Alla fine Leone XIV non è un papa così cauto
Che idee ha sulla politica internazionale e com'è che le sue posizioni siano diventate così nette, specialmente contro Trump
Francesco
Gaeta
Il Post, 21 aprile 2026
Nel suo primo anno di pontificato, Leone XIV è stato raccontato come un papa prudente, quasi trattenuto, meno esposto del suo predecessore Francesco nella politica internazionale. Il termine più usato per definirlo, anche tra chi già lo conosceva, è stato «cauto». Nelle ultime settimane però questa immagine è cambiata. Davanti all’ampliarsi delle guerre e soprattutto nello scontro con Donald Trump il linguaggio del papa è diventato netto, diretto, emotivamente intenso. Soprattutto sulle questioni di politica internazionale è emerso un atteggiamento tutt’altro che cauto, e perfino inaspettato.
Al momento della sua elezione in piazza San Pietro, Leone XIV aveva nominato nove volte la parola pace, accostandola agli aggettivi «disarmata e disarmante». Nelle ultime settimane invece ha parlato molte volte della guerra, definendola «uno scandalo per la famiglia umana». A proposito delle guerre in corso, ha parlato di una violenza che può diventare «una voragine irreparabile». Ha definito il mondo come devastato da «un manipolo di tiranni». Ha anche accusato «chi manipola la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici», e ha aggiunto che Dio «non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta», cosa che a molti è sembrata un riferimento alle ripetute citazioni bibliche – a volte inventate – usate dall’amministrazione statunitense a sostegno delle azioni di guerra contro l’Iran.
Questo cambiamento è avvenuto soprattutto dalla fine di febbraio, dopo l’avvio della guerra in Medio Oriente. Si è accentuato durante le celebrazioni della Pasqua, mentre la guerra si aggravava, e si è rafforzato durante il viaggio in Africa, che si è appena concluso. A bordo dell’aereo su cui viaggiava, rispondendo a una domanda sul tema, Leone XIV si è espresso in modo diretto: «Troppe persone innocenti vengono uccise. E penso che qualcuno debba alzarsi e dire: “C’è un modo migliore”».
Secondo Iacopo Scaramuzzi, giornalista di Repubblica molto esperto di Vaticano, non è Leone XIV a essere cambiato ma il contesto in cui si muove oggi rispetto a qualche mese fa. «La situazione internazionale lo ha quasi costretto a essere più netto. C’è anche il fatto che si sente più a suo agio nel ruolo di pontefice: lui stesso aveva parlato di “curva di apprendimento”. Quella fase è evidentemente conclusa». Secondo Scaramuzzi c’è un momento preciso che segna uno scarto: «È stato il 4 aprile, quando ha detto che la pretesa di Donald Trump di “cancellare l’intera civiltà iraniana” era inaccettabile. Una parola chiara, pronunciata a braccio, fuori dal protocollo. Del tutto inattesa».
Nella stessa occasione il papa aveva aggiunto qualcosa di ancora più forte. Aveva invitato «i cittadini a contattare le autorità, i leader politici, i membri del Congresso, per dire loro di lavorare per la pace e rifiutare la guerra». Sebbene rivolto a tutti i popoli, il riferimento al Congresso collocava l’invito in un ambito molto preciso: il papa statunitense invitava i cittadini statunitensi a prendere posizione sulle politiche di chi li governa.
Secondo il professore di Ecclesiologia Massimo Faggioli quella frase segna una fase nuova del pontificato, non solo nei rapporti con gli Stati Uniti. Faggioli insegna al Trinity College di Dublino e ha da poco scritto un libro sul cattolicesimo negli Stati Uniti (Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana, edito da Scholé). Dice che il trumpismo è «una forma di messianismo politico, in un paese dove non c’è mai stata una separazione netta tra politica e religione. Oggi però si è andati oltre: c’è un presidente che si sente investito da Dio, si pensa e si raffigura come un nuovo messia e usa un linguaggio da guerra santa per gestire gli affari del mondo».
Per il Vaticano questa «logica premoderna» in cui la teologia serve a legittimare la politica è «estremamente disturbante e chiaramente inaccettabile», dice Faggioli. Leone XIV non solo sta dicendo no alla guerra, sta anche rifiutando che il potere si faccia consacrare dalla religione. Si crea così un ribaltamento quasi paradossale: «Il Vaticano di Leone XIV è oggi portatore di un approccio laico alla politica, perché difende il diritto internazionale, le Costituzioni, lo stato di diritto contro chi è al potere sentendosi investito da Dio. La Santa Sede è diventata il bastione più visibile dell’Illuminismo», dice ancora Faggioli.

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