Visualizzazione post con etichetta fotografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fotografia. Mostra tutti i post

domenica 5 aprile 2026

La geometria della grazia




le modelle di horst come geometrie dell’alfabeto 
Venezia
Luca Scarlini 
Il Sole 24ore, 29 marzo 2026

La geometria della grazia è l’ossessione di molti artisti: ossia la possibilità di individuare la regola che genera bellezza nei rapporti di costruzione dell’immagine. Un sogno e talvolta una ossessione, che torna in numerosi snodi del Novecento, in specie in relazione con l’immagine riprodotta e seriale. Questo è il titolo scelto da Anne Morin e da Denis Curti per una ampia, e originale retrospettiva di Horst P. Horst alle Stanze della Fotografia, all’Isola di San Giorgio a Venezia, in una coproduzione tra Marsilio Arte e Fondazione Cini. Il percorso di immagini celebri o mai viste (molte davvero assai rare), spesso copiate e imitate, parte dalla pratica continua del disegno, dello schizzo. L’esposizione inizia, infatti, con una serie di disegni, ritratti e autoritratto, tra anni 30 e 40, che svelano da subito assonanze con il mondo della produzione neoromantica (da Berard, a Berman, a Tchelitchev) che in questi ultimi anni viene recuperata. Da Ertè, star delle riviste francesi e americane dagli anni 10, viene la trasformazione delle modelle in lettere dell’alfabeto, che porta a icone celebri. Il paradigma notoriamente passa dal confronto con l’architettura.
Nella sua giovinezza sono fondamentali gli incontri con amici che frequentavano il Bauhaus e gli studi seguenti con Walter Gropius alla Kunstgewerbeschule, incentrata sul design di oggetti. Nel 1929 si propone come assistente volontario a Le Corbusier, che lo accetta. A Parigi incontra George Hoyningen-Huene (da poco celebrato con una mostra a Palazzo Reale, catalogo edito da Moebius), capo fotografo di «Vogue France», con cui si legò nella vita e nell’opera. Da quel momento nasce la leggenda di immagini basate su una riflessione estetica profonda, che sempre si fondano su un lavoro grafico precedente, catalogato con grande precisione in agendine, segnate da una grafia minuta e precisissima, ricavate da contenitori per rullini.
Nell’esposizione gli scatti si possono anche verificare nella trasformazione nelle celebrate copertine di «Vogue», che si trovano dentro un mobile a cassetti. Tra le immagini compare Diane Vreeland, maestra della stampa di moda, grande estimatrice del maestro tedesco. Clamoroso è l’arredo della sua stanza, rosso acceso, come l’abito, nell’idea di una gamma cromatica unica, ipersatura. Le immagini fashion mettono in scena mani, piedi, cappelli, abiti, accessori, che diventano oggetti di una geometria di rappresentazione rigorosissima eppure sempre aperta a suggerire tensioni narrative.
Gli abiti sono protagonisti di una trama fittissima di allusioni: memorabili gli incontri con i capi di Elsa Schiaparelli, di Balenciaga, Lanvin, Mainbocher. Genet (al secolo Janet Flanner) acutissima cronista da Parigi per la stampa statunitense, segnalava questa doppia via già nella recensione alla prima mostra personale a Parigi nel 1932. Colpisce l’uguale capacità di utilizzare il bianco e nero, rigorosissimo, con assoluta maestria nel determinare un sontuoso teatro delle ombre, come anche di lavorare su esplosioni di colore.
Tra gli aspetti meno frequentati spiccano le rappresentazioni naturalistiche (nella ampia parte che ha come titolo Patterns from Nature), in cui fiori e minerali diventano occasione di raffinatissime visioni architettoniche. Su «Vogue» comparivano già negli anni 40 scatti bellissimi di crisantemi e cactus, che senz’altro ha tenuto presente Robert Mapplethorpe per il suo repertorio di sensualissime orchidee.
Una delle sei sezioni della mostra, Classico e neoclassico, individua i riferimenti di un mondo espressivo, con profili pompeiani che rivaleggiano con le volute all’interno di una cipolla. Magnifiche sono le fotografie coloratissime nella casa romana di Cy Twombly, che Valentino scelse come set per la rappresentazione della sua celebre collezione White white.
La mostra si conclude con una rappresentanza nutrita dei celeberrimi ritratti di Horst, celeberrimi o poco visti. Fra i tanti si incidono nella memoria un giovane Luchino Visconti, rappresentato su uno sfondo di nuvole, Marlene Dietrich, Yves Saint Laurent appoggiato al Mondrian che aveva ispirato un suo celebre vestito, Gianni Versace, meditativo, una meravigliosa Coco Chanel reclinata, Truman Capote davanti a un serpente, la straordinaria Edith Sitwell, moderna poetessa metafisica, con clamorosi anelli bizantini. Altrettanti momenti di una indagine nella fisionomia e nell’anima umane, alla ricerca dell’architettura della grazia, nelle sue infinite metamorfosi. 


