Fabrizio Floris
Boualem Sansal e la sua detenzione
il manifesto, 18 maggio 2026
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, l’incontro con Boualem Sansal non è stato semplicemente la presentazione di un libro o il racconto di una vicenda giudiziaria, ma il tentativo di trasformare un’esperienza carceraria in una riflessione radicale sulla libertà, sul potere e sul rapporto tra ideologia e paura. Sansal, 80 anni, tra le voci più note e controverse della letteratura franco-algerina, ha raccontato davanti al pubblico torinese il suo arresto del 16 novembre 2024 in Algeria. Un racconto duro, quasi asciutto nella forma, ma carico di dettagli che restituiscono il senso di un sistema repressivo che — secondo lo scrittore — non colpisce solo il dissenso politico, ma tenta di spezzare simbolicamente l’individuo. «Cinque anni di carcere in Algeria significano morire», ha detto. Poi ha ricostruito quei primi giorni: il sequestro, il cappuccio sulla testa, il trasferimento in un luogo sconosciuto, sei giorni senza cibo, acqua o spiegazioni. Solo al settimo giorno, ha raccontato, sarebbe comparso davanti a un giudice che in pochi minuti gli avrebbe comunicato l’accusa di terrorismo.
LA SUA TESTIMONIANZA si inserisce in un contesto internazionale che da mesi mobilita intellettuali, editori e governi europei per chiedere chiarimenti sulla sua detenzione e sulla libertà di espressione in Algeria. Secondo quanto riferito dal suo avvocato François Zimeray la detenzione di Sansal sarebbe stata accompagnata da gravi limitazioni procedurali e da forti pressioni politiche. Eppure, il passaggio più sorprendente del racconto riguarda proprio il carcere. «L’80% dei detenuti erano islamisti», ha spiegato. Era convinto di trovarsi di fronte a nemici irriducibili: per anni, infatti, aveva denunciato il fondamentalismo islamico come forma di totalitarismo contemporaneo. E invece, ha raccontato, proprio quei detenuti avrebbero iniziato a proteggerlo, a condividere il cibo, a portargli vestiti. «Dicevano: ‘la leggenda sta arrivando’». Da quell’espressione nasce il titolo del nuovo libro, La Légende, annunciato in uscita il 2 giugno presso Grasset. Il libro viene presentato dall’autore come una sorta di dossier politico e morale. Sansal lo ha paragonato esplicitamente a Arcipelago Gulag, evocando non tanto un parallelismo storico diretto quanto la volontà di testimoniare un sistema di paura e silenzio.
HA DICHIARATO di stare preparando anche un dossier contro il presidente algerino, sostenendo di voler portare il caso davanti a una corte internazionale. Nel suo intervento è emerso anche un forte dissenso verso una parte della sinistra francese, accusata di relativizzare o minimizzare la repressione algerina. Sansal ha parlato apertamente di una campagna ostile nei suoi confronti, citando in particolare La France Insoumise.
SANSAL NEL SUO INTERVENTO si è soffermato anche sulla trasformazione delle società contemporanee. Ha parlato delle «guerre economiche» come delle guerre più pericolose del presente e del potere crescente dei tecnocrati: «leggono soltanto statistiche e dati, non guardano più le persone». Una riflessione che richiama alcune delle sue opere più recenti e che entra in risonanza con il dibattito globale sull’automazione delle decisioni pubbliche, sul governo algoritmico e sulla crisi della rappresentanza. Colpisce il contrasto tra la radicalità delle sue accuse e il tono quasi disincantato con cui vengono pronunciate. Sansal non appare come un dissidente romantico, ma uno scrittore che considera inevitabile il conflitto con il potere e deve difendere un principio considerato non negoziabile: «la libertà e la libertà d’espressione non sono qualcosa che si possa trattare». Da qui la sua vicenda personale: lo scrittore trasformato in simbolo, poi in bersaglio e infine in «leggenda». In un tempo in cui molte repressioni diventano rapidamente materia di polarizzazione geopolitica o ideologica, Sansal ha cercato di riportare il discorso a un livello più essenziale: cosa significhi davvero perdere la libertà, e quanto fragile possa diventare la possibilità stessa di parlare, scrivere e dissentire.

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