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sabato 29 marzo 2025

La debolezza del delfino

 


Clément Guillou
 e Corentin Lesueur
Al Raggruppamento Nazionale i limiti del metodo Bardella
Le Monde, 31 marzo 2025

Nonostante abbia un partito sotto il suo controllo e interamente dedicato alla promozione della sua immagine, Jordan Bardella non ha approfittato della situazione per costruire un'alternativa credibile. Diversi anni di presidenza incontrastata del Raggruppamento Nazionale non sono riusciti a trasformare il delfino, abile comunicatore, nell'incarnazione credibile del suo schieramento all'Eliseo. Una trasformazione abortita e senza conseguenze finché Marine Le Pen potrà presentarsi come la "candidata naturale" dell'estrema destra per il 2027. Lui stesso assicura pubblicamente di non prendere in considerazione questa ipotesi, anche se tutti prevedono che il suo nome non susciterebbe alcuna opposizione all'interno del partito. Ma la sentenza del 31 marzo potrebbe accelerare il passaggio di consegne.

I primi mesi dell'anno hanno confermato le minacce che gravano sulla Raggruppamento Nazionale in assenza della sua leader. Ritiratasi dalla vita politica diverse settimane dopo la morte del padre e modello Jean-Marie Le Pen, avvenuta il 7 gennaio, la rappresentante eletta del Pas-de-Calais non solo ha lasciato il suo gruppo di deputati senza vigore, ma ha anche privato il suo partito di una linea chiara in un mondo scosso dagli shock geopolitici di Donald Trump. Fino al ritorno del suo mentore e della sua linea di "indipendenza" , equidistante dagli Stati Uniti e dalla Russia, Jordan Bardella sembrava sedotto dalle luci americane. Il suo entusiasmo nel recarsi il 21 febbraio a Washington per parlare alla Conservative Political Action Conference, l'avanguardia del trumpismo, prima di tirarsi indietro dopo che un ex consigliere del presidente americano aveva fatto il saluto nazista sul palco, ha irritato coloro nel partito che, per paura di essere respinti, avevano taciuto su un simile viaggio.

Dal suo ufficio all'Assemblea nazionale, Marine Le Pen mantiene le distanze dalle vicissitudini del partito. Finché lei continuerà a candidarsi all'Eliseo, il suo entourage non si preoccuperà degli errori organizzativi del Raggruppamento Nazionale. Alcuni addirittura lo vedono come la prova che non è ancora giunto il momento di arrendersi. Dopo l'ineleggibilità con esecuzione provvisoria richiesta nei suoi confronti dalla procura, la deputata ha sostenuto, nel dicembre 2024, a Le Monde , che Jordan Bardella non doveva " prepararsi a queste responsabilità [presidenziali]  "  : "Sono candidata finché non avrò deciso che qualcun altro debba andarci". A condizione che il suo orizzonte giuridico venga chiarito.

https://www.lemonde.fr/politique/article/2025/03/28/au-rassemblement-national-les-limites-de-la-methode-bardella_6586969_823448.html


lunedì 2 dicembre 2024

Barnier verso la sfiducia


Mathilde Panot


In Francia il governo di Michel Barnier, con tutta probabilità, sta per essere sfiduciato. Il nodo è il disegno di legge sul finanziamento della previdenza sociale. Sarebbe dovuto essere esaminato a partire dalle ore 15, ma Barnier, intervenendo nell'aula dell'Assemblea nazionale,  ha annunciato il ricorso all'articolo 49.3 della Costituzione che consente di adottare una legge senza passare dal voto parlamentare. ''I francesi non ci perdonerebbero di preferire gli interessi particolari all'avvenire della Nazione'', ha dichiarato Barnier. ''Siamo giunti ad un momento di verità che pone ognuno dinanzi alle proprie responsabilità", ha aggiunto il capo del governo.
"Di fronte a questa ennesima negazione della democrazia, sfiduceremo il governo. Michel Barnier passerà alla storia come l'uomo con il mandato più breve", ha detto in aula la deputata Mathilde Panot, capogruppo della formazione di sinistra La France Insoumise (Lfi) guidata da Jean-Luc Mélenchon. Subito dopo, il Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen, di destra, ha confermato che voterà insieme alla sinistra per far cadere il governo. 

L'opposizione ha ora 24 ore per presentare una mozione di sfiducia. Il voto potrebbe aver luogo già mercoledì. È dal 1962 che nessun governo francese è stato costretto a lasciare il paese con un voto di questo tipo.

