco dopo le 17. «Sono salita in mansarda, Sansebastiano era rantolante, l’ho liberato, gli ho dato dell’acqua, ho tentato un massaggio cardiaco e ho chiamato il 118». Troppo tardi.
Il processo è avviato a conclusione. Il 13 gennaio è fissata la discussione: requisitoria del pm Alessandria, e arringhe del legale di parte civile Massimo Grattarola e del difensore Stefano Savi. Poi la Corte, presieduta da Maria Teresa Guaschino, deciderà il verdetto, in pieno inverno che manco si riesce a ricordare quanto faceva caldo in quel tragico e raggelato giorno d’estate.

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