sabato 4 aprile 2026

Valentino Parlato

Marcello Sorgi
Valentino Parlato, giornalista politico e politico giornalista

La Stampa Tuttolibri, 4 aprile 2026

C' è stato un tempo, nella storia recente della sinistra italiana, in cui il giornalismo politico e la politica tout court spesso si fondevano, tal che chi voleva capire cosa stesse muovendosi in quel campo allora sì, assai largo, doveva prestare attenzione alla lettura quotidiana dell’Unità e del Manifesto, per trovarvi, non solo tra le righe, ma in chiaro, tracce indispensabili per la comprensione di un’evoluzione sempre troppo lenta.

Valentino Parlato di cui solo oggi, a quasi dieci anni dalla morte, in ritardo, si pubblica un’antologia del lungo lavoro fatto, è stato appunto un politico giornalista - o un giornalista politico, l’inversione dei termini nulla toglie - a cui gli ex-giovani che fondarono Il Manifesto nel 1971 devono molto, e lo hanno dimostrato, in termini di capacità di riflessione politica e modernizzazione del linguaggio giornalistico.

Con un limite insormontabile - e neppure giustificabile del tutto dall’epoca in cui era vissuto -: l’essere rimasto sempre comunista e aver cercato fino all’ultimo giustificazioni delle sue convinzioni negli ultimi esempi di socialismo reale di cui il libro dà testimonianza. A partire dagli splendidi reportages dalla Libia (in cui era nato) o dall’Afghanistan (in cui era rimasto tre settimane ospite di Emergency). Oppure nelle grandi interviste, tra cui imperdibile resta quella con lo storico ex-comunista François Furet. O ancora nei passaggi storici della vicenda italiana, come il ruolo dei partigiani di sinistra nella lotta di Liberazione e più in generale del Pci nella scrittura della Costituzione e per tutta la prima fase della storia della Repubblica.

Politico protagonista della dolorosa scissione del gruppo del Manifesto dal Pci, in nome di una rigorosa applicazione del principio del centralismo democratico di cui lo stesso gruppo dirigente del partito un po’ si sarebbe pentito nel tempo; giornalista fondatore dell’ultimo “quotidiano comunista” che porta sotto la testata orgogliosamente questa ormai anacronistica definizione, Parlato del giornale avrà periodicamente la direzione, intervallandola con ruoli di editorialista, dirigente editoriale (sue le famose campagne di abbonamenti che assicureranno la sopravvivenza all’impresa), inviato, scrittore, intervistatore.

Preziosa, in questo senso, la rilettura dei suoi grandi incontri con economisti liberali, come Guido Rossi, Luigi Spaventa, Federico Caffè, Carlo Azeglio Ciampi (non ancora Capo dello Stato), che ad onta del loro passato di sinistra (non tutti), provano a convincerlo dell’efficienza e della superiorità del capitalismo, malgrado i suoi limiti, sull’utopia comunista. Ma Parlato non si convincerà: e la sua malinconia si avverte sempre più forte man mano che il tempo del comunismo si allontana, nell’Italia del Pci che cambia nome e nella Russia che ammaina la bandiera rossa dell’Urss (emblematica in questo senso l’intervista con Gorbaciov).

Ho un ricordo vivo di Parlato che può rendere bene la cifra del personaggio, sempre attento al lavoro della nostra generazione. Nel 2001, lavoravo già da tre anni a Torino come direttore, ci eravamo un po’ persi di vista, quando venne a mancare improvvisamente il segretario di redazione dell’ufficio romano di corrispondenza della Stampa, Giovanni Corsi. Corsi era un personaggio particolare, conosciuto da tutti nel giro del giornalismo romano che ruotava attorno al Parlamento e alle sedi dei partiti. Autodidatta, ex-carabiniere di guardia in passato davanti alla Camera, con grande umiltà si era conquistato un ruolo indispensabile in redazione e aveva acquisito una professionalità superiore a quella di tanti colleghi. Siccome gli eravamo tutti molto affezionati, decisi di dedicargli un ricordo, un pezzo-ritratto, affettuoso, riconoscente per i suoi meriti, che pubblicai insieme alla notizia della sua scomparsa. La mattina dopo, anche se non lo sentivo da tempo, mi telefonò Parlato, che si ricordava di Corsi e voleva farmi le condoglianze. «Hai fatto bene a commemorare una persona così - mi disse -. Ma il pezzo avresti dovuto pubblicarlo in prima pagina!».

https://machiave.blogspot.com/2015/03/valentino-parlato-la-mia-libia.html

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