Horst P. Horst. 
La geometria della grazia, a cura di Anne Morin e Denis Curti 
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore Fino al 5 luglio

lunedì 27 gennaio 2025

Doisneau a Caraglio


Simone Lorenzati

La mostra di Robert Doisneau, al filatoio di Caraglio (CN), aperta l'ottobre scorso e visitabile fino al prossimo 23 febbraio, è davvero notevole. Gli spazi sono quelli giusti, le foto - che sono poi le reali protagoniste del tutto - hanno la corretta luce, belle anche le spiegazioni che, in ogni sala, danno ulteriore colore al tutto. Infine, ma non per ultimo, il breve - una decina di minuti - filmato in cui lo stesso Doisneau racconta la sua filosofia fotografica, anzi si potrebbe affermare di vita.

E allora ecco la varia umanità degli scatti del fotografo francese, racchiusi magnificamente in quel titolo "Trame di vita". Otto le sezioni cronologiche per un centinaio di foto, nel maggior parte dei casi in bianco e nero, con anche degli inediti, specie quelle realizzate nel setificio francese di Aubusson (1945). È la vita quotidiana la vera protagonista del tutto, ritratti di lavoratori, di musicisti, di avventori di bar, di gente comune. Le periferie tanto care a Doisneau nella maggior parte dei casi la fanno da padrone con i bambini, i semplici, gli operai. Uno spaccato di vita che porta piacere a chi ne beneficia, un percorso fotografico impeccabile e negli scatti stessi e nell'organizzazione caragliese. La bellezza del mondo verrebbe da dire, al di là della foto a Picasso o del celeberrimo bacio rubato a Parigi (anche se, in realtà, fu una delle rare volte in cui il fotografo chiese ai due fidanzati dì ribaciarsi come avevano fatto un istante prima), il poter respirare senza la frenesia del quotidiano per un'oretta di aria pura. Bellissima mostra, cortesissimi gli addetti ai biglietti ed alla stessa: un'esperienza assolutamente da consigliare.

https://www.filatoiocaraglio.it/2024/10/12/robert-doisneau-trame-di-vita/




In un caffè Doisneau adocchiò una coppia di ragazzi che si sbaciucchiavano, colpito dalla loro chimica e affinità. Cominciò a chiacchierare con loro e scoprì presto che erano due attori, si chiamavano Françoise Bornet (che si è spenta il 25 dicembre 2023, a 93 anni) e Jacques Carteaud e si frequentavano da poco. Ed è allora che a Robert Doisneau viene in mente lo scatto perfetto: chiese alla coppia di passeggiare davanti al caffè e di continuare a baciarsi. Lui li avrebbe ritratti proprio così. I ragazzi acconsentirono e il loro bacio che vediamo oggi è una “posa naturale”: non è uno scatto rubato o casuale, però è uno scatto sincero, i due si amavano veramente. (Francesca Amé, Vogue Italia)




sabato 22 luglio 2017

Frida Kahlo


Foto di Tina Modotti

Trotsky, Diego Rivera; Natalya Trotsky; Reba Hansen; André Breton, Frida Kahlo and Jean Van Heijenoort. Coyoacán, Mexico~Image © Laure van Heijenoort



