giovedì 30 aprile 2026

A difesa del Quirinale


Andrea Colombo
L’opposizione abbassa i toni sul caso Minetti. E non insiste su Nordio
il manifesto, 30 aprile 2026

Per due giorni le agenzie di stampa sono state occupate in pianta stabile da commenti fulminanti sulla vicenda opaca della grazia a Nicole Minetti. Ieri il quadro appariva all’improvviso desertificato. All’irruenza si è sostituita la prudenza. «La confusione è tanta: bisogna capire meglio», commentano dallo stato maggiore del Pd e frenano persino i descamisados a cinque stelle.

CONSIGLIANO CAUTELA diversi elementi. Quello centrale è che tutti, in entrambi i poli, aspettano di capire se l’inchiesta-bomba del Fatto ha gambe solide o piedi d’argilla. Poi c’è il ruolo della procura generale di Milano, che soprattutto i 5S non hanno alcuna intenzione di prendere di mira. Infine l’attacco a gamba tesa contro il Colle da parte di alcune testate inclusa quella che ha dato fuoco alle polveri ha fatto risuonare sirene d’allarme a distesa soprattutto al Nazareno.

NELLA DISCREZIONE generale si fa sentire il capo dei senatori Pd Boccia e chiamarlo cauto è ancora poco: «Noi chiediamo solo chiarezza e trasparenza. Voglio essere chiaro: nessuno attribuisce responsabilità senza elementi. Nessuno nell’opposizione e men che meno nel Pd ha dato responsabilità precise a qualcuno». Boccia pesa le parole a ragion veduta. Che il caso avesse ricadute politiche potenzialmente enormi era evidente ma il Pd non ha alcuna intenzione di intentare processi al Colle. Quando ha colto quella deriva si è affrettato a premere sul freno a tavoletta.

«Abbiamo piena fiducia nel presidente della Repubblica, che ha chiesto chiarimenti come Nordio. Il presidente non è mai stato un passacarte. È l’arbitro, il garante dell’unità costituzionale», prosegue lanciato Boccia. Il Pd si allontana così dal rischio che la vicenda venga adoperata per indebolire il Quirinale, probabilmente in vista del ruolo centralissimo che potrebbe assumere il Colle dopo le prossime elezioni, in caso di pareggio. In realtà anche il Quirinale, con la dovuta discrezione, getta acqua sul fuoco, soprattutto per quanto riguarda il contrasto con Nordio. L’ira del presidente, concretizzatasi in quella richiesta di ulteriori accertamenti che è suonata come uno schiaffo al guardasigilli, era reale. Ma era dovuta soprattutto al suo silenzio nonostante le pressioni dello stesso presidente perché rispondesse agli attacchi quotidiani. Mattarella ha interpretato quel silenzio come un maldestro tentativo di far ricadere ogni eventuale responsabilità sul Quirinale e ha reagito di conseguenza.

MA IL COLLE, ALLO STATO, non attribuisce responsabilità a Nordio e non dà certo credito a scatola chiusa alla ormai celeberrima inchiesta. Quindi aspetta ed evita polemiche di sorta. Ovviamente il capo dello Stato era ed è consapevole della delicatezza del caso e di quanto la sua scelta fosse ad elevato rischio di massima impopolarità anche se non ci fossero stati dubbi di sorta sulla correttezza del rapporto a sostegno della domanda di grazia. Ha deciso di procedere comunque, fanno filtrare dal Quirinale, perché convinto a torto o a ragione che fosse giusto per la salute del bambino adottato. A via Arenula la trincea è molto simile.

Su un punto che è dirimente per quanto riguarda le eventuali responsabilità del ministero il viceministro Sisto interviene senza giri di parole: «Dire che il ministero ha dato indicazione di indagare solo in Italia circoscrivendo così il perimetro delle indagini è un balla spaziale. Noi non diamo indicazioni e non c’è nessun perimetro».

Il particolare è rilevante perché proprio da quella presunta “perimetrazione” dipenderebbe il bilanciamento delle responsabilità tra ministero e procura se dovessero emergere scorrettezze gravi nella procedura d’adozione o falle nel “ravvedimento” della graziata. Ma allo stato degli atti nessuno dà più nulla per certo. Lo stesso Sisto afferma che se emergessero elementi tali da revocare in dubbio la grazia preferirebbe lo strumento dell’annullamento. È la linea della premier. È convinta che sia possibile difendere la correttezza della posizione di Nordio, evitando così dimissioni, mazzata politica all’immagine del suo governo e un rimpasto che si trasformerebbe in una via crucis. Sempre che gli accertamenti permettano davvero di fare quadrato intorno al ministro.


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