Mario Del Pero
Cosa può aspettarsi il mondo da Trump, un animale ferito è ancora più pericoloso
Domani, 9 aprile 2026
È una fragile “finestra di opportunità” quella apertasi grazie al cessate il fuoco di due settimane negoziato da Iran e Stati Uniti. Subito testata dalle azioni dell’attore del conflitto, Israele, meno interessato a porre fine al conflitto. Ed è un’opportunità legata alla disponibilità degli altri due ad accettare dei compromessi che per il momento appaiono molto lontani, come evidenziano peraltro proposte negoziali non solamente distanti, ma nelle quali si fatica a intravedere anche solo dei possibili punti di convergenza al momento ancora molto futuribili.
Tanto, tantissimo dipende ovviamente da Donald Trump. Da una umoralità che ne rende imprevedibili e volatili i comportamenti e le scelte. E da un radicalismo espresso in queste settimane in dichiarazioni e commenti social a dir poco sconcertanti, nei quali si annunciavano con compiacimento imminenti crimini di guerra o addirittura intenzioni genocidiarie (come altro può essere interpretata la minaccia di porre termine una volta per tutta all’intera «civiltà» iraniana?).
Dichiarazioni, queste, coerenti con una biografia pubblica e politica, quella del presidente, nella quale la violenza, l’ostentazione della crudeltà e il cinico rigetto di qualsivoglia principio etico hanno sempre occupato un ruolo centrale. Ma che in queste giornate convulse e spaventevoli hanno evidenziato come il cinismo si possa facilmente trasformare in irresponsabilità, il culto della violenza in cieca irrazionalità, la pretesa della forza in nichilistica distruttività.
Ed è da questo ultimo aspetto che è necessario partire per cercare di capire che cosa ci si può ora attendere da Trump. Stati Uniti e Israele hanno evidenziato una volta di più quanto soverchiante sia la loro preminenza militare; con quale facilità possano colpire diversi bersagli industriali, militari e civili iraniani o promuovere una campagna di assassini mirati, capace di decapitare gli stessi vertici di Teheran (con un messaggio, implicito ma inequivoco, a chi dovesse poi rimpiazzarli).
Eppure questa indiscussa superiorità non è stata sufficiente. Non soccombendo, l’Iran è riuscito in una certa misura a prevalere, o quantomeno a resistere, facendo uso di una leva – il controllo di Hormuz e la conseguente possibilità di socializzare globalmente i costi del conflitto – non utilizzata in passato, imposta in una certa misura dalla guerra e che ha rivelato tutta la sua straordinaria efficacia.
Logica vorrebbe che Donald Trump porti a compimento l’indietreggiamento avviato con il cessate fuoco. Che accetti una parziale sconfitta, i cui effetti politici e simbolici possono essere mitigati dalla rivendicazione dell’efficacia militare dell’operazione o dall’essere riusciti a riaprire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Che contenga insomma il danno economico, politico ed elettorale, con le borse che tornano a correre, il prezzo della benzina e dei generi alimentari che (gradualmente) si avvicina ai livelli pre-guerra, e la sua inscalfibile base Maga che ne celebra l’acume strategico e le presunte abilità politiche.
La logica, però, non sempre pertiene all’agire di Trump, per quanto sensibile certamente sia a indicatori inequivoci quali quelli offerti dalle oscillazioni borsistiche. Men che meno in un contesto oggi umiliante per il presidente, dove gran parte dei commentatori – anche di destra – ne criticano e finanche irridono la condotta, una maggioranza di americani ne disapprova l’operato e il fedelissimo elettorato Maga si mostra sì inscalfibile, ma anche strutturalmente minoritario nel paese.
Trump è, per usare una metafora semplice ma evocativa, un animale ferito, che ha subito una sconfitta strategica ed è prossimo a subirne una elettorale. È anche il presidente che controlla l’apparato militare più potente e letale nella storia dell’umanità. E per un uomo che si nutre di violenza e crudeltà, la tentazione di dispiegarlo senza remore e costrizioni, soprattutto in un momento di grande difficoltà come questo, potrebbe comunque risultare irresistibile.


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