Le difficoltà di Barnier nel far passare il bilancio 2025 con un parlamento profondamente diviso fanno precipitare la Francia nella sua seconda crisi politica in sei mesi. Dalla sua costituzione a settembre, il governo di minoranza di Barnier ha fatto affidamento sul sostegno di Rn per la sua sopravvivenza. Il disegno di legge sul bilancio, che cerca di contenere il crescente deficit pubblico francese attraverso 60 miliardi di euro (63 miliardi di dollari) di aumenti di tasse e tagli alla spesa, potrebbe decretare la fine di questo precario equilibrio. (RaiNews)

https://machiave.blogspot.com/2024/12/il-lento-declino-di-macron.html
https://machiave.blogspot.com/2024/12/il-calcolo-di-marine.html

domenica 6 dicembre 2015

Marine e Marion


Leonardo Martinelli
Marine la laica, Marion la cattolica
I due volti della stessa medaglia
Così zia e nipote stanno guidando il Front National che spera nel trionfo


La Stampa, 6 dicembre 2015

Se oggi vittoria sarà per il Front National (e sembra proprio di sì), al primo turno delle regionali francesi, i militanti dovranno ringraziare il duetto formato da Marine e Marion, emanazioni del patriarca, Jean-Marie Le Pen.
Ma anche un’accoppiata improbabile: ruspante Marine Le Pen, con quel vocione che sembra il padre e le foto che la ritraggono mentre aspira un sigaro o svuota un bicchierone di birra; eterea Marion Maréchal le Pen, con la voce delicata e un fisico da mannequin («ma sotto un’apparenza dolce nasconde un carattere e una determinazione d’acciaio», dixit la zia e ha perfettamente ragione). Le differenze sono pure di sostanza: laica e «moderna» Marine, cattolicissima e tradizionalista Marion.
La prima è la candidata a presidente nella regione del Nord (Nord-Pas-de-Calais e Picardia). La seconda nel Sud, nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Sono date come superfavorite e da settimane stanno facendo da traino al partito. Entrambe sono passate dalla magione di Jean-Marie, il palazzotto antico sulle alture di Saint-Cloud (che lui ereditò da un imprenditore strambo, in condizioni ancora oggi oscure). Vi hanno trascorso molta della loro infanzia e adolescenza e anche oltre, in epoche diverse: Marine ha 47 anni, Marion quasi 26.
L’ascesa della zia
La prima ha vissuto lì gli alti e bassi dei genitori, compresa la fuga della mamma con l’amante e le foto della signora su Playboy per tirare su qualche soldo. Con la sua corazza psicologica, ha resistito tutto sommato bene. Più tardi, studentessa universitaria, in seguito avvocato e poi dirigente del Front National, la chiamavano «la night-clubbeuse», perché, appena poteva, scappava in discoteca, spesso con la sorella Yann. Lei partorisce Marion nel 1989 e manco si sa chi sia il padre. Poi Yann si sposerà con Samuel Maréchal, che la riconoscerà. Solo a tredici anni la ragazzina scoprirà le vere generalità del padre, che ha frequentato regolarmente (è morto nel frattempo). Da piccola Marion si ritrovava soprattutto da sola con il nonno nella magione, ad ascoltare in silenzio i suoi sproloqui. Con lui non ha mai rotto i ponti, neanche dopo la mediatica litigata di Jean-Marie con Marine.
Il gioco delle parti
Oggi le due donne sono il prodotto dei loro due distinti passati. La «night-clubbeuse» dice di essere cattolica ma non praticante. Prende sempre posizione a favore della laicità ed è una repubblicana convinta. Nel 2013 mai mise piede nelle manifestazioni contro il matrimonio gay. Anzi, il suo direttore di campagna attuale è Sébastien Chenu, omosessuale dichiarato, nel passato anche attivista per i diritti dei gay. Un altro dei suoi consiglieri, Julien Odoul, fece nudo nel 2009 la copertina della rivista gay Tetu, eletto migliore fisico dai lettori. Marine Le Pen è priva di qualsiasi remora cattolica che le impedisca di dire che «il sistema penale senza la pena di morte non tiene». Marion, invece, alle manifestazioni del 2013 si fece vedere, eccome. Lì si avvicinò ai cattolici più reazionari. Anche per quello è contraria alla pena di morte. Ha promesso, se sarà eletta, di eliminare i sussidi regionali ai centri di pianificazione familiare «perché banalizzano l’aborto» (la zia l’ha subito criticata). Marine si è presa un colpo anche quando Marion ha iniziato a esprimere simpatie monarchiche. E quando ha puntato il dito contro un progetto consolidato «per sostituire i francesi di origine con quelli musulmani in certi quartieri»: affermazioni liquidate da Marine come complottiste.
C’è chi dice che sia tutta una montatura. Più probabile, invece che la furba Marine sfrutti la bella Marion per captare un elettorato cattolico che di lei non si fida per niente. Speriamo per loro che i nodi non vengano mai al pettine.