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domenica 2 luglio 2017

Indietro tutta


regressione  Ritorno a stadi precedenti rispetto all’oggetto, allo sviluppo della libido o a quello dell’Io. Il concetto di r. è stato inizialmente proposto da Freud nell’interpretazione dei sogni, in un triplice senso: r. topica, nel senso dello schema dell’apparato psichico (conscio, preconscio, inconscio); r. temporale, nel senso di un ritorno a formazioni psichiche più antiche; r. formale, nel senso che modi di espressione più arcaici vengono sostituiti a quelli abituali. La r. topica vale particolarmente per il sogno, mentre quella temporale si adatta allo schema di una successione di tappe dello sviluppo psicosessuale o della relazione d’oggetto.
Adattamento e regressione. Progressione e r. sono due fasi o processi necessari per l’adattamento alla dimensione del reale. L’equilibrio individuale impone che quando il mondo esterno pone problemi o richieste si sia in condizione di rispondere, così come si deve rispondere a esigenze provenienti dalla propria realtà interiore.Quando l’individuo è in equilibrio psichico è in grado di rispondere alle mutevoli sollecitazioni; in sostanza il rapporto tra dimensione inconscia e Io funziona in modo adeguato e la direzione psichica, la libido, ha un andamento progressivo. Quando l’individuo non riesce più a rispondere alle richieste, la spinta progessiva si interrompe e prevale il meccanismo regressivo.
Aspetti clinici. La libido riceve nel processo regressivo una sorta di concentrazione. In sostanza nell’individuo si instaura una polarità prevalente, per cui simboli e immagini che hanno origine dall’interno finiscono con il dominare. Gli elementi simbolici hanno il valore di soluzione, anche se parziale, del problema e componenti ereditati (archetipi) emergono quando vengono attraversate le fasi importanti della crescita e dello sviluppo psichico. Alla prima fase di r., dopo che l’Io psichico è in grado di rendere migliore la comunicazione fra coscienza e inconscio, segue una nuova fase di regressione. Se la r. persiste non si ha un’adeguata capacità di interpretare i simboli e nascono situazioni di conflitto, con tensioni che si concretizzano assumendo il valore di disturbi della psiche (nevrosi). Se le esigenze interne sono prevalenti e non controllate, la realtà esterna è vista come ostile e in qualche modo distruttiva, per cui emergono limitazioni di comportamento (attacchi di panico, agorafobia, claustrofobia, ecc.). Se, al contrario, la tendenza è verso il mondo esterno, se cioè il soggetto finisce con il mettere da parte la propria dimensione interiore, le pulsioni interne finiranno con l’emergere anche in forme potenti e genereranno quel complesso di disturbi che causano la sintomatologia psicosomatica. (treccani.it)


