martedì 26 maggio 2026

Sinistra immobile e perdente

Secondo una lettura grossolana della dottrina taoista, l'immobilità può condurre alla vittoria. In realtà, il supremo insegnamento tattico non consiste nel dire "stai fermo e aspetta che il tuo nemico commetta errori su errori, così riuscirai a prevalere". Troppo semplice. Il consiglio è, se mai, un altro: nel flusso della vita, immobile non equivale a rigido; per poter restare in gioco è necessario adattarsi e accettare il movimento naturale del mondo. Non si tratta di forzare, si tratta di sussistere in armonia con il mutamento necessario delle cose intorno a noi. 

Fabrizio Caccia
«È una batosta inimmaginabile Martella? Mio nipote Tommaso avrebbe preso più voti di lui»

Corriere della Sera, 26 maggio 2026

«Pazzesco il crollo dell’affluenza a Venezia... E stupefacente è il distacco di Martella da Venturini, non era mai successo in passato... Mamma mia...».
Comincia con una serie di sospiri ed esclamazioni la telefonata con Massimo Cacciari, 81 anni, filosofo illustre ed ex sindaco di Venezia. Lui venne eletto col centrosinistra la prima volta nel 1993, riconfermato nel ’97 e rieletto infine nel 2005.
«Tutti i sondaggi parlavano di partita aperta. E poi Venezia era stato l’unico posto in Veneto dove a marzo al referendum avevano vinto i No. Perciò direi che gli elettori di centrosinistra stavolta non sono andati a votare, specie i giovani non ci sono andati».
«Il discorso parte da lontano. Il centrosinistra, dopo i miei mandati, inanellò suicidi a ripetizione. Ricordate Felice Casson? Invece di puntare sulle giovani leve veneziane del Pd, nel 2014 scelsero di candidare lui e vinse il centrodestra con Brugnaro. E ora con Martella ci risiamo: io lo conosco da una vita, Martella, niente di particolarmente tremendo, ma è un giovane vecchio, un politico puro, una carriera da eterno numero 2, numero 3, una volta al seguito di Veltroni, un’altra al seguito di Orlando, un’altra ancora di Bersani. Insomma, non è così che si crea entusiasmo tra gli elettori. Ci sarebbe voluta una figura diversa, come la Salis a Genova. Mio nipote Tommaso, per dire, avrebbe preso più voti di Martella...».
«Sì e ricordo che disse cose assolutamente condivisibili».
«Proprio così. Già ai tempi di Casson io mi arrabbiai moltissimo con questi amici e compagni idioti, non faccio nomi, che pur di non passare mai il testimone ora hanno candidato Martella, che però è uno di loro. Così alla fine cos’hanno ottenuto? Una batosta inimmaginabile».
«Il Campo largo non si discute, è necessario per vincere le elezioni. Ma non è sufficiente».
«È bello che si bacino, ma ora bisogna cominciare a dire qualcosa agli elettori in vista delle Politiche del 2027: sullo stato sociale e con quali politiche fiscali, quale politica estera, che posizione assumere in Europa».
«Perché è intelligente, lo penso da sempre. Ha fatto benissimo a non farsi vedere e se avesse imposto un candidato di FDI avrebbe perso matematicamente, perché avrebbe risvegliato l’antifascismo. Invece ha puntato su Venturini, che non era affatto l’alter ego di Brugnaro, ha lavorato per anni pancia a terra, il centrosinistra ha fatto male a sottovalutarlo. Credo che non abbiano influito invece le polemiche sulla Biennale e sulla Fenice».
Venturini ha avuto anche l’appoggio di Calenda.
«Frattaglie».
«Vannacci mi fa ridere. Mi spaventano Trump, Thiel, Musk, Xi, gli ayatollah e Netanyahu. Anzi, Netanyahu mi fa orrore».
«Cose da manicomio. Ma questi sono vizi: c’è chi è cocainomane e chi vuole fare il politico a vita».
E lei un giorno potrebbe ricandidarsi a sindaco di Venezia?«Neanche sotto le più infami torture».


Michela Bongi
Centrosinistra, i ritardi di una coalizione da costruire

il manifesto, 26 maggio 2026

Ogni elezione è una storia a sé e sono storie molto diverse quelle di un referendum e di una tornata amministrativa. Ma la clamorosa sconfitta della destra appena due mesi fa e, sul versante opposto, la quasi certezza del centrosinistra di poter assestare, su quell’onda, un altro colpo al governo Meloni con le comunali di maggio avviando la marcia trionfale verso le politiche, rendono inevitabile provare a tirare un filo sul piano nazionale. E quel filo al momento tesse ancora la stessa trama.

Al netto del trionfo tutto personale di Vincenzo De Luca che sarà sindaco di Salerno per la quinta volta, a Reggio Calabria il centrosinistra diviso partiva sconfitto in partenza e i 5 Stelle nemmeno erano in campo: un quadro parziale, certo (alle elezioni locali si smontano e rimontano alleanze di tutti i tipi), ma comunque indicativo dei ritardi di una coalizione tuttora solo virtuale nonostante i passi avanti. Oltretutto il tonfo è stato ancora più clamoroso del previsto.

Ma è in particolare il ribaltamento dei pronostici a Venezia, con la sconfitta del dem Andrea Martella al primo turno, a dare il polso di una coalizione di destra ancora viva e vegeta dopo la batosta del referendum costituzionale di marzo, seppure apparentemente in preda a una crisi non solo di nervi.

E di un campo progressista, giallorosso, di centrosinistra, largo o come lo si voglia chiamare che anche per questa vaghezza nella sua definizione e incertezza sulla sua estensione risulta ancora impalpabile: va bene essere testardamente unitari, ma cercando di unire i puntini all’infinito poi ci si perde.

Pd e alleati scontano poi un limite comune alla sinistra non solo italiana, quello di non riuscire a presidiare e a interpretare i bisogni delle periferie in senso ampio. Se a Venezia Andrea Martella è stato un candidato competitivo nella città lagunare, nell’area della terraferma che copre i due terzi del comune non è stato proprio in partita mentre in quel territorio sembra aver avuto presa, più della disputa al teatro La Fenice e lo scontro a destra alla Biennale, la propaganda anti-immigrati. C’è da immaginarsi quale sarà la musica che di qui alle elezioni politiche suoneranno Giorgia Meloni e i suoi alleati, vista anche la spietata (letteralmente) concorrenza di Vannacci.

Sta all’attuale opposizione evitare di cadere nelle trappole della “sicurezza” disseminate dalla destra e saper ribaltare questa narrazione. Avanzando al tempo stesso proposte non campate in aria sulle priorità reali perché aspettare immobili sulla riva del fiume mentre alla deriva sta andando il paese, magari perdendosi nel frattempo in contese sulla leadership, è il miglior modo di avvantaggiare una destra che forse non avrà più il vento in poppa, ma ancora non sembra averlo contro.


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