Chi chiede il rispetto per le scritte memorabili e lascia balenare il richiamo a precedenti imbarazzanti potrebbe interrogarsi sullo svolgimento della manifestazione. Se non lo fa, si prepari a ingoiare altri rospi. Le amare sorprese per gli allegri contestatori potrebbero moltiplicarsi in futuro. Per cambiare il mondo bisognerebbe prima cercare di capirlo. Altrimenti il mondo mantiene senza difficoltà la sua andatura più normale. Che è fatta anche di aspirazioni alla sicurezza da parte dei cittadini comuni.
Luca Fazio
La gauche Mastrolindo ripulisce Milano
il manifesto, 5 maggio 2015
... Al netto di precedenti storici fuori luogo, la marcia dei 40 mila del 1980, quella sugli Champs Elyseés del 1968, è chiaro che questa è un’altra mazzata per chi non può stare né con l’unica opposizione esistente contemplata dalla post politica (riot inoffensivi per il potere) né con il “partito della nazione” che è sceso in piazza per ripulire il dissenso. Non solo il blocco nero ma anche le ragioni di chi contesta. Forse inconsapevolmente, forse mosso da quello spirito civico ambrosiano che purtroppo non si palesa spesso sulla scena pubblica. O forse perché fuorviato da una narrazione televisiva ridondante e funzionale a tenere alta la tensione (l’audience).
La domanda è: davvero non c’è qualcosa che non va in quella marcia degli “angeli” col Cif ammoniacal in mano? L’apologia del “blocco nero” è stata ridicolizzata dal famoso video del “pirla” incappucciato che ha goduto guardando spaccare qua e là. Bene. Però, in queste ore, circola un video dove una ragazza viene aggredita (verbalmente), insultata e poi inseguita fino in metropolitana. La circondano, la insultano, non la lasciano parlare. “Stronza”. Chiedeva perché mai in altre occasioni (corruzione, mafia, scandali) la “società civile” non si era dimostrata altrettanto solerte. “Prendi la spugna e vai a lavorare”, un grido ripetuto all’infinito. Una scena parziale ma autentica e penosa. La giunta arancione, e politicamente è un merito, così facendo forse ha rubato la scena a Matteo Salvini che ieri si è ritrovato in piazza circondato da quattro gatti e otto fascisti. Bravi. Ma con i sentimenti della gauche Mastrolindo che a buon mercato si spaccia per “l’angelo del fango” prima o poi bisognerà fare i conti. Anche piccoli sommessi pensieri. I muri da sempre parlano e non è stato bello vedere il nome di Carlo Giuliani cancellato con tanto zelo da ventenni inconsapevoli con la felpa della Nazionale. E, comunque, la scritta “Expo uguale cemento” non è un lascito dei brutti e cattivi.
Se ne può riparlare tra “noi”, o va bene così? Paradossalmente, ma sempre e solo nelle chiacchiere fra amici, la ripulitura dei muri ha risvegliato una sorta di orgogliosa incazzatura tra chi in queste ore è rimasto senza voce. C’è chi si è stupito dopo aver abboccato al richiamo della piazza, altri che per dovere (esponenti politici) se la rivendicano pur sottolineando che bisogna prendere le distanze da certo livore. Altri sono più netti: “Operazione politica vergognosa”. L’analisi più schietta l’ha postata Precarious Anonymous su MilanoX: “Il giorno dopo, con Pisapia che arringava la folla dalla pensilina di Cadorna, brandendo scopa e paletta, l’altra Milano è apparsa. Quella del potere, quella conformista, quella conservatrice. Età media: 50 anni. Tutti col lavoro e un business da difendere. Chi avrebbe voluto linciare i ventenni era lo stesso che li paga 500 euro al mese. Pisapia per non chiudere la sua esperienza su una nota fallimentare ha esaltato l’orgoglio borghese della città sperando di sottrarlo alla destra, e così facendo ha dimostrato di quale classe faccia parte”. Un punto di vista. Non isolato, ma non preponderante se confrontato con le considerazioni di quella caricatura di maggioranza silenziosa che si sente “di sinistra” e che si ritrova a suo agio con il Cif in mano, senza troppo ragionare su un’operazione ambigua al punto da evocare precedenti imbarazzanti.
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martedì 5 maggio 2015
lunedì 4 maggio 2015
Sui fatti di Milano: le responsabilità
I
MILANESI che ripuliscono i muri imbrattati dagli ottusi devastatori con il
Rolex al polso. I milanesi che sfilano in modo civile.