http://www.treccani.it/enciclopedia/aufhebung_%28Dizionario-di-filosofia%29/

lunedì 5 giugno 2017

Un buon momento per Pisapia

il rischio resta quello dell'armata Brancaleone


STEFANO FOLLI, L'alternativa Pisapia, La Repubblica 31 maggio 2017

GIULIANO Pisapia è sembrato a lungo prudente e attendista. Secondo qualcuno fin troppo prudente e attendista, al limite dell'ambiguità. Viceversa stava solo aspettando il momento opportuno per cominciare il suo cammino. Dove questo sentiero lo porterà, è presto per dirlo; ma il primo passo è stato compiuto. Matteo Renzi può credere che il "Campo progressista", più o meno allargato, non lo danneggerà per via della ghigliottina del 5 per cento pronta a calare sulla testa dei temerari. Ma forse un dubbio lo ha sfiorato, se è vero che ha tentato più volte di trattenere Pisapia nell'area del Pd.
Ora il quadro è chiaro. L'intesa Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale vorrebbe anticipare la "grande coalizione" della prossima legislatura, salvo il dettaglio che per il momento i voti sembrano insufficienti. Vedremo cosa decideranno gli italiani. Intanto però l'abbraccio fra i due ha aperto uno spazio a sinistra. Spazio che con il sistema maggioritario avrebbe avuto un respiro modesto, mentre il proporzionale autorizza il tentativo del Campo, anzi lo rende quasi inevitabile.
Pisapia, che non ha mai militato nel Pd, potrebbe avere un ruolo non secondario nei prossimi mesi. A patto di rimanere fedele a se stesso e al suo progetto originario. In primo luogo, quindi, il Campo non dovrà trasformarsi in un partito, né assumere i connotati di una sinistra ideologica. In altre parole, l'ex sindaco non ha interesse a diventare il protettore di un ceto politico fuoriuscito dal Pd che aspira a ritagliarsi uno spazio nel prossimo Parlamento. La sua sfida — che resta molto difficile — ha bisogno di orizzonti aperti e soprattutto di un'impronta di relativa novità. Il che non esclude gli scissionisti ex Pd, almeno alcuni di loro, ma li colloca in una cornice non scontata. Ossia una specie di "nuovo Ulivo", come viene ripetuto spesso. La definizione è un po' per addetti ai lavori, ma in pratica significa un ombrello aperto a raccogliere fermenti sparsi nella società, oltre a figure politiche che non si riconoscono nel renzismo, specie nella versione ultima.
Forse non è un caso che Romano Prodi di questi tempi sia piuttosto attivo nel dibattito pubblico. Da poco è apparso un saggio ("Il piano inclinato", Il Mulino) in cui si ricolloca il tema del lavoro al centro del dibattito pubblico. Quasi la piattaforma di un movimento "laburista", volto a occupare il vuoto che il "partito di Renzi", come lo chiama Ilvo Diamanti, lascia nel mondo del centrosinistra. È un fatto che alcuni nomi che guardano con attenzione all'iniziativa di Pisapia sono vicini a Prodi. Come Franco Monaco. E il "manifesto" del Campo che circola in queste ore è firmato da figure eterogenee. Alcune fanno parte di Articolo 1-Mdp, altre sono tuttora nel Pd ma con un piede sull'uscio, come Mucchetti. Tutti cercano una nuova identità e sperano di trovarla grazie al tratto cortese e alla caparbietà dell'ex sindaco di Milano.
Di fatto si sta creando una nuova tensione nel Pd. Il modo con cui ci si avvia alla fine della legislatura e soprattutto le prospettive del dopo rendono plausibili altri rimescolamenti, altri possibili abbandoni. Pisapia non è ancora un polo d'attrazione decisivo per gli ulivisti e i "laburisti", ma potrebbe diventarlo in tempi rapidi. Starà a lui, in seguito, trovare una sintesi fra le diverse anime senza rinserrarsi nel solito partitino di reduci. Questo rischio sembra ben presente al diretto interessato. È evidente che Pisapia non si è allontanato dall'orbita di Renzi per finire in quella di Massimo D'Alema. Quell'impronta di novità irrinunciabile per Pisapia sarebbe subito perduta se si trasmettesse all'opinione pubblica l'impressione che tutto si riduce a una resa dei conti fra Renzi e, appunto, D'Alema. Anzi, il primo avrebbe fra le mani un eccellente argomento per la campagna elettorale. Una campagna che sarà durissima.
Pisapia e gli altri devono saperlo e prepararsi. L'appello al "voto utile" sarà incessante. Ad esso il "nuovo Ulivo" risponderà proponendo al Pd, dopo il voto, un'alleanza di centrosinistra con un programma sociale. Con quali voti? Al momento non si sa. Ma, del resto, anche la super-coalizione non ha i consensi necessari.

http://www.unita.tv/opinioni/dalema-pisapia-cosa-rossa-sinistra-bivio-ulivo/

martedì 20 settembre 2016

Giuliano Pisapia sul referendum


intervista di Giovanna Casadio, La Repubblica, 18 settembre 2016

"Non ci sto allo scontro tra guelfi e ghibellini sul referendum costituzionale. Questa riforma non è pericolosa e l'ha chiesta il Parlamento". Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano e leader di riferimento di un'ampia area a sinistra del Pd, invita alla ragionevolezza. "Non sono iscritto al fronte del No, per ora non mi esprimo, ma sto facendo un giro dell'Italia per invitare a confronti nel merito, sui vantaggi e gli svantaggi. Molto dipenderà se ci sarà la modifica dell'Italicum e dall'impegno a rendere più snelli alcuni punti di questa riforma della Carta".

Pisapia, a sinistra lo scontro sul referendum costituzionale è senza esclusione di colpi.
"E io lo vivo molto male e con grande disagio. Mi sembra una guerra fratricida che può portare solo danni enormi a tutti. Il Pd diviso, i sindacati su posizioni opposte, il centrosinistra con posizioni diverse, parte della sinistra contro il Pd, l'Anpi che ha preso una posizione ufficiale ma singoli partigiani che si esprimono in dissenso... Sono un sostenitore accanito del valore dell'unità del centrosinistra perché sono consapevole - e lo dimostra la storia - che il centrosinistra vince solo se è unito. Ci si può dividere su singole scelte, ma bisogna avere lo sguardo lungo. E invece mi sembra di assistere, tra persone che hanno la stessa storia e gli stessi valori, a una continua e disastrosa polemica con grande gioia della destra e dei suoi compari".

