Roberto Ciccarelli
Lavoro: per Meloni finiscono i record "dal tempo di Garibaldi"
il manifesto, 4 aprile 2026
Quando, il prossimo nove aprile, Giorgia Meloni andrà alle Camere per inaugurare la «fase due» di un governo azzoppato dalla sconfitta al referendum sulla giustizia parlerà dei record sull’occupazione «sin dai tempi di Garibaldi». Userà anche i dati di febbraio 2026 comunicati ieri dall’Istat come paravento per coprire il proprio fallimento politico. Praticherà la consueta distorsione cognitiva basata sul segno + messo davanti a un numero e cercherà di farlo passare come la prova di un’avanzata della «Nazione».
L’impresa non sarà semplice. Per l’Istat a febbraio l’occupazione è diminuita di 29 mila unità, il tasso disoccupazione è salito a 5,3%, quello dell’occupazione è calato al 62,4%. Il primo + al quale la presidente del Consiglio potrà aggrapparsi è quello messo accanto al numero degli occupati nell’ultimo anno: sono 13 mila in più. Quello che Meloni però non farà è la comparazione tra la media dell’ultimo anno (febbraio 2025-2026) e quella dell’anno precedente (febbraio 2024-2025). Da questa semplice operazione emerge un fatto politico che smentisce l’impianto propagandistico della sua «comunicazione». A febbraio 2025 l’occupazione era aumentata di 351 mila unità rispetto all’anno precedente. Dodici mesi dopo l’aumento è diminuito a sole 13 mila unità.
Questo significa che la crescita del lavoro povero, sia pure con il contratto a tempo indeterminato, si sta fermando. E il governo si ritrova in una congiuntura economica negativa che si è fatta ostile nel momento in cui l’«amico americano» Trump ha lanciato una guerra contro l’Iran insieme a Netanyahu.
La «fase due» del governo è il vestito da fare indossare a un mercato del lavoro stanco e squilibrato. In un anno la disoccupazione è diminuita, ma non si è trasformata in nuova disoccupazione, bensì in «inattività»: la condizione di scoraggiamento in cui si smette di cercare un impiego. In questo stato si troverebbero 259 mila persone. I «tempi di Garibaldi» sono lontani.
Ciò su cui Meloni non si soffermerà, il prossimo 9 aprile, sarà il deterioramento dell’occupazione che ha colpito i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che sono diminuiti di 26 mila unità in trenta giorni. Mancherà una riflessione anche sulla composizione generazionale del mercato del lavoro. L’unica crescita reale che ha retto, fino a ieri, i «record» vantati da Palazzo Chigi riguarda gli over 50, che superano la quota di 10,4 milioni di occupati, una cifra più che raddoppiata nell’ultimo ventennio, mentre nello stesso periodo la fascia tra i 15 e i 34 anni è crollata, passando dai 7,3 milioni di occupati del 2006 ai 5,2 milioni attuali, con una riduzione di quasi 2,15 milioni di unità.
L’ultima
rilevazione è impietosa per i giovani: tra i 15 e i 24 anni sono
spariti 118mila occupati. Non si tratta di una semplice fluttuazione
statistica, ma di un esodo dal mercato del lavoro. Molto si è
scritto sui «giovani» che hanno votato «No» al referendum.
Saranno gli stessi che si trovano nel precariato e per i quali il
governo non ha fatto nulla?
Rispetto ai dati Istat c’è anche
da rilevare il fatto che la fascia d’età più tartassata è quella
tra i 35 e i 49 anni, teoricamente l’età della maturità
professionale (in un’altra società, si direbbe). Nell’arco di
soli dodici mesi sono scomparsi 267mila occupati. Il lieve aumento
dell’occupazione registrato su base annua è ascrivibile alla
dinamica dei lavoratori autonomi, spesso frutto di una scelta forzata
in assenza di alternative stabili. Inoltre, l’Italia resta ultima
in Europa per occupazione femminile, con un differenziale di 16,8
punti percentuali rispetto agli uomini. è la conferma del fallimento
delle politiche di inclusione, per di più nel mandato della prima
presidente del consiglio donna che si fa chiamare con il neutro: «il»
presidente.
La situazione è talmente grave che, per il governo, vale la pena di fare un altro decreto ornamentale sul lavoro il prossimo primo maggio. Data ideale per una provocazione simile a quella fatta, nello stesso giorno, del 2023. Ieri, dal Palazzo, si è avuto cura di segnalare un incontro tra Meloni e una dei ministri più impalpabili dell’esecutivo: Marina Calderone. Stanno pensando «a contrastare» il lavoro povero, quello che è cresciuto negli ultimi tre anni e mezzo.

Nessun commento:
Posta un commento