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giovedì 19 ottobre 2023

Italo Calvino sul set di Riso amaro


 

Italo Calvino, Il regista di "Caccia tragica" sta girando "Riso amaro". Tra i pioppi della risaia la "cinecittà" delle mondine, L'Unità edizione piemontese, 24 luglio 1948. 

Raffaele Vallone, al pugno di Vittorio Gassmann, finì per terra e Gassmann gli fu sopra. S'avvinghiarono e si rotolarono nella polvere. Gassmann ha una furia selvaggia e un fisico potente. Vallone ha più abilita ginnastica e più controllo delle sue forze. Se le davano di santa ragione, si strofinavano la faccia nella polvere. Beppe De Santis, seduto sul carrello li fissava senza perdere una mossa arrotolandosi un ciuffo di capelli tra le dita.
Siamo tra i pioppi e le risale di Veneria di Lignana. Poco distante, nelle cascine dell'azienda IFI, è accampata la “troupe” della Lux Film che sta girando Riso amaro, il film che ha per sfondo la monda del riso nel Vercellese. E’ notte e si sta girando una delle scene più drammatiche del film.
lo prima non avevo un’idea chiara di come facessero a girare le scene di cazzottature: far cascare ogni colpo dove doveva cascare, tutto così in fretta. Se anche gli altri registi fanno come De Santis il sistema è semplice : lasciare che gli attori s'arrabbino veramente e se le suonino sul serio. Basilio Franchina, l’aiuto regista, mi confida in gran segreto che per tutta la giornata avevano montato Vallone e Gassmann uno contro l’altro dicendo a entrambi: "Guarda che stasera ha deciso di picchiarti sul serio". L'altro aiuto-regista, Gianni Puccini, più maligno, spiega diversamente la loro furia interpretativa: la lotta avrebbe un solo scopo, quello di "disimpallarsi", cioè di presentare sempre la faccia scoperta alla macchina da presa, come è costante preoccupazione di ogni attore dello schermo.

Un mestiere scomodo

Ogni tanto De Santis ordina di smettere, i due si rialzano coperti di polvere, si tastano le ossa e De Santis spiega loro cos’è che non va. Poi Ciak! E ricominciano da capo. Io dovrei fare il tifo per Vallone, che è mio collega, e fino a due mesi fa impaginava la "terza" dell'Unità di Torino, ma Gianni Puccini che dirige le comparse guarda brutto quelli che osano un bisbiglio. Intorno, appesi ai pioppi, come tante lune impigliate tra le foglie, i riflettori inondano la notte sulle risaie di una luce bianca e falsa, proprio “da cinema”. Riso amaro è un film girato tutto in esterni: per De Santis l’amore della realtà rasenta il fanatismo. La scena più violenta del film, per esempio, si svolge in una vera macelleria con vacche squartate appese a uncini e pare che l’odore della carne che andava a male sotto i riflettori abbia molto giovato a ossessionare l’atmosfera.
Ora Vallone con un calcio sullo stomaco fa fare a Gassmann un salto mortale e lo butta nel ruscello. Io non credevo che l'attore nel cinema fosse un mestiere così scomodo: trucchi, pensavo, sono tutti trucchi. Invece Gassmann va a finire a bagno tante volte finché la scena non viene perfetta, mentre De Santis lo seguue sul carrello, tormentandosi il ricciolo con le dita, e Franchina che prima faceva i documentari e sa fare anche l'operatore, riprende la scena con l'Airflex.
Intanto le mondine vere che fanno da comparsa e quelle false, cioè le attrici, hanno il loro daffare a schiacciare le zanzare che sono il flagello di questa “troupe” sperduta tra gli acquitrini. Io non sento niente perché guardo Silvana Mangano che è seduta lì vicino ed è, parola d’onore, la più bella ragazza che io abbia mai visto.

Doris e Silvana

Riso amaro, come ha due protagonisti maschili, ha due protagoniste femminili. Una è americana, Doris Dowling e molti la ricorderanno in Giorni perduti. E' un'attrice di grande educazione artistica; viene dal teatro dove recitava col gruppo d'avanguardia di Clifford Odets, il drammaturgo progressista americano. Si tovava in Italia per turismo, quando le fu proposto di fermarsi per girare un film. Forse alloranon prevedeva che in Italia i film si facessero in condizioni così eroiche, accampati tra le risaie per tre mesi, così lontani da tutti i comfort di Hollywood, ma la Dowling è entusiasta del film, di De Santis, degli attori e recita con un impegno magnifico.
Silvana Mangano mi sembra una delle grandi fortune del film. E’ romana, ha diciott’anni, il viso e i capelli della Venere di Botticelli, ma un’espressione più fiera, dolce e fiera insieme, occhi scuri e capelli biondi, un incarnato terso e limpido, senza ombre né luci, spalle che si aprono con una dolcezza da cammeo, un busto d’una ardita armonia di linee trionfanti e aeree, la vita come uno stelo snello e un mirabile ritmo di curve piene e di arti longilinei. Insomma, a farla breve, Silvana Mangano m’ha fatto una grandissima impressione e devo dichiarare che nessuna fotografia può bastare a darne un’idea.
La trama di Riso amaro è basata sul contrasto tra la vita di fatiche e di solidarietà della risaia e la morale equivoca di una coppia di ladri che vi si rifugiano per sfuggire alla polizia. La più bella delle mondine lascia il sergente di cui era innamorata (Vallone) per il gigolò cittadino (Gassmann) e si perde nel losco affare di un furto di riso, mentre la ladra (Doris Dowling) si redime nella solidarietà con le mondine e tutto tra cazzottature, sparatorie, coltellate, suicidi, inondazioni, feste, balli e belle scene di monda in risaia.

