domenica 17 maggio 2026

Se Giuli cita Balzac

Mario Baudino
Facebook

Giovedì. Salone del libro: all’incontro sul prossimo festival delle riviste, a Pistoia, il ministro Alessandro Giuli (qui con Massimo Cacciari) ha citato con un largo sorriso un romanzo (breve) di Balzac, La pelle di zigrino, a proposito delle molte cose da fare insieme con gli altri ministeri cugini (Istruzione e Università) in “così poco tempo”. Bel riferimento, ma forse un po’ equivoco. E’ vero, il tempo fugge, e Balzac lo sa bene. Ma il suo romanzo dice molte altre cose, e soprattutto non è per niente allegro. Lo sapeva bene Sigmund Freud, che la notte prima di chiedere al medico l’iniezione fatale (il cancro alla mandibola non gli dava tregua, e il dolore resisteva ormai a qualsiasi dose di morfina), lo lesse per l’ultima volta. E’ rimasto sul suo comodino.
Il romanzo mette in scena il topos del talismano fatato, caro a un Balzac lettore delle Mille e una notte: è questo il dono (avvelenato) che riceve il giovane De Valentin, proprio quando sta per gettarsi nella Senna causa delusioni, assenza di prospettive e di denaro, debiti di gioco, amori frustrati. Gli viene offerto da un misterioso e vecchissimo antiquario un altrettanto misterioso pezzo di cuoio (lo zigrino sarebbe una pelle ricavata da squali e altri pesci, usata ad esempio per le rilegature, ma Balzac la attribuisce all’onagro, un asino selvatico originario dell’Asia) dallo straordinario potere; grazie ad essa tutti i suoi desideri verranno soddisfatti, ma al contempo la sua vita sarà abbreviata in proporzione all’entità del desiderio stesso.
La pelle diviene così una sorta di calendario; ogni volta che esegue il suo compito magico si restringe, scandendo il passo della morte. Raphaël, quando comprende il meccanismo fatale, cerca di impedirsi – inutilmente - di desiderare alcunché: è impossibile. Finirà in breve per accasciarsi, benché ricco e potente, fra le braccia della donna amata, dando un disperato morso al suo seno (un ultimo morso alla vita). Freud vedeva in quelle pagine la pulsione di morte al servizio del principio del piacere. E il ministro? Che nella sua citazione ci sia nascosto il desiderio di smettere di desiderare perché tutto gli va troppo bene e i desideri vengono subito esauditi? A giudicare dalla cronaca, non si direbbe.

Nessun commento:

Posta un commento