venerdì 3 aprile 2026

La leggerezza del ministro


Lorenzo Giarelli
"Il ministro è stato inopportuno, inevitabili i sospetti di favoritismi"

Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2026

Professor Marco Tarchi, Piantedosi ha commesso una leggerezza, rendendosi ricattabile?
È noto che mescolare vicende professionali con questioni sentimentali comporta rischi, e i casi che hanno fatto scandalo non si contano. Se questo è vero in qualsiasi contesto lavorativo, per un politico lo è molto di più. Figuriamoci per un ministro. Di sicuro si può parlare di leggerezza e inopportunità, ma ci sono proverbi un po’ crudi che spiegano perché situazioni di questo tipo si verificano non raramente. Non chiamerei in causa i ricatti, ma i sospetti su favoritismi – fondati o no – in casi come questo si diffondono inevitabilmente.
C’entra l’impreparazione della classe dirigente? 
Io preferisco parlare di immaturità di alcuni esponenti, che sono stati paracadutati troppo in fretta in ruoli a cui non avevano avuto il tempo di prepararsi. Ma qui non siamo di fronte a un ex ragazzo della “generazione Atreju”, ma a un funzionario sperimentato. E la cosa lascia ancor più perplessi.
Piantedosi deve lasciare?
Se ritiene di non aver commesso alcun favoritismo, no. Sta alla sua coscienza.
Crede a un disegno politico dietro questa vicenda?
La coincidenza porta inevitabilmente al sospetto. Però, quando si coltivano disegni politici di delegittimazione di questa portata, ci si guarda bene dal metterci la faccia e ci si copre dietro figure apparentemente neutre. Per avanzare credibilmente l’ipotesi di faide interne occorrerebbero elementi più solidi.
Meloni farebbe bene ad andare al voto?
Fra Meloni e le elezioni c’è di mezzo Mattarella, e non è un ostacolo da poco, almeno a parere di chi, come me, non ha mai creduto alla “neutralità” presidenziale, tantomeno in questo caso. E in ogni caso, per motivare agli occhi dell’elettorato un simile dietrofront, occorrerebbe un casus belli politico, non basato su fatti personali. E se la decisione non è stata presa subito dopo il referendum, non avrebbe senso assumerla ora.
Come valuta il rimpasto?
Accentuerebbe l’impressione di instabilità e si presterebbe ad altre campagne polemiche dell’opposizione.
Meloni diceva che il voto non avrebbe avuto conseguenze. Era un bluff ?
No. Di sicuro, Meloni aveva più da guadagnare da una vittoria del Sì che da perdere da una vittoria del No. Aveva chiarito che non si sarebbe dimessa e credo sappia che per l’elettorato di destra l’unica vera occasione di mobilitazione è costituita delle Politiche. E anche che il 23 marzo le hanno inviato segnali ostili, da destra, anche elettori che volevano punirla per le sue scelte di politica estera e/o economica, ma che di fronte al rischio di un governo Schlein tornerebbero a casa.
Al netto del caso Delmastro, diverso, Bartolozzi e Santanchè avrebbero lasciato se avesse vinto il Sì?Forse le cose sarebbero andate diversamente in termini temporali, ma è noto che Meloni non ha affatto apprezzato né l’uscita estemporanea e controproducente della prima né i guai giudiziari della seconda. Quindi le pressioni per le dimissioni ci sarebbero state comunque, un po’ più in là.
I sondaggi danno FDI in calo: la destra rischia?
È presto per dirlo. In 18 mesi può succedere di tutto, e già molto succede adesso, con la guerra e le sue ricadute. Il trasferimento dell’esito referendario su quello del futuro politico è abusivo, anche perché in quella prospettiva conterà molto ciò che succederà a sinistra nel frattempo. A mio parere, tuttavia, Meloni dovrà procedere a qualche correzione di rotta in alcune sue scelte, a partire da quell’appiattimento totale su Trump e su un atlantismo acritico che non le ha giovato e potrebbe fare del partito di Vannacci qualcosa di più di una meteorica scheggia.



Nessun commento:

Posta un commento