Il ciuffo di De Santis

Il suggello di verità e la moralità vera del film, anche se il soggetto, per esigenze commerciali, indulge a una certa retorica e a un pessimismo convenzionale, vengono dal grande impegno di realismo e di umanità che Beppe De Santis mette nella sua regia. Appollaiato dietro la macchina da presa De Santis spiega, corregge, interpreta la parte di tutti con nervoso accanimento, attorcigliando e avviticchiando il ciuffo in mezzo al cranio, è lo stesso gesto che fa Cesare Pavese mentre scrive: che sia un segno distintivo della scuola realistica? Né le sue fatiche si limitano alle ore di ripresa.  Oggi a Veneria è arrivato il maestro Petrassi che farà il commento musicale di Riso amaro. E De Santis a spiegargli come va impostato lo spartito, in gran parte basato su motivi popolari e a cantargli lui stesso le canzoni delle mondine.
Uno stuolo di giovani attrici di Cinecittà si sono improvvisate mondariso: la diciassettenne Maria Grazia Francia, che già abbiamo visto come figlia dell'Onorevole Angelina; Anna Maestri, una giovane caratterista che viene dal teatro; Lia Corelli che sarà una mondina "prima della classe", con le treccine e i mutandoni; e Isabella [Zennaro], un brunissimo viso che non ci si aspetterebbe mai di trovare in risaia. Tra i "caporali" riconosciamo Nico Pepe, Checco Rissone e Tonino Nediani.
Ma oltre a questi risaioli di Cinecittà c’è la folla dei risaioli autentici. A vedere tornare le mondine dal lavoro, per questi interminabili viali di pioppo tra la campagna, dai monotoni riquadri verdi acquosi, a vedere quelle file di donne giovani e anziani, coi cappelloni di paglia, le calze che lasciano nudo il piede, i vestiti multicolori e fantasiosi, viene da stupirsi che il cinema non abbia pensato prima ad ispirarsi a questa materia così ricca di umanità e di colore, a questi loro quaranta giorni di fatica e di sfruttamento per un guadagno che sfumerà in altrettanto tempo, a questa loro allegria avventurosa piena di combattività collettiva.
Le mondine di Veneria provengono in gran parte dal Modenese: paesi “rossi”. Abbiamo visitato uno dei loro affollati dormitori - per fortuna ci dicono: questo è uno dei migliori! - mentre leggevano la posta ricevuta allora. Le notizie da casa erano allarmanti: la polizia di Scelba era stata al loro paese durante un comizio e aveva manganellato la popolazione. Parecchi loro cari erano stati feriti o arrestati. Le mondine erano in grande apprensione e si leggevano le lettere l'un l'altra.

Partono le mondine

Dell’inaspettato diversivo cinematografico le ragazze della risaia sono tutte entusiaste. Tra loro e quelli del cinema s’è subito creata la più calorosa amicizia. Ma tra pochi giorni, finita la monda, questo stuolo rumoroso e policromo farà ritorno alle proprie case. Sull’immensa risaia rimarrà solo la “troupe” di De Santis a finire Riso amaro.
I cinematografari non sanno darsene pace. “Veneria senza mondine resterà ben triste” dice De Santis guardando il monotono paesaggio. E sa che non s’è affezionato a loro come a un motivo decorativo, sa che solo con questi contatti tra cinema e popolo si può fare del cinema vero.

 

sabato 12 novembre 2022

Trump sul viale del tramonto

 

 


