venerdì 8 maggio 2026

Sulle tracce dei mito



Stefano Ciavatta
Norman Mailer: uno sguardo adulto su Alì e Marilyn
Minima et Moralia, 18 settembre 2012

 C’è stato un tempo, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, in cui scrittori e giornalisti si confrontavano senza timore reverenziale con le icone della cultura occidentale, ritrovandosi, spesso su commissione, a raccontare i personaggi in presa diretta e non per amarcord nostalgici o ritratti già pacificati dai successi e dalla distanza della fama ormai acquisita. Accadeva così di seguire tutta la preparazione del ritorno di Muhammad Alì alla corona dei pesi massimi quando l’incontro del 1974 con Foreman nello Zaire di Mobutu era visto come un match azzardato e non ancora come l’impresa immortalata nel documentario premio Oscar “Quando eravamo re” (1996) di Leon Gast. Oppure si poteva partire da una prefazione a un volume di foto (Avedon, Beaton, Davidson, Stern) su Marilyn Monroe e ritrovarsi a scrivere la biografia romanzata della donna “che rappresenta la relazione amorosa di ogni d’uomo con l’America”, un’opera così dettagliata da diventare pericolosa, tanto che l’Fbi tentò di bloccare il libro in uscita perché l’autore (spiato da Hoover dal 1962) “sosteneva che elementi dell’Fbi e della Cia avevano forti ragioni di uccidere la Monroe per mettere in imbarazzo i Kennedy”.

A firmare “La sfida” (Einaudi stile libero, pp. 260, euro 14) e “Marilyn” (Dalai editore, pp. 310, euro 18,50) è lo scrittore americano Norman Mailer. Entrambi i libri erano stati tradotti subito da Mondadori, ma “Marilyn” (1974) era fuori catalogo dal 1982, e “La sfida” (1975) era stato riproposto solo nel 2000. Nonostante l’impegno di Einaudi, Dalai e Taschen che ne stanno riproponendo i testi (manca ancora “Il canto del boia”), Mailer è un autore che oggi fatica a trovare lettori. Finora non c’è stato ricambio di pubblico per questo scrittore civile e virile, iconoclasta e spregiudicato.

Eppure questi sono testi molto importanti, un corpo a corpo con la realtà laddove il romanzo aveva perso di forza, è puro new journalism arricchito dalla presenza forte, adulta di Mailer. Siamo oltre il dietro le quinte folkloristico, o l’aneddoto da intervista nei camerini, non c’è nessun intellettuale a disagio con il mondo. Correre all’alba con Alì vuol dire per Mailer entrare dentro un rito fatto di concentrazione e paura. Lo charme di Alì – “l’unico boxeur della storia cui la gente faceva domande come se fosse un senatore” – i suoi show, fanno i conti con la dura disciplina degli allenamenti, forse gli ultimi della sua carriera. Prima del ring i corpi fanno di tutto per rimanere intatti. Anche Foreman ha il suo rito: nessuno lo può toccare, ha le mani sempre in tasca per non rompere il cerchio magico. Tutto il contrario della “Marilyn” di Mailer, lontana dalla calligrafia dello scialbo film di Simon Curtis. Qui l’autore americano restituisce la fame dell’arrampicatrice sociale e della dominatrice che ha spaccato cuori e rovinato molti uomini. Quello di Mailer è lo sguardo di chi conosceva il sesso di Marilyn e la sua esplicita disponibilità: “Sembrava un nuovo amore pronto e disponibile fra le lenzuola”. Chi riuscirebbe oggi a scrivere libri del genere? Esistono ancora personaggi adatti per lo sguardo di Mailer?

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