sabato 9 maggio 2026

La resistibile ascesa del demagogo

 


Sir John Curtice
I risultati delle elezioni di giovedì hanno confermato l'estrema frammentazione del panorama politico britannico.  
BBC, 9 maggio 2026

Reform UK è stato senza dubbio il vincitore delle elezioni locali inglesi, conquistando la maggioranza dei seggi e dei voti. Il partito chiuderà le elezioni con un guadagno netto di oltre 1.000 seggi. Nel frattempo, in un campione di oltre 500 circoscrizioni comunali in cui la BBC ha raccolto dati dettagliati sulle votazioni, il partito ha registrato una quota media di voti del 25%, una cifra non particolarmente elevata ma comunque sufficiente a dare a Reform un netto vantaggio sui suoi rivali. Il partito di Nigel Farage ha ottenuto i risultati migliori nelle zone che nel 2016 hanno votato in massa per la Brexit. Nei collegi elettorali in cui oltre il 60% ha votato per l'uscita dall'UE, il sostegno alla riforma elettorale si è attestato in media al 40%. Al contrario, nei luoghi in cui meno del 40% ha sostenuto la Brexit, il partito Reform ha ottenuto in media solo il 10% dei voti.

Il successo dei Verdi è stato più modesto, ma rappresenta comunque il loro miglior risultato elettorale di sempre. Hanno ottenuto in media il 17% dei voti. Ciò rappresenta un aumento di otto punti percentuali rispetto al sostegno ottenuto dal partito nelle ultime elezioni locali del 2022, e di sette puinti percentuali rispetto al risultato ottenuto nelleelezioni locali tenutesi poco prima delle elezioni generali del 2024, il loro miglior risultato di sempre in un'elezione locale. Questo ha fruttato al partito oltre 200 seggi, la carica di sindaco di due distretti londinesi e il controllo di tre consigli comunali. Il partito ha spesso ottenuto un certo numero di secondi e (soprattutto) terzi posti di tutto rispetto, ma relativamente pochi primi posti.

Al contrario, sia il Partito Laburista che i Conservatori hanno subito una forte perdita di consensi. In media i voti ottenuti dal Partito Laburista sono diminuiti di 18 punti percentuali rispetto al 2022 e al 2024. Il calo è stao particolarmente marcato nelle zone in cui il partito era precedentemente più forte e nei quartieri a forte presenza musulmana. Questo andamento ha contribuito ad amplificare le perdite di seggi del partito, che ammontano a più della metà di tutti i seggi che il partito difendeva. Finora, il partito ha perso il controllo di 23 consigli comunali. Ma per i laburisti le notizie sono state ancora peggiori nel Galles dove il loro partito non perdeva un'elezione da un secolo. È precipitato al terzo posto con appena l'11% dei voti, in calo di 25 punti rispetto alle ultime elezioni del 2021.

Plaid Cymru è ora il partito più grande in Galles con 43 dei 96 seggi, il che garantisce che tutti e tre i governi decentrati avranno probabilmente primi ministri nazionalisti. In realtà, questo è stato un vero e proprio terremoto.

Nel frattempo, il sostegno ai Conservatori è diminuito in media di 11 punti percentuali dal 2022 e di 10 punti percentuali dal 2024, anno in cui il partito aveva già perso gran parte della sua precedente popolarità. Il sostegno è calato in modo particolarmente drastico nelle aree in cui il partito Reform godeva di maggiore popolarità, sottolineando la minaccia che rappresenta per il partito di Kemi Badenoch. I Conservatori hanno inoltre perso più della metà dei seggi che difendevano e, come per i Laburisti, questo calo è stato amplificato dal fatto che la diminuzione del sostegno è stata maggiore proprio nelle zone in cui il partito era più forte in precedenza. Il partito ha segnato un punto positivo: la riconquista di Westminster, un tempo fiore all'occhiello della corona londinese del partito, strappatogli dai laburisti nel 2022. Tuttavia, questo successo è stato il riflesso di un netto calo di 17 punti percentuali nel sostegno al Partito Laburista, piuttosto che un'indicazione di progressi compiuti dal partito stesso: anche i suoi consensi sono calati di cinque punti, in quello che ormai è uno dei pochi luoghi in cui la contesa tra Conservatori e Laburisti rimane prevalentemente roccaforte.

I Liberal Democratici si aspettavano di ottenere importanti successi e hanno conquistato il controllo di Portsmouth, Stockport, East e West Surrey e West Sussex, ma hanno perso il controllo di Hull. Il partito ha guadagnato seggi principalmente perché, nei collegi in cui era partito dal secondo posto, è riuscito a trarre vantaggio dal forte calo di consensi per i Conservatori o i Laburisti. Nonostante il partito abbia ottenuto cinque seggi in Scozia, in Galles ne ha ancora uno solo. Non ci sono segnali che i Liberal Democratici possano replicare i progressi elettorali registrati da Reform o persino dai Verdi.

Analisi a cura di Patrick English, Steve Fisher, Robert Ford, Lotte Hargrave, Jonathon Mellon e Stuart Perrett.