Una guerra da evitare in ogni modo: è stato l'appello del presidente Napolitano.
"Di una cosa sono convinto: comunque vada a finire, non è in gioco la democrazia. Del resto sia i costituzionalisti del No che quelli del Sì, lo riconoscono. I pericoli sono altri, non l'esito del referendum. Non si può dimenticare che è stato il Parlamento a chiedere una riforma che semplificasse il sistema e che garantisse una maggiore governabilità, dando migliori opportunità al Parlamento e non certo al governo o al suo presidente. Questa riforma non aumenta i poteri del presidente del Consiglio e rafforza il ricorso a leggi di iniziativa popolare. E voglio ricordare che, quando ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, la Consulta ha detto espressamente che sono obiettivi di rilievo costituzionale anche la stabilità del governo del Paese e l'efficienza dei processi parlamentari ".

Lei quindi potrebbe votare Sì al referendum?
"Vede, la situazione che si è creata mi rende difficile dare oggi una risposta. Ci sono i guelfi e i ghibellini, non c'è spazio per la ragionevolezza. E io credo fortemente in una politica ragionevole. Penso ad esempio che la legge elettorale, che si incrocia con le modifiche costituzionali, vada migliorata perché c'è il rischio che diventi maggioranza in Parlamento chi non ha la maggioranza degli elettori e questo altera il risultato della volontà popolare".

Una modifica dell'Italicum fa la differenza?
"Certo che può fare la differenza, così come sarà importante sapere chi boicotterà quella modifica auspicata da tanti".

La vittoria del No destabilizza il paese, sostengono cancellerie straniere.
"Che ci sia bisogno di riforme è opinione largamente condivisa. Così come mi sembra che tutti - anche in Italia, ed è quello che mi interessa - siano d'accordo nel ritenere che quello di avere governi stabili è un bisogno reale".

Se vince il No Renzi si dovrà dimettere?
"Dal punto di vista costituzionale direi proprio di no. Poi ci sono le scelte politiche e personali. Non essendo parlamentare e non essendo iscritto al Pd credo che ogni decisione spetti a lui in un confronto col suo partito e la sua maggioranza. E non sarà una scelta facile anche perché lo Statuto del Pd prevede la coincidenza dei due ruoli, scelta che non mi ha mai convinto".

Alle elezioni per Milano ha appoggiato come suo successore Giuseppe Sala nonostante i molti mal di pancia della sinistra, del "suo" movimento arancione. Crede sempre al progetto del centrosinistra unito?
"Sempre di più. E le assicuro che nessuno, nemmeno i malpancisti, avrebbe preferito che a governare Milano arrivassero i 5 Stelle oppure un centrodestra egemonizzato dalla Lega".

Come vede da ex sindaco, la difficoltà in cui si dibatte Virginia Raggi a Roma?
""Onestà, onestà" è un prerequisito, non un programma elettorale. Sbraitare è facile, il difficile arriva quando si passa a governare. Certo, è grave che tutto il bailamme nel quale si dibatte l'amministrazione capitolina sia scoppiato nella scelta di assessori e di collaboratori della sindaca, prima ancora che si cominciasse a mettere mano ai problemi e cercare di risolverli. E allora credo sia legittimo chiedersi come farà questa compagnia a entrare davvero nel merito di questioni enormi e davvero complesse che - è giusto ricordarlo - l'attuale amministrazione ha ereditato".

martedì 5 maggio 2015

La correttezza politica del Manifesto

Chi chiede il rispetto per le scritte memorabili e lascia balenare il richiamo a precedenti imbarazzanti potrebbe interrogarsi sullo svolgimento della manifestazione. Se non lo fa, si prepari a ingoiare altri rospi. Le amare sorprese per gli allegri contestatori potrebbero moltiplicarsi in futuro. Per cambiare il mondo bisognerebbe prima cercare di capirlo. Altrimenti il mondo mantiene senza difficoltà la sua andatura più normale. Che è fatta anche di aspirazioni alla sicurezza da parte dei cittadini comuni.

