Lucrezio
De
rerum natura
II, 1-13
Dolce, quando nel
vasto mare i venti sconvolgono le distese marine,
contemplare dalla riva il grande travaglio
altrui;
non perché l’angoscia di un uomo procuri
giocondo diletto,
bensì perché dolce è vedere da quali
affanni tu stesso sia libero.
Dolce anche guardare
le grandi contese di guerra
ingaggiate in campo
senza alcuna tua parte di pericolo.
Ma nulla è più
dolce che abitare là in alto i templi sereni,
del
cielo saldamente fondati sulla dottrina dei sapienti,
da
dove tu possa abbassare lo sguardo sugli
altri e vederli
errare smarriti cercando
qua e là il sentiero della
vita,
gareggiare d’ingegno, contendere in
nobiltà,
notte e giorno sforzarsi con
assillante fatica
di giungere a eccelsa opulenza e d’
impadronirsi del potere.
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| Claude Monet, Mer agitée à Etretat, 1883, Musée des Beaux-Arts de Lyon |
Suave, mari magno turbantibus aequora ventis,
e terra magnum alterius spectare laborem;
non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,
sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est.
5Suave etiam belli certamina magna tueri
per campos instructa tua sine parte pericli.
Sed nil dulcius est, bene quam munita tenere
edita doctrina sapientum templa serena,
despicere unde queas alios passimque videre
10errare atque viam palantis quaerere vitae,
certare ingenio, contendere nobilitate,
noctes atque dies niti praestante labore
ad summas emergere opes rerumque potiri.
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Marcel Proust
Sodome et Gomorrhe
1921
E fu con una stupefazione non lontana dalla scortesia, impastata di curiosità indiscreta, di crufeltà di ripiegamento, al tempo stesso rassegnato e inquieto su se stessi (un misto, avrebbe detto Robert, di Suave mari magno e di memento quia pulvis) che tutti gli sguardi si fissarono su quel volto cui la malattia aveva così minuziosamente roso, corroso, le guance. (traduzione di Giovanni Raboni)
Et c'est avec une stupéfaction presque désobligeante, où il entrait de la curiosité indiscrète, de la cruauté, un retour à la fois quiet et soucieux sur soi-même (mélange à la fois de Suave mari magno et de memento quia pulvis, eût dit Robert) que tous les regards s'attachèrent à ce visage duquel la maladie avait si bien rongé les joues.

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