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domenica 2 agosto 2026

La sceneggiata romana

Andrea Colombo
Giorgia e l'allarme rosso per riconquistare la scena

il manifesto, 2 agosto 2026

L’emergenza c’è stata, certamente pilotata da chi usa disperati e migranti come carne da cannone. È durata poche ore, senza rappresentare mai un problema per l’Italia, e si è dissolta.

Giorgia Meloni non se ne è accorta o, più precisamente, finge di non essersene accorta. Quando ha preso l’inaudita decisione di chiudere senza motivo i confini per chi arriva dalla Spagna, ma solo se ha la pelle scura, era già evidente l’assenza di pressione sui confini della patria. Quando ieri ha vergato, con la sodale socialdemocratica danese Fredriksen, una missiva rivolta ai vertici Ue per reclamare «risposta europea immediata e coordinata» ai fatti di Ceuta, era palese che di quella tempestiva risposta non c’era più alcun bisogno. Tuttavia 20 governi europei hanno apposto la loro firma in calce alla richiesta, che è stata naturalmente accolta.

Della sceneggiata isterica ed emergenziale seguita alla “invasione” di Ceuta Meloni è stata la principale regista. Ha aperto le danze e poi dato il la, pur non avendo assolutamente nulla da temere. In parte ha agito in conto terzi. Ha dato una mano allo stretto compagno d’arme Santiago Abascal, leader di Vox, ma anche ai Popolari spagnoli che si preparano a tentare la spallata contro Sánchez a braccetto con i franchisti. Facendo il gradito favore alla destra spagnola, la leader di quella italiana lo ha fatto anche a se stessa e ai leader cugini all’offensiva in tutta Europa.

Sánchez è la bestia nera tanto della destra radicale quanto di quella egemone nel Ppe, l’anomalia da eliminare prima che il contagio si diffonda, la ridotta da conquistare per chiudere il conto con la sinistra europea.

Colpire il governo di Madrid significa indebolire i rivali ovunque. La sua testa sarebbe anche un grazioso dono da offrire al capriccioso imperatore di Washington, che lo ha messo in testa alla sua lista nera da un pezzo e che non ha perso tempo nel dare man forte al coro europeo, come sempre con toni ancor più splatter. Probabilmente però la premier italiana si sarebbe mossa allo stesso modo comunque. La virata brusca dell’Europa sulla rotta dei respingimenti e della blindatura dei confini è il solo successo che Meloni possa vantare sul fronte che l’ha vista per quattro anni più impegnata, quello della politica estera.

Ceuta offriva l’occasione per piazzare indebitamente quel dossier, oggi in realtà secondario, al centro della scena europea. Meloni l’ha colta stravolgendo la realtà, inventando di sana pianta un allarme rosso inesistente, cercando e trovando un incidente internazionale assolutamente gratuito. Oggi figura come punta di una sorta di internazionale nera che la riavvicina a Trump ma anche come punto di riferimento delle politiche migratorie della civilissima Europa. Si frega le mani e la si può capire. Molto più difficile è capire la reazione di quei governi e di quell’establishment europeo che, di fronte a un attacco tanto ruvido quanto immotivato e comunque di valenza politica inaudita, hanno di fatto scelto la complicità. Se la decisione italiana di sospendere per un mese il trattato di Schengen non appare ridicola e pretestuosa qual è, se non viene bollata come colpo basso che mina deliberatamente i vincoli di solidarietà e lealtà tra i Paesi dell’Unione, è perché nessuno osa dirlo apertamente. Nessuno si smarca. Nessuno critica. Nessuno punta l’indice. Molti, anzi, si accodano.

Su tutti i leader europei grava il ricatto dell’estrema destra. Ciascuno si sente nei rispettivi Paesi assediato. Ognuno cammina sulle uova nel terrore di facilitare il lavoro agli assedianti scontentando gli umori dell’elettorato sul tema che più di ogni altro gonfia le vele di una destra sempre più radicale. Senza rendersi conto che, in questo modo, la destra radicale ha già vinto comunque. Così persino una messa in scena ai limiti del buffonesco come la sospensione di Schengen finisce per pagare chi l’ha allestita.