Tina Modotti e Frida





mercoledì 23 dicembre 2015

Cartier-Bresson, Donne

Marie-Claude Vaillant-Couturier superstite di Auschwitz, la processione di San Innocenzo a Grassano, la naturalezza invidiabile di una giovane in minigonna, due giovani dame in conversazione a Mosca, le sbarre superate dalle braccia di una compagna a Lahore

Marie-Claude Vaillant-Couturier (1945)
 
Processione di San Innocenzo a Grassano (1973)
1c827-108fix4
Mosca 1955

Lahore 1948



domenica 16 agosto 2015

Il Che, Mantegna e Rembrandt

i drammatici scatti di Freddy Alborta al cadavere del comandante esibito dai militari boliviani sono stati paragonati, non a torto, alla Lezione di anatomia di Rembrandt e al Cristo morto del Mantegna
(Michele Smargiassi)
... nel mio padiglione ideale potrei mettere una sola opera, il Cristo morto del Mantegna e accanto la foto di Che Guevara sul letto di morte». (Vittorio Sgarbi)

https://vimeo.com/66963171























giovedì 2 aprile 2015

Dorothea Lange, la crisi nel cuore dell'America

Dorothea Lange (Hoboken 26/5/1895 - San Francisco11/10/1965)  fotografa statunitense.
Figlia di seconda generazione di immigrati tedeschi, nacque il 26 maggio 1895 ad Hoboken (New Jersey). Alla nascita fu chiamata Dorothea Margaretta Nutzhorn. Rinunciò a questo cognome dopo che il padre abbandonò la famiglia, quando Dorothea aveva appena 12 anni, ed assunse quello della madre. Fu questo il secondo dei due eventi altamente traumatici che caratterizzarono la sua infanzia. Il primo fu causato dalla poliomielite che la colpì quando aveva 7 anni. La malattia le causò un indebolimento permanente alla gamba destra che la costrinse a zoppicare per tutta la vita. Della sua menomazione, Dorothea disse:  "... mi ha formato, mi ha guidato, mi ha istruito, mi ha aiutato e mi ha umiliato...".
Dorothea Lange reagì al suo handicap con estrema motivazione, studiando fotografia a New York con Clarence White e collaborando con diversi studi, come quello, celebre, di Arnold Genthe.
Nel 1918 si spostò a San Francisco, aprendo un suo studio personale e diventando parte integrante della vita della città, fino alla morte. Proprio lì dove Genthe aveva costruito il suo successo, prima di spostarsi a New York, Dorothea Lange consolidò il suo futuro: sposò il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel  e John. Nel frattempo, complice il clima sociale di assoluto interesse documentaristico, andò per le strade a immortalare la misera realtà dei quartieri disagiati, aderendo formalmente al movimento della "Straight Photography".
La sua capillare opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto della California suscitò le immediate attenzioni della Rural Resettlment Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi destinata, in seguito, a diventare l'FSA (Farm Security Administration). Dorothea svolse una impressionante attività documentaristica del grande movimento migratorio dei disperati che si dirigevano verso la California. Questa esperienza dovrà marcarla per il resto della sua vita. I ritratti da lei fatti durante questo periodo rivelano una profonda comprensione, compassione e sensibilità… verso il genere umano.  Le foto scattate tra il 1935 e il 1939, sono il ritratto disperato delle misere condizioni di vita  degli immigrati, dei braccianti e degli operai. Il 1935 fu anche l'anno in cui Dorothea divorziò da Dixon, sposando l'economista e docente universitario Paul Schuster Taylor. Taylor divenne l'uomo-chiave della sua attività professionale: ai reportage fotografici della moglie, Taylor contribuì con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche.
Alcuni scatti di Dorothea Lange, grazie alla frequente pubblicazione dei suoi lavori nelle riviste dell'epoca, diventarono molto famosi. Su tutte, The Migrant mother, che tutt'oggi viene considerata un'icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Owens Thompson, una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli in California (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker).
Profonda conoscitrice della pittura della Nuova Oggettività tedesca, dei suoi temi e dei suoi tagli visivi, essa fu sempre molto attenta a tutte le fasi del proprio lavoro, corredandolo con note, interviste, impressioni e suggerimenti circa il taglio finale dell'immagine e la sua impaginazione, un'impaginazione fatta per piccoli blocchi che ricorda da vicino alcune famose sequenze dei film di Ejzenstein.

