Caterina Soffici
Perde il figlio e vuole morire: l'eutanasia choc di Wendy Duffy
La Stampa, 24 aprile 2026
Wendy Duffy, madre inglese di 56 anni, ha perso il suo unico figlio e ha deciso che anche lei vuole morire. Troppa la sofferenza, non riesce a riprendersi. Ha provato da sola a suicidarsi ma non ci è riuscita. Così si è rivolta a una clinica svizzera e nei prossimi giorni sarà eseguita la sua volontà di “morire assistita”. Il caso scuote le coscienze in Gran Bretagna, dove per l’ennesima volta la legge sul suicidio assistito e sull’eutanasia si è incagliata alla Camera dei Lord.
Tutto inizia quattro anni fa, quando il figlio ventitreenne Marcus torna ubriaco da una serata molto allegra con gli amici. Mangia un sandwich, collassa sul divano del salotto e soffoca. Una storia terribile, una morte assurda. Ma chi ha figli adolescenti sa che le storie terribili e le morti assurde sono il terrore sempre in agguato dietro l’angolo. Wendy ci è finita in mezzo, è caduta nel pozzo e non è più riuscita a risalire.
In una lunga intervista al quotidiano britannico Daily Mail spiega i motivi della sua scelta che sta spaccando l’Inghilterra. Perché Wendy non è malata terminale. È in buona salute, sana di mente e piena di amici e familiari. Il suo è un caso che sposta in alto l’asticella dell’etica della buona morte e Wendy Duffy ha deciso di condividerla proprio per richiamare l’attenzione sull’“ingiustizia”, come la definisce, che l’attuale sistema comporta per la sua famiglia. «Voglio morire e questo è quello che farò - dice -. È la mia vita. È la mia scelta». Se pure non è tecnicamente una malata terminale, Wendy sostiene che non c’è stata terapia o medicina in grado di alleviare il suo dolore. Quindi è come se lo fosse. Si è rivolta alla clinica svizzera che esaudirà il suo desiderio. Wendy ha spiegato la propria decisione alle sue quattro sorelle e ai suoi due fratelli, ma senza comunicare i dettagli. Per proteggerli: se qualcuno avesse deciso di accompagnarla o l’avesse aiutata in qualsiasi modo a suicidarsi, avrebbe rischiato un processo penale. Quindi è partita per la Svizzera, anche se nessuno sa di preciso quando sarà il giorno stabilito. A breve, comunque.
Ha già predisposto tutto. Ha pagato 10mila sterline (poco più di 11mila euro), scritto le lettere di addio e anche scelto la canzone che vuole durante la procedura della morte: Die With A Smile (Muori col sorriso) di Lady Gaga e Bruno Mars. Queste saranno le ultime note che sentirà. Nelle foto Wendy sembra una benestante signora di mezza età. Bionda, occhi azzurri, curata nell’aspetto e nei vestiti. All’apparenza tranquilla e sorridente. L’inferno deve essere dentro, ben mascherato, come è tipico degli inglesi. Un dolore tale da soddisfare i criteri rigorosi di Pegasos, la clinica svizzera. La sua richiesta è stata approvata da una commissione di esperti, tra cui alcuni psichiatri, dopo mesi di valutazioni. Per la legge svizzera è vietato trarre profitto dall’eutanasia, e Pegasos è un’organizzazione senza scopo di lucro. I clienti finanziano i farmaci, pagano i medici (c’è una regola secondo cui non possono guadagnare più di quanto guadagnerebbero in un ospedale) e le spese funerarie. Una parte va anche allo Stato svizzero, per placare la preoccupazione dei contribuenti di dover pagare per il “turismo della morte”.
Wendy non è la prima cittadina britannica a recarsi alla clinica Pegasos, ma nessuno prima d’ora ne aveva parlato così apertamente. Lei lo fa proprio mentre la Camera dei Lord discute del progetto di legge e il Paese è spaccato. I favorevoli sostengono che è solo una questione di scelta personale e di dignità e che lo Stato non dovrebbe impedirlo. Anche perché non tutti hanno abbastanza soldi da potersi permettere un viaggio in Svizzera e i costi relativi. I contrari sostengono che se ai malati terminali viene concesso il “diritto” di morire in qualsiasi circostanza, chiunque voglia morire rivendicherà lo stesso “diritto”. Specialmente le persone più vulnerabili: diabetici, persone con disturbi alimentari e persino chi non vuole invecchiare.
Una donna e il suo straziante dolore portano di nuovo Westminster a interrogarsi sul diritto alla morte, come parte terminale di un diritto alla vita. Fuori manifestano i sostenitori del pro e del contro. Dentro il palazzo non si deciderà neppure stavolta. Ma basta scorrere velocemente i quasi quattrocento commenti in calce all’articolo del Daily Mail – per quel che può valere un sondaggio empirico di questo tipo - per capire che l’opinione pubblica sta con Wendy. «Non è sana, ha il cuore spezzato». «Deve essere una sua decisione, non della Camera dei Lord».

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