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venerdì 20 febbraio 2026

L'arresto di Andrea


Maria Corbi
Sesso e segreti, la fine di Andrea

La Stampa, 20 febbraio 2020

Operazione “confie op”, ossia confidenziale. Con re Carlo III che ha saputo solo a cose fatte dell’arresto di suo fratello Andrea, oggi solo signor Mountbatten Windsor dopo che gli sono stati strappati per indegnità i titoli dinastici. Ma rimane sempre ottavo nella linea di successione e quello che è accaduto ieri mette una tara pesante sul futuro dell’istituzione monarchica.

D’altronde se il privilegio non si accompagna a etica e responsabilità ha ancor minor diritto di sopravvivere nella contemporaneità. Non c’è stata mai una crisi così potente dai tempi dell’abdicazione di Edoardo VIII, 90 anni fa. Elisabetta, e prima di lei suo padre Giorgio VI, ricostruì pezzo a pezzo la fiducia e l’affetto dei sudditi verso la corona, un patrimonio che oggi Andrea ha per lo meno ipotecato.

Il principe è stato arrestato (e poi rilasciato in serata) nella sua residenza di Wood Farm, a Sandringham (dopo la cacciata da Windsor) con l’accusa di «misconduct in Public Office», che equivale al nostro abuso di ufficio, nell’ambito di un’indagine su documenti riservati che avrebbe passato a Jeffrey Epstein quando era inviato per il commercio per il governo britannico. Presunto colpevole, dunque, con i dettagli dell’inchiesta che emergono da documenti recentemente resi pubblici dal governo statunitense. Con i media inglesi che ricordano come questo reato possa prevedere anche la pena dell’ergastolo. Potrebbero arrivare presto un’altra accusa formale per esser stato “l’utilizzatore finale” di ragazzine “fornite” dal finanziere americano tra cui una 26enne russa.

Le manette nel giorno del suo 66esimo compleanno, con il Re che ha convocato subito una riunione di emergenza a Buckingham Palace, diramando un comunicato la cui sintesi è: «La giustizia faccia il suo corso».

«Ho appreso con la più profonda preoccupazione la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor e i sospetti di cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica. Seguirà ora l’intero, equo e corretto iter attraverso il quale la questione sarà esaminata in modo appropriato e dalle autorità competenti. A tal proposito, come ho già affermato in precedenza, esse hanno il nostro pieno e convinto sostegno e la nostra collaborazione. Desidero dichiararlo con chiarezza: la legge deve fare il suo corso. Mentre tale procedimento prosegue, non sarebbe opportuno per me esprimere ulteriori commenti su questa vicenda. Nel frattempo, la mia famiglia ed io continueremo a svolgere il nostro dovere e il nostro servizio verso tutti voi. Carlo R. [Rex]». Il fratello scaricato definitivamente. Un colpo al cuore dell’istituzione già provata in questi anni da lutti, malattie e liti familiari.

L’ex duca di York dopo la lettura dei suoi diritti è stato caricato sul retro di un’auto della polizia e portato nell’Oxfordshire per l’interrogatorio formale. Per lui era pronta una cella con un letto e un bagno, come un comune mortale.

Una fine ingloriosa per il figlio prediletto della regina Elisabetta che lo ha sempre protetto, spendendo inutilmente per lui fiducia e soldi (12 milioni di sterline per risarcire Virginia Giuffre che lo accusava di violenza sessuale).

Il privilegio di nascita finito in cenere in una qualunque giornata di febbraio quando in una nota, la Thames Valley Police ha confermato l’arresto di «un uomo sulla sessantina del Norfolk». Via il titolo dinastico, qualsiasi riferimento alla sua posizione. Andrea è adesso solo «un uomo sulla sessantina». Oliver Wright, vicedirettore della polizia, ha detto che presto verranno forniti altri chiarimenti, ma è «importante proteggere l’integrità e l’obiettività delle nostre indagini».

Ore nervose, dolorose, cariche di tensione per quello che sarà a Buckingham Palace, con re Carlo III appoggiato dalla regina Camilla e le critiche del figlio William che ha sempre spinto il padre alla massima severità con lo zio quando vennero a galla i suoi rapporti con Epstein.

Ci fu un confronto serrato, una lite tra Carlo e il suo figlio maggiore come rivela Russell Myers, Royal editor del Mirror dopo l’intervista rilasciata dal principe Andrea, alla Bbc Newsnigh, nel 2019. In quell’occasione l’ex principe si diceva pentito dei suoi rapporti con il finanziere americano assicurando di aver interrotto ogni contatto con lui dopo la condanna per sollecitazione alla prostituzione nei confronti di una minorenne. Ma la pubblicazione degli Epstein files ha smentito le parole di Andrea che si è sempre sottratto alle domande dell’Fbi. Adesso il suo arresto comunque complica la vita alla famiglia reale inglese, ma anche all’amministrazione Trump, prima di tutto perché è probabile che nell’ambito di questa inchiesta nel Regno Unito verranno chiamate a testimoniare le vittime che chiedono giustizia e non l’hanno trovata negli Usa.

venerdì 6 giugno 2025

La faida


L'inevitabile faida tra Trump e Musk è finalmente arrivata, ed è patetica.

Moira Donegan
The Guardian, 6 giugno 2025

Da quando la persona più ricca del mondo, Elon Musk, ha investito il suo peso finanziario nella campagna presidenziale del 2024 di Donald Trump ed è apparso saltellando in modo idiota dietro il candidato sul palco di un comizio, gli osservatori politici si sono chiesti cosa avrebbe potuto scatenare l'inevitabile litigio tra i due uomini.