 Alan Friedman, L'onda giovane dei democratici, La Stampa, 11 novembre 2022

Le elezioni di Midterm che si sono appena tenute negli Stati Uniti hanno un grande significato, sia per gli americani che per il mondo. In senso positivo. Un numero importante di "Negazionisti del voto" (i seguaci di Trump che proclamano ancora che il loro leader abbia vinto le elezioni del 2020) sono stati sconfitti alle urne. La famigerata "onda rossa" non è arrivata, la vittoria a valanga dei repubblicani non si è vista. Non ci si aspetta neanche che il prossimo Congresso limiti gli aiuti all'Ucraina. Lo sviluppo più plausibile per il momento è che il Senato rimarrà diviso a metà tra i due partiti, 50 e 50: il fatto che i Repubblicani non abbiano riportato un risultato migliore è sorprendente. Tutti si attendevano uno tsunami, e invece i democratici sono riusciti a difendersi. Il controllo del Senato dipende sui risultati di Arizona, Nevada, Wisconsin e soprattutto dal risultato di uno speciale ballottaggio per il seggio della Georgia, che si terrà il sei dicembre.
Passando alla Camera dei Rappresentanti, dove la Speaker Nancy Pelosi presiedeva una maggioranza democratica di 220 seggi su 435, a quanto pare il partito dell'asinello perderà giusto una manciata di seggi. I repubblicani otterranno la maggioranza, si, ma sarà così risicata da limitare la capacità di azione del successore di Pelosi, che non avrà un forte mandato e non potrà attuare molte delle minacce lanciate contro Biden. Kevin McCarthy, papabile Speaker repubblicano, ha per esempio suggerito di rivedere l'aiuto militare che viene fornito all'Ucraina. Ma è improbabile che, con una maggioranza parlamentare esigua, sarà davvero in grado di azzoppare l'attuale politica pro Ucraina di Biden. In effetti, la notizia forse più sorprendente è il numero – davvero molto basso – di seggi che i Democratici hanno perso alla Camera. Tutti i sondaggi prevedevano che i repubblicani avrebbero conquistato molte decine di nuovi seggi. Cosa che semplicemente non è successa. Anzi, queste elezioni di midterm potrebbero rappresentare il risultato più positivo per il partito di un presidente in carica da decenni.
Per avere un quadro di insieme: nelle ultime elezioni di Midterm, quelle del 2018, il partito repubblicano del presidente Trump ha perso 40 seggi alla Camera in favore dei democratici. Nel 2010 i democratici del presidente Barack Obama persero 63 seggi. Nel 2006, i repubblicani del presidente George W. Bush persero 30 seggi. Nel 2022 Joe Biden ne avrà persi tra cinque e dieci: si può pure dire che ne esca rafforzato. I risultati delle elezioni dimostrano in realtà che gli americani non l'hanno ripudiato. Dimostrano anche che molte donne sono così arrabbiate dalle decisioni della Corte Suprema contro l'aborto che sono andate a votare per i democratici. Dimostrano anche che il sostegno più robusto ai democratici è venuto dai giovani, dai ventenni e trentenni d'America. Com'è ovvio, i risultati sono anche lo specchio di una nazione che è profondamente divisa. I democratici hanno perso la Camera, ma questo non significa necessariamente che Joe Biden sia condannato a diventare un'anatra zoppa. I repubblicani cercheranno senza dubbio di rendergli la vita difficile non appena prenderanno il controllo della Camera, a gennaio. Cancelleranno la Commissione che cercava di far luce sull'insurrezione del sei gennaio, e al contrario faranno partire nuove indagini su Hunter Biden e sull'era Covid. Minacceranno di bloccare il processo di bilancio, di mettere pressione alla Casa Bianca. Potrebbero persino arrivare a richiedere l'impeachment per Biden. Tutto prevedibile.
Ma diciamo le cose come stanno: i repubblicani sono feriti, le elezioni di mid term sono andate male per loro, la marea che aspettavano non è montata, e alcuni dei candidati più estremisti scelti da Trump sono stati sconfitti. L'ex presidente stesso, che si trova adesso davanti alla concreta prospettiva di dover affrontare uno o più processi, è un leone ferito, arrabbiato e frustrato perché i suoi non hanno saputo far di meglio. Per i repubblicani è giunto il momento di guardarsi dentro, di cercare la propria anima, di decidere che partito vogliono essere. Trumpiano o post-trumpiano?
Ed è qui che entra in scena Ron De Santis. Il governatore della Florida è un quarantaquattrenne sveglio, uno che ha studiato a Yale. Lo chiamano il "Trump degli intelligenti", una versione di Trump più brillante, e perciò potenzialmente ancora più pericoloso. Ci sa fare. È carismatico. Ma Ron de Santis è sempre stato un estremista. Da tutta la vita. Un populista di estrema destra, così omofobo da far passare la legge "Non dire gay", e ha iniziato a licenziare migliaia di insegnanti, punibili se solo si azzardavano a pronunciare quella parola in classe. De Santis è un fondamentalista anti-aborto, un demagogo anti-immigrati. Sì, è tutte queste cose. Eppure ha un forte impatto su un partito repubblicano che si chiede se non sia finalmente arriva ta l'ora di girare pagina e lasciarsi alle spalle Donald Trump.
Dopo le elezioni di mid-term De Santis è adesso lo sfidante naturale di Trump per la nomination repubblicana del 2024. E questo lo mette contro The Donald, che al contrario esce indebolito dal responso delle urne. Possiamo quindi aspettarci nell'immediato futuro una Guerra dei Populisti, un duello tra De Santis e l'uomo da Mar-a-Lago. —