William Wetmore Story and His Friends,by Henry James
Houghton, Mifflin and Co., Boston 1903, pp. 162-163
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| Henri Lehmann, Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1843) |
the strange, pale, penetrating beauty, without bloom, health,
substance, that was yet the mask of an astounding masculine energy [...] the great political or social agitator is most often a bird of
curious plumage, all of whose feathers, even the queerest, play their
part in his flight.
quella insolita, pallida, penetrante bellezza, senza fioritura, né salute, né spessore, che pure nascondeva una incredibile energia virile [...] il grande agitatore politico o sociale è molto spesso un uccello dall'insolito piumaggio, tutte le penne del quale, anche le più strane, hanno un ruolo da svolgere nel volo.
Argia Coppola
... Con il suo
charme e la sua
delicata bellezza (misteriosa e mista a sottile diplomazia) seppe fare
del suo salotto di via d’Anjou un luogo dove schermare l’impellente
questione politica che riguardava l’Italia con la leggera atmosfera da
accademia musicale, dove insieme ai politici e agli storici si riunivano
musicisti esuli come lei (Liszt, Chopin), poeti in voga (Heine, de
Musset) e perfino religiosi (padre Coeur). Mentre c’era chi entrava e chi
usciva da vestiboli e porte di servizio, importanti decisioni
determinavano il destino dell’azione rivoluzionaria italiana. Ma anche
Parigi finì per stancare la principessa (e forse pure Parigi si stancò
di lei). Un evento, comunque, la distoglie brevemente e forse in maniera
insolita dalla sua attività politica e letteraria. Nel 1838 a Parigi dà
alla luce la sua unica figlia, Maria, che acquisirà il cognome
Belgioioso solo molti anni più avanti, quasi negli anni ’60, dopo una
lunga battaglia legale con [il marito separato] Emilio. La vera paternità resta velata
d’incertezza e mistero, per quanto la maggior parte degli storici la
attribuiscano allo storico Mignet. Dopo un viaggio in Inghilterra la
principessa rivoluzionaria torna a Locate, il paese d’origine della
Bassa Lombardia, dove indossa l’abito della
riformatrice sociale.
Fonda per i suoi contadini un falansterio, dove organizza il lavoro, e
quindi scuole, asili per i figli dei contadini. Un periodo di
ripensamenti della frenetica vita parigina ma anche un periodo di
preparazione alla scalata politica che la vedrà protagonista nel 1848
durante la rivoluzione milanese. Convinta sostenitrice dell’idea che il
Lombardo-Veneto potesse liberarsi dall’austriaco solo con l’aiuto
dell’esercito piemontese organizzato, fu anche quella che dopo le cinque
giornate, alla testa di 200 napoletani volontari a bordo di un
piroscafo, raggiunse Milano in aiuto della popolazione insorta, segno
indelebile di una tela, quella della libertà e dell’unità, il cui ordito
e trama dovevano essere composte a partire da tutti i punti della
penisola. Nel 1849 durante la Repubblica Romana la vediamo impegnata a
organizzare le ambulanze e gli ospedali sotto la direzione di Mazzini.
Mise accanto, in quest’opera (la prima che ricordi l’esempio della Croce
Rossa italiana) suore e prostitute, convinta dell’urgenza del momento e
della necessità di agire non da benpensante ma da soggetto civile. Dopo
un’altra delusione, quella dell’esperienza romana, con il ritorno del
papa Pio IX, comincia la fase discendente della sua vita dal punto di
vista politico. La rivoluzionaria si ripiega su di sé e segue la strada
di una ricerca lontana dall’Italia. Si rifugia prima a Malta, poi ad
Atene, quindi a Costantinopoli, sempre portandosi dietro la figlia, e
una istitutrice inglese, Miss Parker. Si stabilisce nel remoto paese di
Ciaq Maq Oglu, nei pressi di Ankara, e vi resta fino al 1855. Tiene un
epistolario con un’amica parigina che viene pubblicato sulla
Revue des Deux Mondes e
riporta un insolito spaccato d’Oriente, molto poco esotico e magico, ma
più selvatico e barbaro. Qui subisce un grave incidente (sette
pugnalate inflitte ripetutamente in diversi punti del corpo). In Europa
si grida al tentato omicidio politico, ordito dall’Austria, ma è cosa
passionale: è il magazziniere bergamasco, amante della Parker, che vuole
vendicarsi di essere stato licenziato dalla Belgiojoso. L’attentato
cambia la sua fisionomia, facendola precipitare in una repentina
vecchiaia, che nulla più conserva della seduttrice di un tempo. Muore
sessantatreenne nel 1871 nella Villa Pliniana sul lago di Como, dove abita
la figlia Maria, quasi in solitudine, mantenendo con il mondo politico
che porterà l’Italia all’Unità una fredda relazione di partecipazione
lontana e ai margini, non più attiva. Come sentisse - lei più di tutti -
la profonda ambiguità e contraddizione che quell’evento, l’Unità
italiana e la liberazione dall’Austria, non veramente coniugato con gli
ideali di uguaglianza e libertà civile che da sempre lei aveva
perseguito.
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