sabato 1 agosto 2026

L'istinto degli sciacalli


Gad Lerner
La destra globale e il profitto dello sciacallo

il manifesto, 1 agosto 2026

Oltrepassate le Colonne d’Ercole dell’inciviltà, sovreccitati dalle immagini dell’umanità derelitta che annaspava fra marosi e scogli di una frontiera proibita, i nostri governanti hanno reagito con l’istinto degli sciacalli. Sanno che al pubblico ammaestrato quei poveracci inermi, seminudi, epperò divenuti improvvisamente moltitudine, trasmettono senso del pericolo, di violazione della sfera domestica e patrimoniale, di un’apocalisse tale da sovrastare anche il diffuso turbamento per gli eventi climatici abnormi dell’estate 2026; eventi climatici di fronte ai quali i detentori del potere preferiscono ritrarsi e tacere. Più redditizio urlare all’invasione dei migranti e e attaccare il governo socialista spagnolo che misurarsi con l’incombenza di una catastrofe ambientale.

Da maggio la temperatura supera i trenta gradi, il fuoco minaccia vaste regioni urbanizzate, ma è meglio che gli effetti percepibili del surriscaldamento restino confinati nell’inquietudine privata, senza assumere la dimensione politica del fallito sconfinamento da Ceuta: lembo di terra africana annesso alla Spagna e dunque europeo.

Titolo de La Stampa di ieri: «Ceuta, assalto all’Europa». Il Messaggero: «Confini da difendere». La Verità: «Spagna invasa dai marocchini». Mentre Il Giornale spara a tutta pagina una foto di gente che nuota in vista della riva e intitola: «L’Italia che vuole il Pd».

Si tratta di propagandisti mediocri, emuli artigianali di ben altri monopolisti del sentimento popolare, capaci di avvolgere nella ragnatela degli algoritmi centinaia di milioni di seguaci. Dobbiamo a loro la dispensa da ogni vincolo di compassione e la licenza di odiare, semmai, quegli esseri umani. Su X Elon Musk li schernisce in quanto zombie, morti viventi. Dalla Casa bianca trumpiana additano la folla di Ceuta a monito degli elettori di novembre: «I Democratici vedranno la vostra casa calpestata e saccheggiata e ne gioiranno». Un alto funzionario russo della cerchia di Putin, Kirill Dmitriev, richiama la storia antica sbattendo in faccia all’Unione europea il Sacco di Roma perpetrato dai Visigoti di Alarico: «Barbari alle porte, 410 d.C. versus oggi».

Zombie, barbari, saccheggiatori dei nostri beni. Berciano all’unisono l’uomo più ricco del mondo, Washington e Mosca. I classici dell’antropologia vedrebbero in tal genere di messaggi qualcosa di più e di peggio del nazionalismo o dei retaggi post-coloniali: l’auspicio di una sovrappopolazione da smaltire. Scriveva Claude Lévi-Strauss nei Tristi Tropici settant’anni fa: «Una società non si perpetua che generando la servitù. Allorché gli uomini cominciano a sentirsi stretti nel loro spazio geografico, sociale e mentale, una facile soluzione rischia di sedurli: negare la qualità umana a una parte della specie. Per qualche decennio essi avranno mano libera.

In seguito bisognerà procedere a una nuova espulsione». E aggiungeva: «Questa grande svalorizzazione sistematica dell’uomo da parte dell’uomo si va estendendo, e sarebbe ipocrita e incosciente voler evitare il problema con la scusa che si tratta di un fenomeno passeggero». Mancheremmo di rispetto alle vittime della strage di Ceuta, consumata là dove Africa ed Europa si sfiorano, se indugiassimo nel commentare le meschinità dei leader protesi nella speculazione politica o in cerca di alibi morale. La colpa è del re del Marocco che ha aperto il rubinetto dei migranti per mettere in guardia il premier spagnolo bisognoso di attingere al rubinetto del gas algerino? La colpa è della Corte Suprema di Madrid che ha posto limiti ai respingimenti immediati, o delle mafie che ne hanno falsificato le disposizioni? Sono stati i trafficanti di esseri umani a spingerne in mare decine di migliaia? E costoro si sarebbero riversati a Ceuta, a fine luglio, perché il governo socialista varò una sanatoria a fine gennaio, riservata peraltro ai soli irregolari già residenti nella penisola iberica? Qualcuno crede davvero che punire la Spagna sospendendo le regole di Schengen giovi a tutelare la nostra penisola?

