giovedì 30 aprile 2026

Soli contro tutti

Gad Lerner
L'ideologia del "soli contro tutti" che alimenta il fanatismo

Il manifesto, 30 aprile 2026

L’ebreo fascista che il 25 aprile 2026 va a sparare sul raduno antifascista dell’Anpi, sentendosi con ciò guerriero d’Israele… non avrei mai immaginato che si arrivasse fino a dover provare questa vergogna, fino a un tale capovolgimento della storia. Ne proviamo una tristezza infinita.

Nel nostro immaginario ci sta che a Milano dei caporioni della destra al potere giustifichino un pestaggio squadristico perché strappare un manifesto commemorativo dell’orribile uccisione di Sergio Ramelli, proprio il giorno dell’anniversario, vorrebbe dire andarsela a cercare.

Ma non ci sta l’ebreo che prende la mira e spara sugli antifascisti. Perché noi serbiamo memoria dei martiri ebrei antifascisti della prima ora, da Carlo e Nello Rosselli a Leone Ginzburg, da Emanuele Artom a Eugenio Curiel.

E di protagonisti della Liberazione come Leo Valiani, Vittorio Foa, Umberto Terracini, Enzo ed Emilio Sereni (fratelli divisi sul sionismo ma uniti contro la marea nera che infestava l’Italia). E collochiamo nella giusta dimensione, dopo di loro, l’apporto – benvenuto e da onorarsi – della Brigata Ebraica sbarcata in Puglia solo nel marzo del 1945. Riesumata dall’Ucei (l’Unione delle comunità ebraiche italiane) a più di sessant’anni da quegli eventi, allo scopo di fomentare un separatismo ebraico nelle celebrazioni del 25 aprile che solidarizzavano con i palestinesi dei territori occupati da Israele.

L’importazione della guerra mediorientale nel dibattito pubblico italiano è stata una scelta scellerata, ha sparso sale sulle ferite. Ha propagato nelle Comunità ebraiche una sindrome di accerchiamento che neppure i rapporti privilegiati col governo di destra hanno potuto circoscrivere. È in questo ambito che da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che – in nome di una supposta «autodifesa» – minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele.

È l’ideologia sparsa a piene mani dalla destra israeliana del «soli contro tutti», di un «antisemitismo eterno» che prescinderebbe dai crimini perpetrati da Israele – e dunque lo assume a modello di brutalità necessaria.

Leader irresponsabili hanno sospinto al fanatismo questi giovani. E di fronte ai numerosi episodi di violenza che li ha visti protagonisti a Roma è stata calata una coltre di omertà, purtroppo anche da parte delle forze dell’ordine. Si sono sentiti benvoluti all’interno delle Comunità, anche se la maggior parte degli ebrei italiani rifiuta il loro estremismo, e trattati con indulgenza da chi avrebbe dovuto vigilare.

Anche noi ebrei dissidenti dai vertici comunitari che hanno voluto trasformarsi in portavoce acritici delle guerre d’Israele, anche noi veniamo fatti oggetto di minacce, non solo verbali. Dopo la pubblicazione del nostro appello «No alla pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania», con stupore ho ricevuto dal Viminale l’avvertimento che visto il clima avrei avuto bisogno di protezione. Ho rifiutato. Dopo tante minacce ricevute da fascisti e da qualche leghista, figuriamoci se mi facevo intimidire da costoro.

Riporto testualmente il messaggio WhatsApp pervenutomi martedì notte, poche ore prima dell’arresto di Eitan Bondì: «Gad, ma ti pagano o fai uso di droga? Nella Brigata Ebraica vi erano degli arabi? Ma ti sei bevuto il cervello? Stai istigando all’odio contro gli ebrei con revisionismo della storia. I palestinesi erano alleati di Hitler». Evito di scrivere il nome di chi me lo ha inviato, tanto aggressivo quanto ignorante. Due anni prima che la Brigata Ebraica fosse costituita nel 1944 in Nordafrica, il Palestine Regiment in cui erano arruolati insieme arabi ed ebrei del mandato britannico aveva combattuto in Nordafrica contro le armate nazifasciste.

La storia è più complicata delle sue manipolazioni. Così, il fatto che un Gran Muftì di Gerusalemme fosse antisemita filonazista non può certo giustificare, di fronte al mondo indignato per la persecuzione che subiscono, un’equazione fra i palestinesi e i nazisti.

Non stupisce, purtroppo, che l’odio antiebraico si rigeneri e trovi alimento dalla fascistizzazione in corso di Israele. Anche le isolate, oscene urla sul genere «saponette mancate» che hanno insozzato il 25 aprile milanese rendono urgente un esame di coscienza di chi finora ha scelto di starsene chiuso nella propria appartenenza. Provare vergogna può essere salutare, ci ricorda Carlo Ginzburg. Di fronte agli spari di Roma speriamo che in molti aprano gli occhi.

Nessun commento:

Posta un commento