Federica Bassignana
“Tu ricca come un ricordo, come la brulla campagna, tu dura e dolcissima parola, antica per sangue raccolto negli occhi”: sono alcuni tra i versi che Cesare Pavese dedica a Bianca Garufi, la donna che forse ha contato di più nel suo processo creativo. Ma oltre le poesie, la dedica dei Dialoghi con Leucò, il loro rapporto da “bellissima coppia discorde”, Bianca Garufi è stata molto di più: scrittrice, poetessa e psicoanalista di indirizzo junghiano con una voce autentica e, spesso, dimenticata. A vent’anni dalla sua scomparsa Edizioni di Atlantide pubblica il suo ultimo romanzo, La rosa cardinale, che racconta la storia di Sandra Albaro, una storia “finita male, volendo ammettere che esiste una fine”. Un’esistenza fatta di assenze: il marito, professore di Filosofia, che dopo la guerra si trasferisce in Australia; Enzo, il ragazzo dagli occhi così azzurri che Bianca non riesce a guardare, e che si sono spenti indebitamente dopo una lenta agonia; Nicola, un amore ingiusto che la mette in croce non appena scopre della sua gravidanza, scomparendo all’improvviso con una lettera di poche righe che termina con un beffardo “Spero che tu stia bene”. Tra il suo passato – fatto di ricordi famigliari e l’eredità di sua nonna che si diede anima e corpo alle pratiche ultraterrene – e il suo presente in una clinica della salute sul Lago Maggiore per via della sua obesità, Sandra racconta la sua vita, le sue inquietudini e irrequietezze, le sue domande: “Una rosa, lì, nata per caso, che vuol dire? Niente avviene per caso. Ma se niente avviene per caso perché quella rosa era nata? Perché, come, chi l’ha voluto?”. Sandra non può vivere e non sapere. Un accanimento che la condanna a ricercare le risposte, quando forse dovrebbe liberarsi dalle domande. Proprio lei che cerca l’amore per sentirsi intera, quando sente di aver ereditato, invece, la scissione: “Chi, come me, fra i miei progenitori si era sentito ogni giorno di più lacerarsi in due? Chi come me aveva lottato a sangue contro due nature nemiche? Chi di loro aveva provato una paura pari alla mia di fronte allo sfrenarsi del pensiero? E dopo la morte che c’è?”. Garufi restituisce una scrittura frammentata, poetica, a tratti ritmica e mai lineare, ma soprattutto: dolorosa dall’inizio alla fine. La sua è la testimonianza di una vita aggrovigliata, in un romanzo profondo e delicato, che fa di quel “caos vitale” strumento e, forse, salvezza per rimanere ancorati, per quanto possibile, alla vita.
Bianca Garufi
La rosa cardinale
Atlantide, 176 pp., 24 euro

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