Secondo A.C. Quintavalle "... La Lange impagina i suoi pezzi secondo una tradizione precisa, rifiuta un tempo 'continuo' al di fuori delle fotografie e di cui queste sarebbero o vorrebbero presentarsi come 'ritaglio'; ogni fotografia per lei è una sintesi".

Come accade per molti scrittori americani suoi contemporanei - vedi Faulkner, Hemingway, o Dos Passos, per citare solo alcuni dei nomi più famosi - nel suo lavoro si ritrova un tessuto narrativo che scorre continuamente spezzato da storie particolari, messe a fuoco in modo drammatico, tese a formare così un racconto ove la trama si evidenzia attraverso questi frammenti, mentre il discorso unitario quasi scompare o diventa lo sfondo di una sequenza simile a quella di un film.
Non a caso molte delle sue immagini sembrano foto di scena del film Furore (tratto dal famoso romanzo di Steinbeck, The Grapes of Wrath);  in realtà sono stati prima lo scrittore e poi il regista John Ford che, per loro stessa ammissione, si sono ispirati nel loro lavoro alle fotografie della Lange.
Le sue immagini crude ed estremamente realistiche, ed in quanto tali rivoluzionarie, si attirarono spesso gli strali della censura americana ed i suoi servizi sull'internamento dei cittadini statunitensi di origine giapponese dopo Pearl Harbor furono sequestrati e tolti dalla circolazione (le foto sono oggi disponibilipresso i National Archives sul website della Still Photographs Division.
Dal punto di vista delle scelte tematiche la Lange è la meno specializzata tra i fotografi della FSA. Ogni argomento può far parte della sua narrazione: il suo obiettivo è ritrarre i personaggi in senso antropologico, come figure significanti, considerandole in modo totalizzante e creando così una visione epica che ci trasmette i segni di un sistema e di una mitologia (quella del viaggio, dell'exodus).
Nel 1947 collaborò alla nascita dell'agenzia Magnum e nel 1952 fu tra i fondatori della rivista Aperture.
A causa delle cattive condizioni di salute in cui versò negli ultimi anni di vita, la sua attività subì una brusca battuta d'arresto. Morì a 70 anni, l'11 ottobre 1965, per un cancro all'esofago. Lasciò il marito Paul Taylor, due figli, tre figliastri e numerosi nipoti.
Nel 1972 il Whitney Museum ha usato 27 fotografie di Dorothea Lange in una mostra dal titolo "Ordine Esecutivo 9066". La mostra era dedicata all'internamento dei giapponesi, che vivevano negli USA,  durante la seconda guerra mondiale.

