venerdì 10 aprile 2026

La Russia prima della Rivoluzione

Vladimiro Giabotinschi
La Legione ebraica nella guerra mondiale
traduzione di Maurizio Klingbail  Bar Zevi
Editrice L'idea sionistica, Milano 1935

Infine un capitolo triste: la Russia nell'estate del 1915.
Fu la mia ultima visita nel paese natio. Vi restai solo tre mesi; fui a Pietroburgo, Mosca, Kiew e Odessa. L'ombra della morte era distesa su tutto, si sentiva dappertutto la fine. L'esercito era stato scacciato dalla Galizia, i tedeschi occupavano Varsavia, alcune settimane dopo Riga. Ma non era questo che aveva sprigionato quell'aria sepolcrale. Essa proveniva dal fatto che la catastrofe non affliggeva nessuno. Di giorno si leggeva: "Bialystock caduta" - la sera si vedevano degli ufficiali allegri e ridenti con le loro dame ornate di brillanti al "Medwed", nella "Villa Rode", nel "Jar" di Mosca, vicino ad un mucchio di bottiglie impolverate. Un lusso, che la Russia non aveva conosciuto sin allora; un ciarlare a voce alta e senza riguardo sui trionfi di questo o quel Dongiovanni, una confusione sudicia di noti nomi di donne e di uomini dei circoli di Corte, il cosiddetto "Beau-Monde", del mondo della finanza e della letteratura; insomma di tutti i ceti possibili della popolazione. Nel palazzo dello Zar dominava Rasputin, in potere del quale era designare chi dovesse diventare governatore di Tomsk, chi comandava l'armata del Sud e chi - sotto il suo proprio controllo quotidiano - dovesse curare il piccolo erede del Trono, ammalato. E nel palazzo stesso - una famiglia solitaria e tragica: un piccolo essere debole, cattivo e melanconico, dal sangue misto, per tre quarti tedesco e per un quarto russo; una donna tedesca, dalla rigidezza prussiana e dall'isterismo russo, quattro figlie senza importanza e un erede al trono malato e vezzeggiatissimo; una famiglia solitaria, abbandonata e disprezzata da tutti i fratelli e parenti arciducali; ma ciecamente innamorati di loro stessi, ciechi di fronte al mondo esterno, sordi di fronte alla voce annunciatrice della prossima rovina; fieri e contenti della propria cecità e sordità. Alla "Duma" dello Stato - dei reazionari che dopo ogni sconfitta, inarcavano il petto e con soddisfazione ripetevano la vecchia e incantevole parola russa: "Nitchevo!"; e degli appartenenti ai partiti di sinistra, di tutte le sfumature, forse gli unici veri patrioti, cui il cuore sanguinava, ma che tuttavia anche loro si consolavano con l'eterna grande consolazione degli uomini deboli: "L'avevo predetto!".

Vladimir Ze’ev Jabotinsky (Odessa 1880-New York 1940), fondatore del sionismo revisionista, creatore della Legione ebraica e padre spirituale della destra israeliana, è stato uno degli intellettuali più affascinanti e controversi dell’ebraismo del XX secolo. Personaggio al contempo cinico e visionario, la sua attività politica si intreccia sin dagli esordi a quella letteraria. Odessita di nascita, russo per cultura e italiano d’elezione, Jabotinbsky è infatti autore di numerosi feuilleton, poemi, racconti di genere e di due romanzi, Sansone il Nazareno del 1925 e I cinque del 1936, tradotto per la prima volta in italiano. (Voland)

Bibliografia
J. Schechtman, The Vladimir Žabotinskij Story: Rebel and Statesman - Fighter and Prophet, 2 voll., New York, Thomas Yoseloff Inc., 1956-1961.
S. Katz, Lone Wolf: a Biography of Vladimir Ze'ev Žabotinskij, 2 voll., New York, Barricade Books, 1996.
Stato e Libertà. Il carteggio Žabotinskij-Sciaky (1924-1939), a cura di V. Pinto, Rubbettino Editore, 1997.
M. Stanislawski, Zionism and the Fin de Siècle. Cosmopolitanism and Nationalism from Nordau to Jabotisnky, Los Angeles, University of California Press, 2001.
P. Di Motoli, La destra sionista. Biografia di Vladimir Ze'ev Žabotinskij, Milano, M&B Publishing. 2001.
Čukovskij i Žabotinskij. Istoria vzaimootnošenij v tekstach i kommentariach, pod red. E. Ivanova, Moskva 2005.
V. Pinto, Imparare a sparare: Vita di Vladimir Ze'ev Žabotinskij, Torino, Utet, 2007.




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