martedì 19 maggio 2026

Precaria nel vuoto


Sulla soglia dell'età adulta, Adriana Franco si ritrova senza punti di riferimento. Catapultata in una città in cui sente di essere un'ospite sgradita, è distante anni luce dal suo passato, dai suoi amici e da suo padre, con cui condivide il talento per la musica pur vivendolo in modo opposto al suo. Scrive per "Brush", rivista patinata che nasconde dietro dirompenti pezzi d'opinione marchette alle case discografiche e ai brand. Tutto le sembra falso, superficiale: anche quel lavoro apparentemente così "cool" e invidiabile le basta a malapena per una stanza in condivisione e la spesa all'Esselunga. Giorno dopo giorno, la ragazza cova una rabbia pronta a deflagrare. Fino a un gesto estremo. Perché quando niente intorno ha più senso, non resta che fare una cosa stupida. Il nuovo romanzo di Alice Valeria Oliveri è il diario di una disillusione, un racconto acuminato - come la voce della sua protagonista - sui compromessi di una generazione che è cresciuta con la pubblicità, nell'inganno di un futuro che per molti è rimasto solo dentro a uno schermo. (presentazione editoriale)

Giacomo Giossi
Dentro una generazione e nella ricerca della felicità

il manifesto, maggio 2026

In tempi in cui la superficie così come la leggerezza calviniane sono tirate in ballo più come giustificazione che come forma di possibilità e di spiegazione e in cui al romanzo si preferisce la formula di autofiction, ecco che Alice Valeria Olivero con Una cosa stupida (Mondadori, pp. 288, euro 19,50) dà corpo a un esordio privo di rimpianti verso il Novecento che fu, ma carico della consapevolezza che il nostro secolo è quello della scarsità al tempo dell’abbondanza. Scarsità di pensiero, di equilibrio, di valore a fronte di un’abbondanza che è tutta merce di scambio, superficie su cui scivolare in continuazione.

UN INFINITO STARE in posizione precaria che ha trasformato Fantozzi da dipendente a libero professionista, ma pur sempre in forma di Fantozzi, per cui perdente in condizione permanente. Olivero già autrice di Sabato champagne (Solferino) che pure le ha dato la vittoria del Viareggio come opera prima, si rivela pienamente ora in questo romanzo picaresco che ha per protagonista Adriana Franco, una giovane catanese a Milano al lavoro in quella che viene ridicolmente definita industria culturale, ma che si rivela ben presto un conglomerato labirintico cialtronesco e abborracciato. Un po’ Fantozzi e un po’ Luciano Bianciardi, Adriana si trova così a districarsi all’interno di un mondo votato alla vacuità in cui il giornalismo si confonde con il marketing e il marketing ancora non si è stati in grado di capirlo e di applicarlo. Milano non è solo lo sfondo di questo inciampo perenne, è anche l’inferno di un mondo così potentemente autoriferito da aver perso forse anche volutamente ogni riferimento.

IL MOVIMENTO IN ATTO è quello di cancellare ogni precedente profondità, ogni competenza appresa per poter sostituire il tutto con un bolo privo di forma, senso e capacità d’uso, ma utile a una lunga e perpetua masticazione. Non resta che dare evidenza a una leggerezza che ancora insiste nell’ammantarsi di profondità e offrire così plasticamente la forza d’urto e diretta di un gesto che sia semplicemente stupido. Il romanzo di Alice Valeria Oliveri è il ritratto non solo di una generazione, ma di un paese afflitto da una totale disonestà che sta prima che in ogni altro ambito nell’incapacità di riconoscersi, di vedere la propria sterile misura e insieme il proprio dramma.

Un libro ricchissimo che lascia in parte attoniti per la lucidità dell’autrice che evita ogni facile birignao così come quello sguardo pateticamente edulcorato che ha segnato l’ultimo scampolo del mainstream letterario anni Novanta. Un libro che contenendo un’indomabile ricerca della felicità, non lascia scampo a nessuno.

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