Torniamo a sudare e a vergognarci, ammorbati dal fiato degli sciacalli, mentre decine di migliaia di sventurati tornano sui loro passi.

mercoledì 8 luglio 2026

La vittoria dei golpisti in Spagna


Vincerete ma non convincerete

Nell’Università di Salamanca, il 12 Ottobre 1936, il generale franchista José Millán-Astray si abbandonò a discorsi che culminavano inneggiando alla morte. Il Rettore, Miguel de Unamuno, decise di prendere la parola: “Ho appena udito il grido ‘viva la morte’, che suona, all’incirca, come “muoia la vita’. Io, che ho trascorso tutta la mia vita a porre in essere paradossi che facevano adirare chi non li capiva, vi dico come autorità in materia che questo paradosso mi sembra ridicolo e repellente. (…) Questo è il tempio dell’intelletto e io ne sono il supremo sacerdote. Voi state profanando il suo sacro recinto. Checché ne dica il proverbio, io sono sempre stato profeta in patria. Vincerete ma non convincerete. Vincerete perché avete forza bruta d’avanzo, ma non convincerete perché convincere significa persuadere. E per persuadere vi occorre ciò che vi manca in questa lotta: ragione e diritto. Io considero inutile esortarvi a pensare alla Spagna. Ho finito”. A questo risponde brutalmente il generale Millán-Astray gridando “A me la Legione”, “viva la Morte!” (motto della Legión Española) e “abbasso l’intelligenza!”. Unamuno risponde “Viva la vita!”. Il 22 ottobre, Franco firma il decreto di destituzione del rettore De Unamuno. Arresti domiciliari in disperazione e solitudine.”.  

Marcello Flores
17 luglio 1936. La democrazia muore pure in Spagna

Corriere della Sera La Lettura, 5 luglio 2026 

L’«alzamiento» segnò la terza sconfitta, nell’Europa tra le guerre, dopo quella del governo liberale in Italia con l’avvento del fascismo e della repubblica di Weimar in Germania con la vittoria del nazismo. Le elezioni di febbraio videro l’affermazione del Fronte popolare di sinistra, ma lasciarono un Paese spaccato e rissoso. Il golpe di Franco era pronto.

L’alzamiento del 17-18 luglio 1936, il colpo di Stato militare che i generali spagnoli Francisco Franco, Emilio Mola, José Sanjurjo, Manuel Goded, Gonzalo Queipo de Llano attuarono contro la seconda Repubblica spagnola, rappresentò la terza grande sconfitta della democrazia nell’Europa fra le due guerre, dopo la vittoria del fascismo in Italia e quella del nazismo in Germania.

Che la democrazia spagnola fosse fragile, più del regime liberale in Italia e della repubblica di Weimar in Germania, lo avevano dimostrato le vicende politiche degli ultimi anni. La nascita della repubblica nel 1931, dopo l’esilio di Alfonso XIII e le elezioni di quell’anno che videro la vittoria della sinistra e l’approvazione della Costituzione, aprì una fase in cui forti tensioni sociali e politiche caratterizzarono un biennio riformatore e radicale (riforma agraria, forte anticlericalismo, tentativi di colpo di stato militare) e un biennio conservatore e nazionalista (abolizione delle riforme, rivolta dei minatori delle Asturie e loro sanguinosa repressione), che accentuarono la frattura interna alla società spagnola e l’emarginazione crescente, in entrambi i campi, dei sostenitori dello stato di diritto e di una democrazia parlamentare equilibrata e inclusiva.

Le elezioni del 16 febbraio 1936 videro la vittoria del Fronte popolare, la nuova coalizione delle forze di sinistra, nei confronti del Fronte nazionale, con lo 0,5% in più dei voti (circa 75 mila) ma con 286 seggi contro 141 (e 56 del centro). La scelta fu di nuovo quella di riprendere la via delle riforme radicali anche perché, come ha scritto Gabriele Ranzato nel libro più equilibrato sulla nascita della guerra civile (L’eclissi della democrazia, Bollati Boringhieri, 2004), «governo e maggioranza dovevano operare sotto la pressione di un movimento popolare per il quale la vittoria del Fronte era apparsa un viatico al soddisfacimento di tutte le sue rivendicazioni e, per molti, la vigilia di un evento rivoluzionario che avrebbe dovuto ribaltare i rapporti di potere nella società». Si instaurò presto un clima di violenza e contrapposizione che il governo non riuscì a controllare e che spinse i vertici militari ad accelerare i preparativi per un colpo di stato cui stavano pensando da tempo.