http://www.zavagli.it/dorothea_lange111.htm










sabato 14 marzo 2015

Storia di Tina Modotti



TINA MODOTTI, ARTE VITA LIBERTÀ


EMIGRANTE, OPERAIA, ATTRICE, FOTOGRAFA NEL MESSICO DEGLI ANNI VENTI, ANTIFASCISTA, MILITANTE NEL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE, PERSEGUITATA ED ESULE POLITICA, GARIBALDINA DI SPAGNA.
Nata a Udine il 17 agosto 1896 e deceduta a Città del Messico il 5 gennaio 1942.
Dopo l'improvvisa scomparsa, il riconoscimento della personalità umana, artistica e politica di Tina Modotti fu quasi immediato e per alcuni anni la sua vita e la sua opera restarono vive in buona parte dell'America latina. Poi cadde l'oblio, lungo di almeno trent'anni. Inquietanti cause di questo silenzio/rifiuto si possono trovare nel mondo reazionario, nel provincialismo, nel dilagante moralismo di questo secolo, contrari alla valorizzazione di una donna libera e inserita nel grande filone della cultura laica.
Borgo Pracchiuso, Udine 1896
La festa di San Valentino all'inizio
del novecento, in Borgo Pracchiuso
a Udine, dove Tina Modotti nacque
il 17 agosto 1896
L'opera di Tina, che si trova in buona parte negli Stati Uniti, venne tenuta nascosta nei cassetti dei Dipartimenti di fotografia per la nefasta influenza del maccartismo che rese impossibile, per molti anni e non solo in America, lo studio e la presentazione di un'artista che aveva creato immagini di qualità e militato nel movimento comunista internazionale.
Anche la Sinistra storica non è esente da disattenzioni nei riguardi di questa friulana d'eccezione.
Oggi sappiamo che non esiste un artista di qualità e un militante di valore, come Tina Modotti, che sia stato trascurato per così lungo tempo dagli storici della fotografia e dalla storiografia politica. Tutto ciò è avvenuto nonostante le novità e il fascino che caratterizzano la sua avventura umana:la sua complessa esistenza appare, con il solo raccontarla, un romanzo.
Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, nasce nel popolare Borgo Pracchiuso a Udine, da famiglia operaia aderente al socialismo della fine Ottocento. Il padre Giuseppe lavora come meccanico e carpentiere, mentre la madre Assunta Mondini fa la cucitrice.
Medaglione
Medaglione fotografico con la madre Assunta Mondini, nel centro e i figli (dall'alto in senso orario): Jolanda, Mercedes, Tina, Benvenuto, Gioconda, Giuseppe.
Diventa emigrante all'età di soli due anni, quando la famiglia si trasferisce nella vicina Austria per lavoro. Nel 1905 rientrano a Udine e Tina frequenta con ottimo profitto le prime classi della scuola elementare. A dodici anni, per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia (sono in sei fratelli), lavora come operaia in una filanda. Apprende elementi di fotografia frequentando lo studio dello zio Pietro Modotti.
Il padre decide di partire per gli Stati Uniti, presto raggiunto da quasi tutta la famiglia. Tina arriva a San Francisco nel 1913, dove lavora in una fabbrica tessile e fa la sarta, frequenta le mostre, segue le manifestazioni teatrali e recita nelle filodrammatiche della Little Italy.
Durante una visita all'Esposizione Internazionale Panama-Pacific conosce il poeta e pittore Roubaix del'Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si unisce nel 1917 e si trasferisce a Los Angeles. Entrambi amano l'arte e la poesia, dipingono tessuti con la tecnica del batik; la loro casa diventa un luogo d'incontro per artisti e intellettuali liberal.
San Francisco 1918 ca.
Anonimo, Tina Modotti, S. Francisco 1918 ca.
Tina nel 1920 si trova a Hollywood: interpreta The Tiger's Coat, per la regia di Roy Clement e, in seguito, alcune parti secondarie in altri due film, Riding with Death e I can explain. Si tratta di una esperienza deludente, che decide di abbandonare per la natura troppo commerciale di quanto il cinema propone. Per la sua bellezza ed espressività viene ripresa in diverse occasioni dai fotografi Jane Reece, Johan Hagemayer e, soprattutto da Edward Weston con cui ben presto nascerà un legame sentimentale.
Il 9 febbraio 1922 Robo muore di vaiolo durante un viaggio in Messico. Tina arriva in tempo per i funerali e scopre, in questa triste occasione, un paese che a lungo l'affascinerà. Rientra a San Francisco per l'improvvisa morte del padre Giuseppe. Alla fine dell'anno scrive un omaggio biografico in ricordo del compagno, che verrà pubblicato nella raccolta di versi e prose The Book of Robo.
Foto di gruppo
San Francisco 1920, da sinistra: Robo marito di Tina, il padre Giuseppe, la sorella Mercedes, Giuseppe Junior detto Joe, non identificato, Benvenuto detto Beppo e Ben, non identificata, Tina e la madre Assunta, non identificata, la sorella Jolanda
A fine luglio 1923 Tina Modotti e Edward Weston (con il figlio Chandler) arrivano in Messico, si stabiliscono per due mesi nel sobborgo di Tacubaja e, quindi, nella capitale. Uniti da un forte amore, vivono entro il clima politico e culturale post-rivoluzionario, a contatto con i grandi pittori muralisti David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Clemente Orozco, che appartengono al Sindacato artisti e sono i fondatori del giornale El Machete, portavoce della nuova cultura e, in seguito, organo ufficiale del Partito Comunista Messicano.
A contatto con la capacità e l'esperienza di Weston, Tina accelera l'apprendimento della fotografia e in breve tempo conquista autonomia espressiva; alla fine del 1924 un'esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato.
Fra il 1925 e il 1926, in tempi brevi e diversi, tornano a San Francisco, dove Tina incontra la madre ammalata, conosce la fotografa Dorothea Lange, acquista una camera Graflex. Rientrati in Messico intraprendono un viaggio di tre mesi nelle regioni centrali a raccogliere immagini per il libro di Anita Brenner Idols Behind Altars. Il loro legame affettivo si deteriora e Weston torna definitivamente in California; i contatti continueranno per alcuni anni in forma epistolare.
Tina vive con la fotografia ed esegue molti ritratti, si unisce al pittore e militante Xavier Guerrero (che ben presto andrà a Mosca alla scuola Lenin), aderisce al Partito Comunista, lavora per il movimento sandinista nel Comitato "Manos fuera de Nicaragua" e partecipa alle manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti durante le quali conosce Vittorio Vidali, rivoluzionario italiano ed esponente del Komintern.
Edward Weston, Tina sul tetto di casa, Messico 1924
Edward Weston, Tina sul tetto di casa, Messico 1924