Luca Fazio
La gauche Mastrolindo ripulisce Milano
il manifesto, 5 maggio 2015

... Al netto di pre­ce­denti sto­rici fuori luogo, la mar­cia dei 40 mila del 1980, quella sugli Champs Ely­seés del 1968, è chiaro che que­sta è un’altra maz­zata per chi non può stare né con l’unica oppo­si­zione esi­stente con­tem­plata dalla post poli­tica (riot inof­fen­sivi per il potere) né con il “par­tito della nazione” che è sceso in piazza per ripu­lire il dis­senso. Non solo il blocco nero ma anche le ragioni di chi con­te­sta. Forse incon­sa­pe­vol­mente, forse mosso da quello spi­rito civico ambro­siano che pur­troppo non si palesa spesso sulla scena pub­blica. O forse per­ché fuor­viato da una nar­ra­zione tele­vi­siva ridon­dante e fun­zio­nale a tenere alta la ten­sione (l’audience).

La domanda è: dav­vero non c’è qual­cosa che non va in quella mar­cia degli “angeli” col Cif ammo­nia­cal in mano? L’apologia del “blocco nero” è stata ridi­co­liz­zata dal famoso video del “pirla” incap­puc­ciato che ha goduto guar­dando spac­care qua e là. Bene. Però, in que­ste ore, cir­cola un video dove una ragazza viene aggre­dita (ver­bal­mente), insul­tata e poi inse­guita fino in metro­po­li­tana. La cir­con­dano, la insul­tano, non la lasciano par­lare. “Stronza”. Chie­deva per­ché mai in altre occa­sioni (cor­ru­zione, mafia, scan­dali) la “società civile” non si era dimo­strata altret­tanto solerte. “Prendi la spu­gna e vai a lavo­rare”, un grido ripe­tuto all’infinito. Una scena par­ziale ma auten­tica e penosa. La giunta aran­cione, e poli­ti­ca­mente è un merito, così facendo forse ha rubato la scena a Mat­teo Sal­vini che ieri si è ritro­vato in piazza cir­con­dato da quat­tro gatti e otto fasci­sti. Bravi. Ma con i sen­ti­menti della gau­che Mastro­lindo che a buon mer­cato si spac­cia per “l’angelo del fango” prima o poi biso­gnerà fare i conti. Anche pic­coli som­messi pen­sieri. I muri da sem­pre par­lano e non è stato bello vedere il nome di Carlo Giu­liani can­cel­lato con tanto zelo da ven­tenni incon­sa­pe­voli con la felpa della Nazio­nale. E, comun­que, la scritta “Expo uguale cemento” non è un lascito dei brutti e cattivi.

Se ne può ripar­lare tra “noi”, o va bene così? Para­dos­sal­mente, ma sem­pre e solo nelle chiac­chiere fra amici, la ripu­li­tura dei muri ha risve­gliato una sorta di orgo­gliosa incaz­za­tura tra chi in que­ste ore è rima­sto senza voce. C’è chi si è stu­pito dopo aver abboc­cato al richiamo della piazza, altri che per dovere (espo­nenti poli­tici) se la riven­di­cano pur sot­to­li­neando che biso­gna pren­dere le distanze da certo livore. Altri sono più netti: “Ope­ra­zione poli­tica ver­go­gnosa”. L’analisi più schietta l’ha postata Pre­ca­rious Ano­ny­mous su Mila­noX: “Il giorno dopo, con Pisa­pia che arrin­gava la folla dalla pen­si­lina di Cadorna, bran­dendo scopa e paletta, l’altra Milano è apparsa. Quella del potere, quella con­for­mi­sta, quella con­ser­va­trice. Età media: 50 anni. Tutti col lavoro e un busi­ness da difen­dere. Chi avrebbe voluto lin­ciare i ven­tenni era lo stesso che li paga 500 euro al mese. Pisa­pia per non chiu­dere la sua espe­rienza su una nota fal­li­men­tare ha esal­tato l’orgoglio bor­ghese della città spe­rando di sot­trarlo alla destra, e così facendo ha dimo­strato di quale classe fac­cia parte”. Un punto di vista. Non iso­lato, ma non pre­pon­de­rante se con­fron­tato con le con­si­de­ra­zioni di quella cari­ca­tura di mag­gio­ranza silen­ziosa che si sente “di sini­stra” e che si ritrova a suo agio con il Cif in mano, senza troppo ragio­nare su un’operazione ambi­gua al punto da evo­care pre­ce­denti imbarazzanti.