Il colpo di Stato di metà luglio fallì nelle grandi città e nelle zone più industriali e avanzate del Paese: Pamplona, nel nord-est, cade rapidamente nelle mani dei golpisti, così come quasi tutta l’Estremadura, la Galizia, la Navarra e parti delle Asturie. Ma le due città più grandi del Paese, Madrid e Barcellona, oltre a Valencia, respingono il tentativo di presa di potere, perché le milizie operaie di sinistra riescono ad armarsi appena in tempo e molte forze dell’ordine, su cui gli insorti avevano fatto affidamento, rimangono leali. Siviglia fu presa in pochi giorni da Queipo de Llano, con una violenza che colpì in modo particolare le donne che combattevano per la repubblica. Il golpe era diretto contro la democrazia; che la repubblica di fatto abbandonò anch’essa in nome di una rivoluzione sociale di cui socialisti e anarchici rappresentavano due anime diverse e conflittuali ma convergenti nell’abbandono di una democrazia parlamentare.

Da un punto di vista militare le forze contrapposte, nella penisola iberica, erano più o meno alla pari, anche se quelle repubblicane risultavano più frammentate e disorganizzate; ma i golpisti potevano contare sui 34 mila uomini dell’esercito africano di stanza in Marocco che, se giunti in Spagna, avrebbero spostato a favore dei ribelli le chance di vittoria. Al momento erano bloccati, grazie all’ammutinamento dei marinai della flotta che aveva impedito il successo dell’alzamiento nei reparti della Marina.

Il destino della guerra civile, anche se non fu subito chiaro a tutti e se si aggiunsero, poi, errori e fallimenti che potevano essere evitati, dipese sostanzialmente dall’appoggio che i Paesi europei decisero di dare alle parti in lotta. José Giral, il primo ministro che il presidente Manuel Azaña Díaz nominò il 19 luglio, chiese al governo francese guidato da Léon Blum, che nel Paese confinante è a capo del nuovo Fronte Popolare, di sostenere la Repubblica spagnola in questa drammatica situazione con forniture di armi. Blum acconsente inizialmente, ma deve procedere con discrezione. Il suo governo del Fronte Popolare è in carica solo da sei settimane. A Parigi, fascisti ed estremisti di sinistra si affrontano in scontri di piazza, e i militari francesi mettono in guardia a gran voce da qualsiasi ingerenza nel conflitto al di là dei Pirenei. Il primo ministro francese si consulta con gli inglesi e fa marcia indietro. Il 2 agosto il suo governo vieta la vendita di armi e di qualsiasi materiale bellico alla Spagna. La Repubblica aggredita si ritrova senza alleati.

I generali golpisti, invece, e soprattutto Francisco Franco che viene considerato il più abile, determinato ed efficace, riescono a ottenere quasi subito l’aiuto delle due potenze fasciste del continente, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler. La prima richiesta di aiuto al fascismo da parte di Franco viene già avanzata il 21 luglio. Il 25 Mussolini inizia un rapido ripensamento che porta, il 27, alla decisione di intervenire a fianco del generale Franco, mentre Ciano comunica che dodici aerei e un piroscafo carico di armi sono pronti a partire per Melilla. Lo stesso 25 luglio la richiesta viene fatta anche a Hitler, che si trova al festival wagneriano di Bayreuth. Nasce subito quella che il ministro dell’Aviazione del Reich Hermann Göring chiamerà «Operazione Feuerzauber», dal titolo del terzo atto della Valchiria di Richard Wagner: venti velivoli Junkers del tipo Ju 52, sei bombardieri da combattimento Heinkel 51, venti cannoni antiaerei sono pronti per trasportare le truppe da Melilla, nel Marocco spagnolo.

Mentre Francia e Inghilterra si accontentano di un «patto di non intervento» che anche Italia e Germania formalmente approvano, le due potenze fasciste permettono all’esercito africano di Franco di giungere in Spagna attorno a metà agosto. Il vantaggio strategico si è compiuto e, sia pure in tempi più lunghi del previsto, sarà proprio Franco a prevalere nella guerra civile. L’aiuto militare ai golpisti, che vedrà nel gennaio successivo l’arrivo di 40 mila volontari fascisti e nell’aprile la distruzione di Guernica da parte della Legione Condor nazista, ha già compiuto il suo passo decisivo.




mercoledì 20 agosto 2025

Un comunista canadese

La statua in piazza Norman Béthune a Montreal

Mao Tse Tung
In memoria di Norman Bethune (21 dicembre 1939)