Tina Modotti, Vittorio Vidali, 1930
Tina Modotti, Vittorio Vidali, 1930
Tina trasforma il suo modo di fotografare, in pochi anni percorre un'esperienza artistica folgorante: dopo le prime attenzioni per la natura (rose, calli, canne di bambù, cactus, ...) sposta l'obiettivo verso forme più dinamiche, quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello,...). Sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte. In questo periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l'attrice Dolores Del Rio, ed entra in amicizia con la pittrice Frida Kahlo.
Nel settembre del 1928 diventa la compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano, con cui Tina vive un amore profondo e al cui fianco intensifica il lavoro di fotografa impegnata e di militante politica.
Edward Weston, Frida Kahlo e Diego Rivera a San Francisco nel 1930
Edward Weston, Frida Kahlo e Diego Rivera a San Francisco nel 1930
Ma il loro legame dura pochi mesi, perché la sera del 10 gennaio 1929 Mella viene ucciso dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado proprio mentre sta rincasando con Tina, che rimane indignata e scossa da questo dramma e deve inoltre subire una campagna scandalistica con cui le forze reazionarie tentano di coprire mandanti ed esecutori del delitto politico. Partecipa alle manifestazioni in ricordo di Mella e, in segno di protesta, rifiuta l'incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano. Si dedica alla militanza e al lavoro fotografico, realizzando un significativo reportage nella regione di Tehuantepec. All'Università Autonoma di Città del Messico il 3 dicembre si inaugura una rassegna delle sue opere, che si trasforma in atto rivoluzionario per il contenuto e la qualità delle fotografie e per l'infuocata presentazione tenuta dal pittore Siqueiros. La rivista Mexican Folkways pubblica il manifesto "Sobre la fotografia" firmato da Tina Modotti.
Tina Modotti accanto alle sue opere, Università di Città del Messico 1929
Tina Modotti accanto alle sue opere, Università di Città del Messico 1929
Nel frattempo il clima politico é molto cambiato, le organizzazioni comuniste vengono messe fuori legge: il 5 febbraio 1930 Tina viene ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual Ortiz Rubio, arrestata ed espulsa dal Messico. Si imbarca sul piroscafo olandese Edam, compie il viaggio fino a Rotterdam assieme a Vittorio Vidali e raggiunge Berlino, dove conosce Bohumìr Smeral, fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi nel cui studio espone le opere che aveva portato con se dal Messico. tenta di riprendere l'attività fotografica, viene a contatto con le grandi novità dell'informazione giornalistica, specialmente con la stampa popolare di Willy Münzerberg: quotidiani e periodici come il prestigioso "Arbeiter - Illustrierte - Zeitung" che pubblica fotografie di Tina in diverse occasioni. In ottobre decide di partire per Mosca, dove la attende Vidali.
Nella capitale sovietica allestisce la sua ultima esposizione, lavora come traduttrice e lettrice della stampa estera, scrive opuscoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito; abbandona la fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale. Fino al 1935 vive fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi, per attività di soccorso ai perseguitati politici.
Tina a Mosca
Una delle pochissime fotografie che si conoscano di Tina Modotti in Unione Sovietica, fotografia di Angelo Masutti, Mosca, 13 giugno 1932
Nel luglio del 1936, quando scoppia le guerra civile spagnola, assume il nome di Maria e si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, suo compagno da anni, che diventa Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento.