RIEMPIENDO vie e piazze, per marcare il loro rifiuto della violenza. È una scena che ne richiama altre del nostro passato. Un tempo si chiamava «maggioranza silenziosa » e, si diceva, era un fenomeno di destra. Un fenomeno che rimandava a sua volta all’esempio primario, la grande sfilata gollista sui Campi Elisi, che nel ‘68 pose fine al maggio parigino.Altri tempi, altre situazioni. I “black bloc” di oggi non rappresentano nessuno, pur essendo una pericolosa minaccia. La destra italiana è spappolata e semmai è il “partito della nazione” di Renzi che tende a identificarsi con i milanesi in strada. La domanda è appunto questa: sta nascendo davvero un partito e un leader in grado di dar voce alla volontà di ripresa del paese? Oppure gli incendi e le distruzioni di Milano sono il simbolo negativo di una caduta senza fine, di un corto circuito che la retorica politica e le promesse povere di contenuto non sono in grado di frenare? (Stefano Folli)
RIEMPIENDO vie e piazze, per marcare il loro rifiuto della violenza. È una scena che ne richiama altre del nostro passato. Un tempo si chiamava «maggioranza silenziosa » e, si diceva, era un fenomeno di destra. Un fenomeno che rimandava a sua volta all’esempio primario, la grande sfilata gollista sui Campi Elisi, che nel ‘68 pose fine al maggio parigino.Altri tempi, altre situazioni. I “black bloc” di oggi non rappresentano nessuno, pur essendo una pericolosa minaccia. La destra italiana è spappolata e semmai è il “partito della nazione” di Renzi che tende a identificarsi con i milanesi in strada. La domanda è appunto questa: sta nascendo davvero un partito e un leader in grado di dar voce alla volontà di ripresa del paese? Oppure gli incendi e le distruzioni di Milano sono il simbolo negativo di una caduta senza fine, di un corto circuito che la retorica politica e le promesse povere di contenuto non sono in grado di frenare? (Stefano Folli)
LE MIE DOMANDE SUL CORTEO DI MILANO
Emanuele Macaluso
Ieri sera a “Otto e Mezzo” (La7) Lilli Gruber, ai fini di
discutere su quel che era successo a Milano nel corso della manifestazione
organizzata dai “NoExpo” (ma chi sono?), ha invitato Armando Forgione,
direttore del Servizio “Ordine pubblico” del Viminale e tre giornalisti, Gianni
Barbacetto de “Il Fatto”, Beppe Severgnini del “Corriere” e Mario Sechi de “Il
Foglio”. La discussione si può riassumere con pochissime parole: è stato
evitato il peggio. Penosa conclusione. Io qualche esperienza di cortei,
manifestazioni, scioperi, occupazione di terre e di fabbriche ce l’ho. Mi sono
occupato dei funerali di Togliatti, nel 1964, ai quali parteciparono un milione
di persone (dirigevo, allora, la sezione organizzazione del Pci).
Ora i tempi sono cambiati: la polizia non è più quella di Scelba
e di Tambroni e i carabinieri non sono più quelli del generale De Lorenzo. È
vero ed è giusto quel che è stato detto e ridetto a “Otto e Mezzo”: oggi in
Italia le libertà democratiche consentite dalla Costituzione, compresa quella
di manifestare, sono più rispettate. Ma chi organizza una manifestazione, a mio
avviso, porta anche la responsabilità del suo svolgimento.
Chi erano gli organizzatori di Milano? Perché hanno consentito o
tollerato l’ingresso nel corteo di noti violenti, senza intervenire e senza
rivolgersi nemmeno alla polizia? Si trattava forse di “compagni che sbagliano”?
È stato detto che 500 black bloc, dico 500 e non 50 o appena 5, si sono
infilati nel corteo ma nessuno ha fiatato. Mi chiedo ancora: se ci si può introdurre
con facilità in un corteo come mai la polizia non ha pensato di infilarci una
cinquantina di agenti, magari vestiti alla maniera dei black bloc, in modo da
intervenire e consentire ai colleghi di agire tempestivamente per arrestare i
violenti? Il fatto che su 500 eversori ne siano stati arrestati soltanto 6 dopo
le devastazioni è il meno peggio? C’è da riflettere, anche perché i fatti sono
talmente gravi da aver creato un caso nazionale e internazionale, oscurando il
grande evento dell’Expo.
(2 maggio 2015)

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