Il compagno Norman Bethune, membro del Partito comunista canadese, aveva più di cinquant’anni quando, inviato dal Partito comunista canadese e dal Partito comunista degli Stati Uniti ad aiutare la Cina nella Guerra di resistenza contro il Giappone, arrivò nel nostro paese dopo un viaggio di migliaia di chilometri. Giunse a Yenan nella primavera dell’anno scorso e poi andò a lavorare sui monti Wutai dove, con nostro grande dolore, è morto come un martire al suo posto di lavoro. Quale spirito può aver spinto uno straniero a considerare, al di sopra di qualunque motivo egoistico, la causa della liberazione del popolo cinese come propria? È lo spirito dell’internazionalismo, lo spirito del comunismo, dal quale ogni comunista cinese deve imparare. Il leninismo insegna che la rivoluzione mondiale può avere successo solo se il proletariato dei paesi capitalisti appoggia la lotta di liberazione dei popoli delle colonie e delle semicolonie e se il proletariato delle colonie e delle semicolonie appoggia la lotta di liberazione del proletariato dei paesi capitalisti2 . Il compagno Bethune ha messo in pratica questa linea leninista. Anche noi comunisti cinesi dobbiamo mettere in pratica questa linea. Dobbiamo unirci al proletariato di tutti i paesi capitalisti, al proletariato del Giappone, dell’Inghilterra, degli Stati Uniti, della Germania, dell’Italia e di tutti gli altri paesi capitalisti, perché sia possibile abbattere l’imperialismo, liberare la nostra nazione e il nostro popolo e liberare le altre nazioni e gli altri popoli del mondo. Questo è il nostro internazionalismo, l’internazionalismo con il quale ci opponiamo sia al gretto nazionalismo che al gretto patriottismo. Lo spirito del compagno Bethune, la sua assoluta devozione verso gli altri senza la minima ombra di egoismo, si rivelava nell’altissimo senso di responsabilità verso il lavoro e nell’infinita premura verso i compagni e il popolo. Ogni comunista deve imparare da lui. Non sono pochi coloro che mancano di senso di responsabilità nel lavoro, preferiscono i fardelli leggeri a quelli pesanti, lasciano quelli pesanti agli altri e scelgono per sé quelli leggeri. In ogni cosa pensano prima a se stessi e poi agli altri. Appena compiono un piccolo sforzo, si gonfiano di orgoglio e si vantano per paura che gli altri non se ne accorgano. Invece di essere pieni di affetto per i compagni e per il popolo, sono freddi, indifferenti e apatici. In realtà, questi individui non sono comunisti, o almeno non possono essere considerati veri comunisti. Tutti coloro che tornavano dal fronte esprimevano la loro ammirazione per Bethune ogni volta che veniva fatto il suo nome e tutti erano colpiti dallo spirito che l’animava. Quanti tra i soldati e i civili della regione di confine Shansi-Chahar Hopei erano stati curati dal dottor Bethune o lo avevano visto al lavoro con i propri occhi, erano entusiasti di lui. Ogni comunista deve prendere a esempio lo spirito del compagno Bethune che è lo spirito di un vero comunista. Il compagno Bethune era medico, aveva fatto della medicina la sua professione e migliorava di continuo le sue capacità; tra tutto il personale medico dell’8a armata, egli si distingueva per la sua competenza. Il suo esempio rappresenta una buona lezione per coloro che vogliono cambiare lavoro non appena vedono qualcosa di nuovo e per chi disprezza il lavoro tecnico giudicandolo poco importante e senza prospettive. Ho visto il compagno Bethune una sola volta. In seguito mi ha scritto molte lettere. Ero molto occupato e perciò gli ho risposto solo una volta e non so neanche se abbia mai ricevuto la mia lettera. La sua morte mi addolora profondamente. Ora tutti noi lo commemoriamo e ciò dimostra quanto il suo spirito abbia profondamente toccato ognuno di noi. Noi tutti dobbiamo prendere a esempio il suo spirito di assoluta abnegazione. Con questo spirito ognuno può essere molto utile al popolo. L’abilità di un uomo può essere grande o piccola, ma se egli avrà questo spirito sarà un uomo nobile, puro, un uomo moralmente integro, superiore ai meschini interessi, un uomo prezioso per il popolo. 