Durante tre anni di guerra, lavora negli ospedali e nei collegamenti, stringendo amicizia con altre combattenti come Maria Luisa Laffita, Flor Cernuda, Fanny Edelman, Maria Luisa Carnelli; si dedica ad attività di politica e cultura: scrive sull'organo del Soccorso Rosso Ayuda, nel 1937 a Valencia fa parte dell'organizzazione del Congresso internazionale degli intellettuali contro il fascismo e, assieme a Carlos, promuove la pubblicazione di Viento del Pueblo, poesia en la guerra con le opere del poeta Miguel Hernandez. Ha occasione di conoscere Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway, Antonio Machado, Dolores Ibarruri, Rafael Alberti, Malraux, Norman Bethune e tanti altri della Brigate internazionali. Nel 1938 è tra gli organizzatori del Congreso Nacional de la Solidariedad che si tiene a Madrid.
Tina Modotti, Il profilo di Ja. Mella, fotografia pubblicata nel 1932 a Berlino sulla copertina di Arbeitre-Illustrierte-Zeitung
Tina Modotti, Il profilo di Ja. Mella, fotografia pubblicata nel 1932 a Berlino sulla copertina di Arbeiter-Illustrierte-Zeitung
Durante la ritirata, con la Spagna nel cuore, aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e si trova in pericolo sotto i bombardamenti. Arriva a Parigi con Vidali. Nonostante sia ricercata dalla polizia fascista, chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attività clandestina, ma le viene negato per la pericolosità della situazione politica.
Maria e Carlos, come tanti altri esuli, rientrano in Messico, dove il nuovo presidente Lazaro Cardenas annulla la precedente espulsione. Conducono un'esistenza difficile e Tina vive facendo traduzioni, si dedica al soccorso dei reduci, lavora nell'"Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi" e frequenta pochi amici, fra cui Anna Seghers e Constancia de La Mora.
Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell'architetto Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi che la sta riportando a casa. Come già era accaduto dopo l'assassinio di Julio Antonio Mella, la stampa reazionaria e scandalistica cerca di trasformare la morte di Tina in un delitto politico e attribuisce responsabilità a Vittorio Vidali.
Tomba di Tina a Città del Messico
La tomba di Tina nel Pantheon de Dolores a Città del Messico, con il profilo disegnato dallo scultore Leopoldo Mendez e i primi versi della poesia di Pablo Neruda
Pablo Neruda, indignato per queste polemiche, scrive una forte poesia che viene pubblicata da tutti i giornali e contribuisce a tacitare lo "sciacallo" che

...sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l'anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.


I primi versi sono scolpiti sulla tomba di Tina che si trova al Pantheon de Dolores di Città del Messico. Lungo i decenni dopo la sua scomparsa, in altre occasioni sono stati messi in discussione avvenimenti della vita della Modotti. Soprattutto le circostanze della morte hanno sollecitato interpretazioni diverse, tentativi di scoop giornalistici, ambigue ricostruzioni televisive... Ciò nonostante la biografia di Tina è rimasta sostanzialmente invariata, perché quelle prese di posizione non sono mai state sostenute da rigorose ricerche, da prove o da obiettive e attendibili testimonianze.
Stele
Situata accanto alla casa di Tina in via Pracchiuso a Udine la stele per Tina proposta dal Comitato: si riprende il profilo mentre, da Neruda, sono proposte le ultime quartine della poesia, con riferimenti alla terra natale.

tina@comitatotinamodotti.it

http://machiave.blogspot.it/2014/03/tina-modotti-la-dissolvenza.html
http://machiave.blogspot.it/2013/07/tina-modotti-donne.html
http://machiave.blogspot.it/2013/07/tina-modotti-e-frida-kahlo-una-foto.html