Mario Ricciardi
Crisi di sistema, l'ultima eredità della Thatcher

il manifesto, 8 maggio 2026

 «Pensavamo davvero – alcuni di noi pensavano davvero – che il paese fosse avviato a cambiare per il meglio. Strada facendo, in un punto indefinito, le cose sono peggiorate in modo orribile». A dirlo è un personaggio dell’ultimo romanzo di Jonathan Coe.

Coe è uno degli scrittori che hanno meglio raccontato la società britannica dopo l’elezione di Margaret Thatcher. Da lui possiamo partire per collocare in prospettiva la devastante (ma tutt’altro che inattesa) sconfitta del Labour di Keir Starmer e dei Conservatori di Kemi Badenoch.

Per Coe la spiegazione del disappunto espresso dalla sua creatura letteraria, un intellettuale Tory che era stato un convinto sostenitore della rivoluzione thatcheriana, si trova nel fallimento di quel progetto politico: «Rifare il mondo a propria immagine, e poi scoprire che quello che vedi non ti piace». Un sogno di restaurazione che apre la strada a una macchina infernale in grado di distruggere ciò che si voleva conservare.

Anche se la data di nascita ufficiale del partito Conservatore risale ai primi anni Trenta dell’Ottocento, la fazione dei Tories aveva già assunto un carattere riconoscibile ai primi del secolo, ai tempi delle guerre napoleoniche. Nel Novecento i Conservatori hanno un ruolo dominante nel parlamento britannico fino alla caduta del governo di John Major, successore di Margaret Thatcher, nel 1997.

Una storia di successo con pochi confronti, che sembra essere arrivata in prossimità della fine. Non è semplicemente una questione di voti, o di seggi (le due cose nel Regno unito vanno sempre tenute separate), ma di capacità di esprimere una visione distinta e coerente.

Negli ultimi anni i Tories sono slittati inesorabilmente verso destra, nel disperato tentativo di recuperare il consenso attratto da formazioni che rivendicano di essere eredi dure e pure di Thatcher e del suo disegno di restaurazione di un ruolo di grande potenza militare e economica per un paese che aveva perso buona parte del proprio impero coloniale, stava liquidando le sue industrie, e assistendo all’affievolirsi del richiamo delle ultime risorse simboliche (a partire dalla monarchia) che ne alimentavano il soft power.

L’intellettuale Tory del romanzo di Coe si rende conto che l’esito finale della restaurazione Thatcheriana non è il ritorno a un passato glorioso, ma l’accelerazione verso un futuro i cui caratteri erano ispirati dalla nuova destra statunitense, e da chi ne stava ridisegnando il profilo ideologico. Figure come Barry Goldwater, William F. Buckley jr. e Milton Friedman indicano la strada, e i conservatori britannici la percorrono con entusiasmo fino in fondo. La resistenza viene da sinistra: i Laburisti, i sindacati, i movimenti di protesta, come quello contro la Poll Tax, ma non riesce a invertire una tendenza che, dopo il 1989, sembra spinta avanti anche dal vento della storia.

Quando i Conservatori perderanno finalmente le elezioni, sconfitti da Tony Blair, l’egemonia che si era instaurata negli anni Settanta non viene davvero meno con il New Labour. Tra i primi a capirlo fu Stuart Hall, che aveva ripreso la lezione di Gramsci per spiegare a una sinistra disorientata che il più grande successo di Thatcher era stato sul piano della cultura popolare: cambiare la testa delle persone.

Se i Conservatori sembrano destinati a scomparire, il Labour è alle prese con una frattura che potrebbe nel volgere di qualche tempo rivelarsi fatale. Oggi abbiamo elementi sufficienti per dire che l’obiettivo politico di chi ha sostenuto la candidatura alla leadership di Starmer non era dare una risposta da sinistra alla profonda crisi economica e sociale del Regno unito, ma al contrario impedire che questa risposta fosse data, prima o poi, da qualcuno in grado di riprendere l’eredità di Jeremy Corbyn con maggiore efficacia. A mettere a rischio la sopravvivenza dei Laburisti non è la crescita di Reform Uk, il partito di Nigel Farage, ma l’uscita verso sinistra di una parte consistente degli elettori che non si riconoscono nella «Quarta Via» proposta da Starmer.

Se il volto del capitalismo odierno è quello di Musk, Thiel o Yarvin ciò di cui ci sarebbe bisogno è una sinistra che sappia trovare il coraggio di prendere il toro per le corna fino a quando è ancora possibile. Impossibile prevedere se i Verdi riusciranno a farlo. La sfida è impari, e il tempo stringe. Una volta che quel che rimane delle istituzioni pubbliche britanniche (sanità, istruzione, magistratura imparziale, elezioni libere e informazione indipendente) sarà stato subordinato agli imperativi degli oligarchi dell’High Tech il cambiamento potrebbe diventare irreversibile.

Alla termine di questo film James Bond non arriva per salvare «Crown and Country». Dopo l’ultima ondata di privatizzazioni l’agente segreto è stato sostituito da un programma IA che gestisce una flotta di droni.






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