La statua di Norman Béthune all'Università di Toronto


Henry Norman Bethune (Gravenhurst, 30 marzo 1890  Contea di Tang, 12 novembre 1939) è stato un medico canadese, noto anche col nome cinese Bái Qiú'ēn (白求恩), che fu attivo durante la guerra civile spagnola e nella seconda guerra sino-giapponese.

Biografia

Apparteneva ad una famiglia di origini scozzesi. Un suo bisnonno, il reverendo John Bethune, aveva fondato la prima chiesa presbiteriana a Montréal. Dopo la laurea in chirurgia toracica, esercitò a Montréal, spesso gratuitamente per i poveri. Iscrittosi nel 1935 nel Partito Comunista Canadese, si recò come chirurgo in Spagna (1936-1937) durante la Guerra civile e in Cina (1938-1939), dove operò nel campo della chirurgia delle ferite di guerra.

Bethune con una delle sue unità trasfusionali mobili

In Spagna sviluppò le unità mediche mobili. A causa delle necessità belliche sviluppò anche il primo metodo pratico per il trasporto del sangue.

Morì a causa di una sepsi causata da una ferita da taglio durante la seconda guerra sino-giapponese mentre era nell'VIII Armata dell'Esercito Popolare di Liberazione, formata da reduci della Lunga marcia.

Quasi sconosciuto in Canada durante la vita, fu noto a tutti i cinesi per il tributo che gli dedicò Mao Tse-tung nei suoi scritti, e particolarmente nel saggio: In memoria di Norman Bethune (tit. orig.: 紀念白求恩), in cui si dava notizia degli ultimi mesi di Bethune in Cina e iniziava con una storica lode: «Come internazionalista privo di egoismo il dottor Bethune servì come modello a qualsiasi essere umano». Con l'inclusione dello scritto nell'antologia del Libretto Rosso il suo nome divenne probabilmente quello dell'occidentale più noto in Cina negli anni sessanta.

In Cina, 1938
Statua di Bethune nella Fortezza di Wanping, Pechino

A differenza della valutazione di Mao, basata sulle convinzioni internazionaliste di Bethune, in occidente si avanzarono anche altre spiegazioni per il suo agire gratuito a favore dei feriti nei campi di battaglia così distanti dal Canada, principalmente facendo della motivazione esclusivamente umanitaria la prima molla per l'azione. Tuttavia la sua azione in Spagna fu volta contro il fascismo, e anche in Cina, come nota la sua biografia scritta da Larry Hannant, si rifiutò di servire il governo nazionalista di Chiang Kai-shek. Norman Bethune era membro del Partito Comunista Canadese ed aveva quasi cinquant’anni quando venne inviato dai partiti comunisti del Canada e degli Stati Uniti ad aiutare la Cina nella Guerra di Resistenza contro il Giappone.(Sydney Gordon e Ted Allan , Il bisturi e la spada. La storia di Norman Bethune ;titolo originale : The Scalpel,the Sword : Boston 1953, traduz. Italiana Dario Paccino,Milano Feltrinelli 1955,1969 ).

Bethune fu uno dei primi nel mondo anglosassone a sostenere la necessità di un sistema sanitario universale e gratuito, dopo averne visto i vantaggi in un suo viaggio in Unione Sovietica.

I due film a lui dedicati: Bethune (1977) e Bethune: The Making of a Hero (1990) vedono Donald Sutherland impersonarlo.

Nel 1998 fu votato il suo ingresso nella Canadian Medical Hall of Fame.


Anthony Issa 

Storia popolare: la piazza Norman Bethune

Una breve storia di un chirurgo canadese e figura storica spesso dimenticata

Questa scultura a grandezza naturale, raffigurante Norman Bethune, un chirurgo canadese, è un luogo molto amato dai piccioni e indossa un'uniforme militare. 

Bethune e il suo monumento non sono molto noti in Canada, in parte a causa della sua devozione al comunismo in un Paese fermamente contrario all'ideologia durante la Guerra Fredda. Solo negli anni '70, decenni dopo la sua morte, Bethune divenne più noto. In Cina, invece, la situazione è diversa, poiché Bethune è una figura storica amata e venerata come un eroe nazionale nella fondazione della Repubblica Popolare. 

Ecco la storia dell'uomo dietro la statua e di come uno dei più grandi eroi rivoluzionari della Cina sia arrivato nei pressi del nostro campus.