Sarebbe una questione di ego in competizione, con ognuno che prova risentimento per il potere e l'influenza dell'altro? Sarebbe una questione di culture in conflitto, con la corruzione di Trump che si scontra con la raccapricciante Silicon Valley di Musk? Sarebbe uno scontro ideologico, con i nazionalisti paleoconservatori della cerchia ristretta di Trump in declino che si rivoltano contro la schiera di hacker adolescenti del Doge e tecno-reazionari cosmopoliti di Musk?

Era destinato a diventare qualcosa di importante. Trump, dopotutto, non è noto per la sua capacità di mantenere alleanze cordiali, nemmeno con coloro che sono stati utili quanto Musk. Il primo mandato di Trump, per non parlare della sua carriera pre-presidenziale, è stato segnato da alleanze incrinate, proteste pubbliche contro i suoi ex partner e mandati brevi e disastrosi da parte di dipendenti e consulenti che se ne sono andati rapidamente, arrabbiati. Musk, nel frattempo, è noto per la sua personalità insolitamente odiosa, uno stile di gestione che viene eufemisticamente definito "mercuriale" e il suo comportamento sempre più imprevedibile, che include scontri con un harem di donne che gli hanno dato i figli, una presunta dipendenza problematica e in crescita dalla droga e presunte malattie vescicali. Non è solo che questi non siano uomini molto intelligenti; è che sono uomini il cui potere e il denaro hanno gonfiato il loro ego a tal punto patologico da non essere più stabili, o addirittura particolarmente funzionali. Sarebbero casi già abbastanza tristi se il loro deterioramento personale non avesse avuto conseguenze di portata storica mondiale; se avessero danneggiato solo se stessi e non avessero creato così tanta sofferenza inutile agli altri. Così com'è, questi uomini erano destinati a rivoltarsi l'uno contro l'altro e il loro inevitabile scontro avrebbe sicuramente riorientato il Partito Repubblicano, mettendo in dubbio l'instabile coalizione di nuovi media, influenze della manosfera e denaro che li aveva portati alla vittoria nel 2024.

Quando finalmente è arrivato questo giovedì – con Trump e Musk che pubblicavano insulti sempre più ostili l'uno contro l'altro sulle rispettive piattaforme social proprietarie, Truth Social e X – la lotta sembrava essere stata in gran parte una questione di soldi. Trump ha scritto che Musk aveva lasciato l'amministrazione arrabbiata per i tagli ai sussidi per i veicoli elettrici e chiedeva la cancellazione dei contratti governativi con le aziende di Musk; da parte sua, Musk ha iniziato una serie di post in cui affermava che Trump era menzionato nei file governativi su Epstein – "Questo è il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici", ha detto – e ha ripubblicato tweet in cui chiedeva la rimozione di Trump dall'incarico. Musk si è attribuito il merito della vittoria dei Repubblicani nel 2024 e ha definito Trump "ingrato". Le azioni Tesla sono crollate. Presto vari media di destra e personaggi del mondo di Trump hanno iniziato a unirsi all'azione, schierandosi dietro Trump o Musk con l'aria spaventata e bisognosa di figli i cui genitori stanno divorziando.

Trump sembra essersi inasprito nei confronti di Musk qualche settimana fa, quando è diventato chiaro che Doge, la frenetica e aggressiva iniziativa extralegale di Musk, mirata a ridurre i costi e a smantellare la burocrazia federale per perseguire la visione libertaria del mondo del miliardario, era caotica, inefficiente e, soprattutto, estremamente impopolare. Musk, nel frattempo, era irritato dalla guerra commerciale di Trump, che minacciava il valore delle sue aziende, e dal disegno di legge di politica interna di Trump, che ha tagliato i sussidi federali per le auto elettriche di cui aveva beneficiato la casa automobilistica di Musk, Tesla.

Da parte sua, Musk ha sempre avuto nemici all'interno del campo di Trump: Steve Bannon, il nazionalista di destra, aveva infatti sempre odiato il miliardario sudafricano, pur condividendo l'amore per certi gesti delle braccia. Sulla stampa iniziarono ad apparire indiscrezioni poco lusinghiere su Musk, alcune delle quali sembravano mirate a metterlo in imbarazzo. Musk lanciò un tour mediatico annunciando il suo abbandono dell'amministrazione Trump e accennando alla sua frustrazione nei confronti dell'amministrazione Trump e a un più ampio risentimento anti-Washington. Iniziò a pubblicare post in cui esprimeva il suo disappunto per la legge del presidente; il suo ultimo giorno di lavoro nello Studio Ovale, si presentò con un occhio nero.

La faida crea nuove pressioni per i politici repubblicani, che ora devono scegliere tra far infuriare Musk, i cui soldi potrebbero finanziare una sfida alle primarie contro chiunque di loro, e provocare Trump, la cui approvazione può decretare il successo o il fallimento delle loro carriere politiche. E rappresenta un'opportunità unica per i democratici, che ora hanno un'opportunità senza precedenti per bocciare la legge di Trump, sfruttare l'instabilità nella coalizione repubblicana e le fratture sempre più profonde all'interno della coalizione Maga, e ricordare ai loro elettori che il regime di Trump non è solo corrotto, ma anche incompetente: dispettoso, meschino e incapace di mettersi d'accordo su nulla se non sul desiderio comune di saccheggiare il governo e privare la popolazione di risorse per arricchire ulteriormente la classe miliardaria.

I Democratici sono da tempo tiepidi e incerti di fronte al secondo mandato di Trump, con una dirigenza del partito timorosa e facilmente intimidita che rimprovera i politici progressisti e la base attivista di non opporsi a Trump-Musk, ma di lasciarli implodere da soli. Ora ci sono riusciti. Il momento è arrivato. Sta ai Democratici non sprecarlo.