Bethune: la sua vita e la sua eredità 

Norman Bethune  era un chirurgo canadese, sostenitore dell'assistenza sanitaria universale e membro del Partito Comunista del Canada. Dopo aver avuto un'esperienza di pre-morte a causa della tubercolosi nel 1926, iniziò a occuparsi di chirurgia toracica a Montréal, presso il Royal Victoria Hospital e successivamente presso il Montréal Sacred Heart Hospital. 

Negli anni '30, il periodo trascorso da Bethune come chirurgo in città cambiò la sua visione della medicina. Perse ogni illusione nei confronti della chirurgia, poiché riteneva che uno dei problemi principali dell'assistenza sanitaria fosse la mercificazione della medicina e l'inaccessibilità delle cure per chi viveva in povertà.

In un articolo  pubblicato nel 1982 per la Canadian Medical Association, Bethune fece una dichiarazione forte sulla situazione dell'assistenza sanitaria canadese all'epoca: "Esiste la tubercolosi del ricco e quella del povero. Il ricco guarisce e il povero muore. Noi, come popolo, possiamo liberarci dalla tubercolosi, una volta presa la decisione che vale la pena spendere abbastanza soldi per farlo. Una migliore formazione dei medici, un'istruzione pubblica al punto da eliminare la tisiofobia, visite mediche e radiologiche periodiche obbligatorie, diagnosi precoce, riposo a letto precoce, compressione precoce, isolamento e protezione dei giovani sono i nostri rimedi". 

Ispirato dal modello sovietico, Bethune iniziò a sostenere un sistema sanitario universale in Canada, ma la sua iniziativa cadde nel vuoto da parte dei suoi colleghi in medicina e del governo federale . Ispirato dal modello sovietico, Bethune iniziò a sostenere un sistema sanitario universale in Canada, ma la sua iniziativa cadde nel vuoto da parte dei suoi colleghi in medicina e del governo federale. Ciò non impedì a Bethune di fornire assistenza sanitaria alla classe operaia povera, ai gruppi emarginati e ai giovani, presso il Children's Art Group e il Montreal Group for the Security of the People's Health. 

Durante la guerra civile spagnola, Bethune prestò servizio come chirurgo traumatologico in prima linea, supportando il governo repubblicano socialista. Fu responsabile dello sviluppo di un  servizio mobile di trasfusione di sangue per le operazioni in prima linea, per aiutare i soldati che morivano di emorragia. 

In seguito, il chirurgo si recò in Cina durante la guerra sino-sovietica e giapponese. Fornì assistenza chirurgica ai ribelli comunisti che combattevano contro l'esercito imperialista giapponese e il partito nazionalista di destra cinese, il Kuomintang. Bethune si unì all'Ottava Armata del Partito Comunista Cinese e contribuì a portare la medicina moderna nella Cina rurale, curando gli abitanti dei villaggi malati e i soldati feriti su entrambi i fronti del campo di battaglia . 

Durante uno degli interventi chirurgici, si tagliò un dito che si infettò. Dopo nemmeno due anni dall'inizio della spedizione, Bethune morì per setticemia il 12 novembre 1939.

Immagine di Bethune e dell'Ottava Armata di Rotta, Cina settentrionale, 1938. Fonte Wikimedia Commons.

Il sacrificio di Bethune durante gli sforzi bellici del Partito Comunista gli valse profondo rispetto e lo status di martire da parte dei suoi alleati e di Mao Zedong, presidente del Partito Comunista e fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Mao onorò Bethune scrivendo un saggio intitolato " In memoria di Norman Bethune" . Nel saggio, il rivoluzionario cinese scrive : "Lo spirito del compagno Bethune, la sua assoluta dedizione agli altri, senza alcun pensiero personale, si manifestavano nel suo grande senso di responsabilità nel lavoro e nel suo grande calore umano verso tutti i compagni e il popolo". Questo saggio è ancora oggi letto dai bambini delle scuole elementari in Cina. In Canada, invece, lo status di comunista di Bethune ne oscurò la reputazione in patria. La sua eredità come chirurgo a Montreal fu dimenticata nel tempo fino al 1971, quando il Canada avviò le sue relazioni diplomatiche con la Cina.

Per onorare la sua eredità, in Cina sono state erette numerose statue e monumenti commemorativi . Nel Paese sono presenti anche ospedali e fondazioni a lui intitolati, come il Norman Bethune International Peace Hospital e la Norman Bethune Medical School. 

È sepolto in Cina, nel Cimitero dei Martiri di Shih-chia-chuang. Ogni anno, in occasione dell'anniversario della sua morte, si tiene una cerimonia presso la sua tomba.

Una delle tante statue di Bethune in Cina. Per gentile concessione di 梓地.

Donazione del monumento

Ma basta parlare del rivoluzionario in sé. Come è finita Montreal a erigere un monumento in nome di Bethune? La verità è che non è stata la città stessa a costruire il memoriale. Fu  donato nel 1976 dalla Repubblica Popolare Cinese, all'inizio delle relazioni diplomatiche con il Canada.  

La scultura fu assegnata  alla città di Montreal, poiché Bethune risiedeva nell'area metropolitana, dove perfezionò le sue capacità di chirurgo prima di recarsi in Spagna e, successivamente, in Cina. Organizzò anche corsi di pittura per bambini svantaggiati del quartiere. Negli anni '70, quando il Loyola College e la Sir George Williams University si fusero, l'amministrazione di quella che oggi è la Concordia University discusse se rinominare l'istituto in onore di Bethune. 

 Per tre decenni, la statua di Bethune è rimasta isolata in mezzo al traffico di Guy Street. 

Solo nel 2008 la città di Montreal ha avviato un  progetto di ristrutturazione da 3 milioni di dollari di Norman Bethune Square. 

Nel 2009 la statua è stata spostata in una zona più tranquilla di De Maisonneuve Boulevard, accanto al Tim Hortons che tutti conosciamo e amiamo.

Statua di Norman Bethune proprio fuori dal campus centrale della Concordia. Per gentile concessione di Marion Elissalde.

Confronto tra i monumenti di ieri e di oggi 

Il monumento a Bethune è rimasto intatto e non è stato vandalizzato dai graffiti sin dal suo arrivo in Canada decenni fa, forse perché la sua figura rimane sconosciuta nei nostri libri di storia.  

Lo stesso non si può dire per altri monumenti commemorativi legati a Bethune. I suoi ideali comunisti hanno suscitato molte polemiche nell'opinione pubblica e nei media . Ad esempio, nel 1974, tre uomini di Toronto furono  arrestati per aver svitato una targa storica dal suo supporto di fronte all'ex casa di Bethune in Ontario. 

La statua stessa è diventata anche un luogo popolare per raduni di protesta , forse indirettamente in linea con la dedizione di Bethune alla giustizia sociale. Almeno, questo è ciò che mi piace pensare. 

Sebbene l'eredità di Bethune possa essere andata perduta nel tempo in Canada, il monumento è tutt'altro che isolato, con i piccioni che riposano sulla testa calva di marmo della statua. Spero di aver reso a Bethune il servizio che merita raccontando la storia dell'uomo e della scultura che porta il suo nome. A volte, i personaggi storici si nascondono in bella vista, e basta un pizzico di curiosità per capire perché certi monumenti siano arrivati dove sono oggi.

L'onorevole Ann Clarkson con la regina Elisabetta

Nella foto a colori che ritrae alcuni personaggi davanti a una statua del dottor Norman Béthune la quinta persona da sinistra è l'onorevole Adrienne Clarkson, governatrice generale del Canada dal 1999 al 2005. Era nata a Hong Kong nel 1942, arrivò in Canada nel 1942, si laureò con lode all'Università di Toronto nel 1960. Tra le altre cose ha scritto una biografia di Norman Béthune.

Scrittrice di spicco, Madame Clarkson ha pubblicato anche diversi libri da quando era Governatrice Generale, tra cui il suo bestseller di memorie Heart Matters  , accolto con grande successo nel 2006. Sull'Ottawa Citizen, Janice Kennedy ha scritto: "Il libro di Clarkson è più di un memento mori, ma è anche più di una dolce e lirica celebrazione di tutte le questioni di cuore che hanno caratterizzato la sua vita fino ad oggi: il suo amore per il Canada e per i canadesi, il suo amore per la famiglia immediata e allargata, il suo amore per tutti quei valori trascendenti che donano grazia al nostro momento sulla Terra". La sua biografia del Dr. Norman Bethune per la serie Extraordinary Canadians di Penguin è stata pubblicata nel 2009. "Il punto di forza [di Clarkson] è la sua conoscenza della storia sociale, culturale e politica canadese, in cui inserisce Bethune", ha scritto Judy Stoffman del Globe and Mail. "Il Norman Bethune di Clarkson è forse l'abbinamento autore-soggetto più ispirato nella serie Extraordinary Canadians di Penguin Canada fino ad oggi".